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198 risultati trovati con una ricerca vuota

  • La rotta degli schiavi - Museo Victor Schœlcher

    Il Museo Schœlcher di Pointe‑à‑Pitre, situato su Grande‑Terre al 24 rue Peynier, è uno dei diciotto siti ufficiali della Routedesclaves e rappresenta il primo museo della Guadalupa e dell’intera Francia d’oltremare. Fondato nel 1887 grazie al dono generoso di Victor Schœlcher, umanista, viaggiatore e fervente abolizionista, nacque dal gesto compiuto nel 1883 quando egli offrì al Consiglio Generale della Guadalupa una parte della sua vasta collezione personale con l’esplicito desiderio di fondare un luogo dedicato all’arte, alla memoria e alla libertà. Le opere giunsero sull’isola nel 1885 e furono collocate in un edificio neoclassico in calcare costruito appositamente, inaugurato il 21 luglio 1887 nel giorno dell’83º compleanno di Schœlcher. La collezione originaria comprendeva opere e oggetti che attraversavano le grandi epoche dell’arte occidentale, dall’Antichità al XIX secolo, arricchita da preziose porcellane della Manifattura di Sèvres e da stampe e calchi in gesso provenienti dal Louvre, richiesti personalmente da Schœlcher per offrire ai Guadeloupéens un panorama completo dei grandi stili artistici europei. Accanto a queste opere, il museo conserva una ricca raccolta di oggetti di arti e tradizioni popolari provenienti dai viaggi di Schœlcher in Messico, Egitto, Senegal, Cuba, Giamaica, Haiti, Porto Rico, Martinica e Guadalupa, testimonianza della sua curiosità intellettuale e del suo interesse per le culture del mondo. A partire dagli anni 1980‑1990, il museo ha ampliato le proprie collezioni con opere, documenti e oggetti legati alla storia della schiavitù e delle sue abolizioni, ricevendo anche depositi contemporanei dal Musée du quai Branly – Jacques Chirac, che hanno contribuito a definire un percorso espositivo coerente con l’identità del museo e con la sua missione civile. La storia del museo è inseparabile dalla vita di Victor Schœlcher, che durante la Rivoluzione del febbraio 1848 si trovava in Senegal per proseguire una lunga indagine sul sistema schiavista iniziata vent’anni prima; richiamato d’urgenza dal suo amico François Arago, ministro della Marina e delle Colonie, fu incaricato di costituire la commissione che portò al decreto del 27 aprile 1848, con cui la schiavitù venne definitivamente abolita nelle colonie francesi. Deputato della Martinica e della Guadalupa tra il 1848 e il 1850, esule in Inghilterra durante il Secondo Impero, senatore inamovibile dal 1875, Schœlcher dedicò la vita alla difesa della libertà, riassunta nella sua celebre frase: «La libertà di un uomo è una particella della libertà universale: non potete toccare l’una senza compromettere l’altra». Oggi il Museo Schœlcher, parte integrante della rotta memoriale dedicata alla storia della tratta e della schiavitù, offre un percorso di visita che unisce arte, storia e memoria: al piano terra si incontrano le opere occidentali, le porcellane di Sèvres e i calchi del Louvre, mentre al primo piano si sviluppa la sezione dedicata alle arti popolari e alla storia della schiavitù, con documenti, testimonianze e oggetti simbolici che permettono di comprendere la complessità delle società antillane e il lungo cammino verso l’abolizione. Visitare il museo significa immergersi in un luogo che racconta la libertà, la dignità umana e il valore universale della memoria, un luogo che continua a parlare al presente e che invita a proseguire l’esplorazione attraverso istituzioni complementari come il Memorial ACTe, per un itinerario completo nella storia culturale e civile della Guadalupa. Slave Route Grande-Terre | Enjoy Guadalupa

  • La rotta degli schiavi - Canale des Rotours

    Il Canal des Rotours, situato nel comune di Morne‑à‑l’Eau, è uno dei luoghi più significativi della Route de l’Esclave – Traces-Mémoires en Guadeloupe, un percorso memoriale dedicato alla storia della schiavitù e del lavoro forzato nelle Antille francesi. Questo imponente canale, lungo sei chilometri, rappresenta una delle opere idrauliche più ambiziose del XIX secolo e testimonia, ancora oggi, la durezza delle condizioni di vita e di lavoro delle popolazioni schiavizzate della Grande‑Terre. Tra il 1826 e il 1830, il canale fu scavato interamente a mano da una forza lavoro composta da 200 a 400 uomini, in gran parte schiavi e uomini liberi di colore. Il cantiere, aperto nel cuore dei marécages insalubri della mangrovia, fu estremamente pericoloso: le condizioni sanitarie erano disastrose, l’acqua stagnante favoriva malattie tropicali e l’esaurimento fisico era costante. Il lavoro si svolgeva sotto il letto dell’antico corso d’acqua noto come Ravine des Coudes, in un ambiente ostile che costò la vita a circa trenta schiavi. Il canale deve il suo nome a Jean‑Julien Angot, barone des Rotours, governatore della Guadalupa, che portò a termine un progetto già immaginato decenni prima. L’obiettivo era duplice: favorire lo sviluppo economico e disenclavare la regione. Collegando la pianura di Grippon al Grand Cul‑de‑Sac Marin, il canale permetteva di: drenare i vasti terreni paludosi, rendendoli coltivabili; trasportare il zucchero delle habitations e, dal 1869, dell’usine Blanchet, tramite grandi chalands; ampliare le superfici agricole, consentendo a numerose piantagioni di estendersi grazie alle nuove terre bonificate. La costruzione del canale contribuì anche allo spostamento del borgo di Morne‑à‑l’Eau, che dal litorale venne trasferito verso la pianura di Grippon, dove si trova ancora oggi. Nonostante l’abolizione della schiavitù nel 1848, il canale continuò a essere utilizzato per il trasporto della canna da zucchero fino al 1979, mantenendo per oltre un secolo e mezzo un ruolo centrale nell’economia agricola della Grande‑Terre. Oggi il Canal des Rotours è un luogo di memoria essenziale, che permette di comprendere la portata dell’exploitation coloniale e il contributo, spesso invisibile, delle popolazioni schiavizzate alla costruzione del paesaggio guadalupense. È spesso associato alla vicina Petit‑Canal, celebre per il Mercato degli schiavi e l’antica prigione, formando un itinerario storico di grande intensità emotiva e culturale. Inserito nel circuito ufficiale della Route de l’Esclave, il Canal des Rotours è un sito che invita alla riflessione, alla consapevolezza e al rispetto: un luogo dove la storia non è solo raccontata, ma ancora percepibile nella terra, nell’acqua e nel silenzio che accompagna il suo percorso. Slave Route Grande-Terre | Enjoy Guadalupa

  • La rotta degli schiavi - Abitazione Mahaudière

    Un’antica piantagione coloniale, oggi uno dei siti storici più importanti della Route des Esclaves in Guadalupa A nord della Grande-Terre, nel comune di Anse-Bertrand, si trova l’Habitation La Mahaudière, una delle piantagioni coloniali più significative delle Antille francesi. Fondata nel 1732, la proprietà apparteneva a Jean‑Baptiste Douillard Mahaudière e inizialmente era dedicata alla coltivazione del cotone, come molte abitazioni agricole dell’epoca. Dalla cotonnerie alla grande sucrerie Verso il 1770, la piantagione iniziò una profonda trasformazione: il cotone lasciò spazio alla produzione di zucchero, attività che richiedeva strutture più complesse come un grande mulino a vento e una sucrerie con un’imponente ciminiera in mattoni gialli. Nel 1828, dopo l’acquisizione di circa 145–465 ettari (le fonti riportano misure diverse), la manodopera venne ampliata fino a 147 schiavi, impiegati nella coltivazione della canna e nella produzione dello zucchero. Un luogo segnato da una storia drammatica La Mahaudière è anche teatro di uno dei processi più noti della storia coloniale della Guadalupa. Nel 1840, l’esclave Lucille accusò il suo proprietario Jean‑Baptiste Douillard Mahaudière di tortura e sequestro: la donna era stata rinchiusa per 22 mesi in un cachot senza luce, incatenata mani e piedi, dopo essere stata ingiustamente accusata di avvelenamento. Il caso attirò l’attenzione di Victor Schoelcher, che si recò personalmente sul posto. Nonostante la gravità dei fatti, il proprietario fu assolto, mentre Lucille venne venduta e successivamente trasferita a Basse-Terre. Archeologia e memoria: un sito chiave per capire la vita degli schiavi Tra il 2001 e il 2010, l’archeologo Kenneth Kelly e il suo team condussero numerose campagne di scavo, riportando alla luce case del villaggio degli schiavi, strutture del XVIII e XIX secolo e oggetti della vita quotidiana come vasellame locale, poterie, recipienti per la melassa. Le ricerche hanno mostrato che: – il villaggio degli schiavi del XIX secolo era organizzato secondo un piano regolare, segno del controllo sociale imposto dopo il reinsediamento della schiavitù nel 1802; – le case del XVIII secolo erano più semplici, mentre quelle del XIX vennero ricostruite in muratura, dopo il ripristino della schiavitù; – gli oggetti ritrovati testimoniano una economia interna viva, fatta di scambi, produzione locale e adattamento culturale, elementi fondamentali della nascita della cultura creola. Dalla sucrerie alla distilleria Dopo l’abolizione definitiva della schiavitù nel 1848, la produzione dello zucchero diminuì progressivamente. Alla fine del XIX secolo, La Mahaudière si trasformò in una grande distilleria a vapore, attiva fino agli anni ’50, quando cessò definitivamente la produzione. Un sito della Route de l’Esclave Oggi La Mahaudière è proprietà del Dipartimento della Guadalupa e fa parte del circuito memoriale La Route de l’Esclave – Traces‑Mémoires, che valorizza i luoghi simbolo della storia della schiavitù nelle Antille. Tra i resti ancora visibili troviamo: – il mulino a vento, – la ciminiera della sucrerie, – il pozzo, – i forni a carbone, – parte della casa padronale, – e le case degli schiavi, testimonianza diretta delle condizioni di vita della popolazione schiavizzata. Visitare La Mahaudière significa entrare in un luogo dove la storia coloniale, la resistenza, la memoria e la ricerca archeologica si intrecciano, restituendo voce a chi non l’ha mai avuta. Slave Route Grande-Terre | Enjoy Guadalupa

  • La rotta degli schiavi - Cimitero di Santa Margherita

    Le Moule. Il sito archeologico più documentato delle Antille. Un luogo di memoria che continua a parlare. Il cimitero di Ansa Sainte‑Marguerite, sulla costa di Le Moule, è uno dei più vasti cimiteri di schiavi mai portati alla luce nelle Americhe. Tutto ebbe inizio dopo i cicloni Luis e Marilyn del 1995 e 1996, quando il mare mise a nudo ossa umane sulla spiaggia, minacciata dall’erosione. Questa scoperta portò a una grande operazione archeologica tra il 1997 e il 2002. Gli archeo‑antropologi riportarono alla luce un vasto complesso funerario, sovrapposto a un antico sito amerindio. La presenza di corpi deposti supini in casse di legno, orientati secondo i riti cristiani, permise di attribuire il sito senza dubbio alla periodo coloniale. La sua estensione eccezionale — con centinaia di tombe stimate — rese possibile uno studio approfondito sulle pratiche funerarie, sulle condizioni di vita e sullo stato sanitario della popolazione schiavizzata. La posizione del cimitero, isolato su una spiaggia lontana da luoghi di culto, in una regione dominata dalla coltivazione della canna da zucchero, confermò l’ipotesi: si trattava di un cimitero di schiavi. Alla fine del XVIII secolo, nel nord di Grande‑Terre, quasi il 90% della popolazione era composta da persone ridotte in schiavitù. Due settori, due storie, un’unica memoria Le ricerche hanno messo in luce due aree distinte: Settore sud — tombe orientate in modo irregolare, con casse di legno utilizzate in meno della metà dei casi. Questa disorganizzazione suggerisce che, prima della prima abolizione del 1794, non tutti gli schiavi venivano battezzati, nonostante il Code Noir lo raccomandasse. Settore nord — sepolture ordinate, con la testa rivolta a ovest secondo il rito cristiano, e la presenza di oggetti religiosi come rosari. Origini africane, identità spezzate Le analisi antropologiche hanno rivelato caratteristiche morfologiche africane e pratiche culturali proibite nelle colonie, come le mutilazioni dentarie (denti anteriori limati a punta), tipiche di alcuni riti di passaggio dell’Africa occidentale. La loro presenza indica che molti individui erano nati in Africa e deportati in giovane età o durante l’adolescenza. Gli studi biologici hanno inoltre evidenziato segni di lavori estremamente pesanti, condizioni igieniche precarie e una forte incidenza di tubercolosi, testimonianza delle durissime condizioni di vita imposte alle persone schiavizzate. Un sito fondamentale per la memoria delle Antille Sebbene non sia stato completamente esplorato, il cimitero di Ansa Sainte‑Marguerite è oggi il sito più documentato sulla storia della schiavitù in tutte le Antille. Fa parte del percorso memoriale La Route de l’Esclave – Traces‑Mémoires, promosso dal Consiglio Generale della Guadalupa, che valorizza i luoghi simbolo della storia e della resistenza. Camminare su questa spiaggia significa attraversare un luogo dove la memoria affiora dal silenzio, fragile e potente, e ci invita a ricordare ciò che non deve essere dimenticato. Slave Route Grande-Terre | Enjoy Guadalupa

  • La rotta degli schiavi - Abitazione Néron

    Habitation Néron: tre secoli di storia, memoria e identità sulla Route de l’Esclave Nel cuore della sezione Lacroix, nel comune di Le Moule, sorge l’Habitation Néron, uno dei siti più emblematici della Route de l’Esclave – Traces-Mémoires en Guadeloupe. Un tempo territorio privilegiato dell’aristocrazia coloniale e area tra le più prospere del XVIII secolo, grazie alla presenza del più grande porto commerciale della Guadalupa, questo luogo racchiude quasi tre secoli di storia, intrecciando vicende familiari, economia della canna da zucchero, schiavitù, crisi agricole e rinascita culturale. La storia dell’habitation affonda le sue radici nel XVII secolo con François Néron (1644–1712), figura di rilievo della Compagnia delle Indie Occidentali, Capitano di Milizia e primo comandante della Grande‑Terre. Censito nel 1664 a Baillif e poi residente a Trois‑Rivières, François Néron rappresenta la prima generazione di una famiglia destinata a segnare profondamente la storia agricola della regione. Sarà però un suo discendente, Pierre Néron Beau‑Clair, a dare forma definitiva al dominio: nel 1740 acquista oltre cento ettari di terreno a Le Moule e vi costruisce una sucrerie autosufficiente, dotata di caldaie e strutture produttive dove lavorano circa cento schiavi. L’habitation diventa così un centro agricolo di grande importanza, gestito dalla famiglia Néron Beau‑Clair per oltre un secolo. La storia familiare è segnata anche da episodi drammatici, come quello di Anne‑Christine Néron (1695–1765), che a cinquant’anni vive una tragica storia d’amore con il cavaliere Charles Victor d’Amon, ufficiale del Reggimento Royal Roussillon. L’uomo dilapida la sua fortuna nel gioco e nelle feste, fugge in Francia e viene condannato ai remi in contumacia, lasciando Anne‑Christine profondamente amareggiata e costretta a tornare nella sua famiglia. Nel corso dell’Ottocento, l’Habitation Néron attraversa una fase di intensa attività e trasformazione. Un censimento del 1852 registra 72 persone sul sito, di cui 50 lavoratori, mentre nel 1861 la proprietà raggiunge i 160 ettari e produce circa 50 tonnellate di zucchero, ricorrendo anche a manodopera proveniente dall’India dopo l’abolizione della schiavitù. Tuttavia, il XIX secolo è segnato da instabilità economica: il terremoto del 1843 danneggia gravemente mulini e strutture, la crisi dello zucchero e la concorrenza del sucre de betterave europeo mettono in difficoltà le sucreries tradizionali, e la proprietà cambia più volte proprietario tra il 1859 e il 1912. La svolta arriva nel 1912, quando Antonin Louis Laprime trasforma la sucrerie in una distilleria, dando vita al celebre rhum Néron, presto considerato uno dei migliori dell’isola. Nel 1933, la famiglia Fabre vende la proprietà a Roger Beuzelin, che modernizza gli impianti e rilancia la produzione. Sulla tenuta vive anche un sacerdote, e viene costruita una cappella lungo un viale di alberi secolari, restaurata poi nel 1993. La distilleria raggiunge il suo apice nel 1959, producendo 693 ettolitri di alcol, ma chiude definitivamente nel 1965, travolta dalla concentrazione industriale e dalla crisi della canna da zucchero nelle Antille. I Beuzelin restano proprietari fino al 1991, quando il sito viene acquisito dal Consiglio Dipartimentale e dal comune di Le Moule. Oggi l’Habitation Néron è un luogo sospeso tra passato e presente, dove la natura avvolge le antiche strutture senza cancellarne l’identità. Dietro l’edificio principale in legno, con il tetto in lamiera e un abbaino, si trovano i due grandi bacini che un tempo alimentavano l’habitation e la distilleria. Nell’ex hangar restano alcune macchine, la bilancia esterna per pesare la canna e il maestoso mulino a vento in pietra costruito agli inizi del XX secolo. La cappella, edificata negli anni ’40, conserva ancora un dipinto del 1944 del Padre Tricot, realizzato sotto la targa “Place du Maréchal Pétain”. Inserita nel circuito ufficiale della Route de l’Esclave, l’Habitation Néron è oggi un luogo fondamentale per comprendere la storia della schiavitù in Grande‑Terre, l’evoluzione dell’economia della canna da zucchero, la trasformazione del paesaggio agricolo e la memoria collettiva della Guadalupa. Visitare questo sito significa immergersi in un paesaggio storico di grande suggestione, dove ogni pietra racconta un frammento di un passato complesso e necessario da ricordare. Slave Route Grande-Terre | Enjoy Guadalupa

  • La rotta degli schiavi - Fort Fleur d’Épée: il terzo cuore della memoria

    C’è un luogo, a Le Gosier, dove la storia non si limita a essere raccontata: respira ancora tra le pietre, tra i bastioni che guardano il mare e tra i silenzi che custodiscono ciò che non deve essere dimenticato. È il Fort Fleur d’Épée, terzo sito della Route de l’Esclavage di Grande‑Terre, un monumento che unisce memoria, architettura militare e un paesaggio capace di togliere il fiato. Inserito tra i monumenti storici d’interesse, il forte domina le alture di Bas‑du‑Fort come un antico guardiano. Edificato durante la Guerra dei Sette Anni (1756–1763), fu iniziato dagli inglesi e completato dai francesi dopo il Trattato di Parigi. Le sue mura hanno assistito a scontri, assedi, cambi di potere: francesi e inglesi si sono affrontati proprio qui, lasciando un’eredità fatta di cicatrici e racconti. All’ingresso, tre cannoni accolgono il visitatore come sentinelle immobili del passato. I bastioni, lunghi 150 metri e larghi 45, si aprono verso una vista spettacolare sulla Grande Baie, sul litorale di Le Gosier e sulla riserva del Petit Cul‑de‑Sac Marin. È un panorama che non si osserva soltanto: si attraversa con lo sguardo e con il cuore. Il piazzale del forte, ombreggiato da alberi maestosi, è oggi un luogo dove la memoria incontra la bellezza. Qui si cammina lentamente, lasciandosi avvolgere da un’atmosfera sospesa, perfetta per passeggiate romantiche, riflessioni intime e fotografie che raccontano più delle parole. Oggi il Fort Fleur d’Épée è anche un centro culturale vivo, capace di ospitare mostre e iniziative come l’esposizione d’arte contemporanea del Consiglio Generale della Guadalupa. Un luogo dove il passato dialoga con il presente, dove la storia dell’isola continua a essere narrata attraverso l’arte, la memoria e la luce del mare. Visitare il Fort Fleur d’Épée significa entrare in contatto con una parte profonda dell’identità guadalupense: un invito a ricordare, comprendere e camminare con maggiore consapevolezza lungo la Route de l’Esclavage. Slave Route Grande-Terre | Enjoy Guadalupa

  • La Rotta degli schiavi - La scalinata e la prigione degli schiavi

    Petit-Canal è un luogo che non si visita: si attraversa. È tra i siti più importanti della Route des Esclaves di Grande-Terre, e Stefano di Enjoy Guadalupa ti invita a viverlo come un battito profondo della memoria. Nel cuore della cittadina si apre la Scalinata degli Schiavi, Les Marches des Esclaves, 54 gradini in pietra che salgono davanti alla chiesa Saint‑Philippe‑et‑Saint‑Jacques. Ricostruita dopo il 1848, anno dell’abolizione della schiavitù, porta incisi i nomi delle tribù africane deportate in Guadalupa: Yoruba, Congo, Ibo, Wolof, Fula, Bamileke. Ogni nome è un popolo, una storia, una ferita. La tradizione racconta che gli schiavi, appena sbarcati sull’adiacente molo, salivano questi gradini per essere venduti al mercato e poi condotti nelle piantagioni di zucchero. Oggi, percorrerla significa camminare dentro un dolore che non appartiene al passato, ma continua a vibrare nel presente. In cima, il sito si apre sul Monumento alla Fiamma Eterna dello Schiavo Ignoto e ai piedi della scalinata si erge il busto di Louis Delgrès, eroe della lotta contro la schiavitù nei primi anni dell’Ottocento, e lo Spazio Memoriale di recente realizzazione. Inaugurato nel maggio 2022 si caratterizza per la presenza di diversi pannelli sui quali si elencano i nomi delle ultime persone liberate dalla schiavitù a Petit-Canal nel 1848, anno in cui la schiavitù fu abolita in Guadalupa. In totale sono elencati 5.451 cognomi: qui il vento sembra portare ancora l’eco della libertà conquistata. Poco distante, raggiungibile tramite una stradina immersa nella vegetazione, Petit-Canal custodisce un altro luogo potente: la Prigione degli Schiavi, oggi ridotta a rovine. Tra le sue mura, la natura ha scritto la sua rivincita. Enormi alberi di fico hanno affondato le radici nella pietra, stringendola fino a spezzarla. Il più impressionante è il leggendario “fico maledetto”: secondo la tradizione, gli schiavi avrebbero piantato semi di fico durante la costruzione della prigione affinché, col tempo, l’edificio venisse distrutto dalla forza della natura. E così è stato. Le radici hanno avvolto le mura come un abbraccio liberatore, simbolo della fine di secoli di schiavitù. Camminare tra queste rovine, avvolti dalla vegetazione rigogliosa, è un’esperienza che scuote e commuove. La storia non è più un racconto: è un respiro che ti passa accanto. Se stai programmando un viaggio in Guadalupa, non fermarti alla superficie: vieni a Petit-Canal, ascolta ciò che questi luoghi hanno ancora da dire. Sono pagine vive della storia dell’umanità, e meritano di essere viste, comprese, rispettate. Slave Route Grande-Terre | Enjoy Guadalupa

  • La Rotta degli schiavi - Memorial ACTe

    Da oggi inizia un percorso che non è solo geografico, ma emotivo, profondo, necessario. Un viaggio che, settimana dopo settimana, racconterà i 18 siti ufficiali della "Route des Esclaves", riconosciuti dall’UNESCO nel progetto Slave Route. Un viaggio che parte da Grande‑Terre, dove la memoria è ancora viva, scolpita nella pietra, nella terra, nei luoghi che hanno segnato la storia dell’arcipelago. Il primo passo non può che condurre nel cuore simbolico della memoria guadalupense: il Memorial ACTe di Pointe‑à‑Pitre. Il Memorial ACTe è una struttura che colpisce già da lontano: moderna, luminosa, quasi sospesa sul mare, sorge accanto all’antico zuccherificio Darboussier, uno dei più importanti della città. Inaugurato nel 2015, è stato creato per preservare la memoria di coloro che hanno vissuto gli anni più bui della schiavitù, trasformando un luogo di lavoro forzato in un faro di consapevolezza e dignità. Visitare il Memorial ACTe significa intraprendere un viaggio immersivo che unisce tecnologia e storia: giochi di luce, video commemorativi, testimonianze, materiali originali, traduzioni simultanee. Il percorso guidato di oltre un’ora ripercorre la storia della Guadalupa dalla scoperta di Colombo fino all’abolizione della schiavitù, passando per le atrocità della tratta atlantica e la resistenza delle comunità afro‑discendenti. È un’esperienza che scuote, che commuove, che invita a guardare la storia negli occhi. Oltre alla mostra permanente, il Memorial ACTe ospita sale espositive, una biblioteca, laboratori didattici e una sala polivalente da trecento posti per spettacoli, proiezioni, seminari ed eventi culturali. All’esterno, il parco paesaggistico del Morne de la Mémoire offre uno spazio simbolico di riflessione, dove il silenzio diventa parte integrante del racconto. Da qui parte il viaggio di Stefano di Enjoy Guadalupa: dal luogo che custodisce la memoria più profonda dell’isola, per raccontare — settimana dopo settimana — tutti i siti della rotta degli schiavi, un mosaico di storia, identità e resilienza che attraversa l’intero arcipelago. Slave Route Grande-Terre | Enjoy Guadalupa

  • 27/05/1848: in Guadalupa, si celebra l’abolizione della schiavitù

    27/05/1848: oggi, in Guadalupa, si celebra l’abolizione della schiavitù e, per commemorare questa importante data, Stefano di Enjoy Guadalupa dedica un articolo a “La Route de l’esclave – Traces‑Mémoires”. Il Consiglio Generale della Guadalupa, con l’obiettivo di mantenere vivo il ricordo di un passato segnato dalle deportazioni e dalla schiavitù, e al tempo stesso promuovere politiche di valorizzazione del patrimonio storico dell’intero arcipelago caraibico, ha elaborato nel 1994 un progetto intitolato “La Route de l’esclave – Traces‑Mémoires en Guadeloupe”, un percorso memoriale che permette una comprensione più completa del passato dell’isola. Nel 1995, il progetto “La Route de l’esclave” ha ottenuto il riconoscimento dell’UNESCO, che lo ha integrato in un programma più ampio di valorizzazione storica con lo stesso nome, destinato a promuovere un turismo culturale volto all’identificazione, alla riabilitazione, al restauro e alla valorizzazione dei siti e dei luoghi della memoria. Il progetto promosso dal Consiglio Generale della Guadalupa comprende 18 siti distribuiti sulle isole di Basse‑Terre, Grande‑Terre, Marie‑Galante e Terre‑de‑Bas alle Saintes. Tutti fanno parte di un itinerario che permette di scoprire un patrimonio ricco e variegato, talvolta unico, talvolta poco conosciuto, ma senza dubbio da preservare, valorizzare e far conoscere. Siti a Basse‑Terre Plantation Beausoleil (Montéran, Saint‑Claude); Fort Louis Delgrès (città di Basse‑Terre); plantation Vanibel (Vieux‑Habitants); plantation La Grivelière (Vieux‑Habitants); Anse‑à‑la‑Barque (Vieux‑Habitants); prigione degli schiavi di Belmont (Trois‑Rivières). Siti a Grande‑Terre Museo Victor Schœlcher (Pointe‑à‑Pitre); Memorial ACTe (Pointe‑à‑Pitre); Fort Fleur d’Épée (Le Gosier); scalinata e prigione degli schiavi (Petit‑Canal); canale des Rotours (Morne‑à‑l’Eau); plantation Mahaudière (Anse‑Bertrand); cimitero degli schiavi (Sainte‑Marguerite, Le Moule); Habitation Néron (Le Moule). Siti a Marie‑Galante Habitations Murat e Roussel‑Trianon, Pound Punch (Grand‑Bourg); plantation Les Galets (Capesterre). Siti alle Saintes Habitation Fidelin (Terre‑de‑Bas). Slave Route | Enjoy Guadalupa

  • Scoprite la Guadalupa

    Un arcipelago che ti cambia il respiro Ogni volta che torno in Guadalupa, riscopro un arcipelago che non smette mai di sorprendermi: spiagge che sembrano dipinte, sentieri che profumano di foresta, villaggi che custodiscono storie creole antiche e vive. Un luogo che non si visita soltanto: si vive, si ascolta, si respira. Da mesi sto raccontando tutto questo attraverso i miei approfondimenti, i video, i podcast, i diari di viaggio e la mia guida in tour pour la Guadeloupe. E oggi voglio dirvi una cosa semplice: la vostra prossima vacanza può iniziare proprio da qui. Sul blog trovate tre itinerari completi, pensati per farvi scoprire l’arcipelago in modo autentico, emozionante e davvero vostro: Itinerario da 10 giorni – perfetto per chi vuole un assaggio intenso e ben organizzato. Itinerario da 13 giorni – per chi desidera un ritmo equilibrato tra mare, natura e cultura. Itinerario da 16 giorni – il viaggio più completo, per entrare davvero nel cuore delle isole. Qualunque sia il vostro tempo, il vostro stile o il vostro sogno, c’è un percorso che vi aspetta. Io l’ho vissuto, l’ho scritto, l’ho filmato… e ora è lì, pronto per voi. Lasciatevi ispirare. Programmate. Sognate. E poi… partite. L’arcipelago della Guadalupa vi accoglierà con la sua luce, la sua gente e la sua magia. Iscrivetevi al blog enjoy guadalupa per essere sempre informati www.enjoyguadalupa.com

  • Scoprite la Guadalupa in 16 giorni

    Viaggio di 16 giorni in Guadalupa – L’esperienza totale firmata Stefano di Enjoy Guadalupa Dopo il successo del percorso di 10 giorni e l’intensità del viaggio di 13 giorni, nasce l’itinerario più completo: 16 giorni di esplorazione, emozioni e scoperte, ideati da Stefano di Enjoy Guadalupa per chi desidera vivere l’arcipelago in tutta la sua profondità. Grande novità: questo viaggio include anche una notte in più sull’isola di Marie‑Galante, per assaporarne davvero l’anima, la luce, la lentezza e le tradizioni. Un itinerario che non aggiunge soltanto tappe: aggiunge vita, storie, orizzonti. Cosa rende unico l’itinerario di 16 giorni? Oltre alle esperienze già vissute nei primi 13 giorni (da consultare sul precedente post), questo percorso offre tre nuove scoperte, tre giornate che ampliano lo sguardo e avvicinano ancora di più all’essenza profonda dell’arcipelago. 5° giorno – Grande‑Terre selvaggia e spettacolare Spiagge La Caravelle e du Bourg; Distilleria Damoiseau; Museo Dipartimentale Edgar Clerc. Un trittico di luoghi che raccontano natura, storia e tradizioni creole. 7° giorno – Petite Terre e Terre‑de‑Bas Un’escursione che sembra un sogno sull'isola "della fine del mondo": Petite Terre, riserva naturale di tartarughe, iguane e acque turchesi, interdetta al pubblico; Terre‑de‑Bas, l’isola silenziosa e autentica dove il tempo rallenta, aperta alle escursioni guidate. Un’esperienza che riconnette con la natura più pura. 14° giorno – Marie‑Galante autentica Un’immersione totale nella tradizione: Mulino Bézard, simbolo della storia rurale; Distilleria Bellevue, dove il rum agricolo profuma di vento e canna da zucchero; Le spiagge di Vieux‑Fort, intime e luminose; L’Abitazione Roussel Trianon, memoria viva dell’isola. Una giornata che racconta l’anima più profonda di Marie‑Galante. Perché scegliere il viaggio di 16 giorni? Perché è l’itinerario che abbraccia tutta la Guadalupa: Grande‑Terre, Basse‑Terre, Les Saintes, Marie‑Galante, Petite Terre, Terre‑de‑Bas. Perché unisce mare, vulcani, storia, cultura, archeologia, tradizioni e natura incontaminata. Perché non è un viaggio che si limita a mostrare: ti accompagna nel cuore dell’arcipelago, passo dopo passo. È il percorso più completo, più ricco, più emozionante mai proposto da Stefano di Enjoy Guadalupa. Se sognate un viaggio che unisca mare, storia, natura, cultura e autenticità, la Guadalupa vi aspetta. Per scoprire tutti i dettagli storici, naturali e culturali dei luoghi visitati, vi invito a consultare la mia guida completa “En tournée pour la Guadeloupe”: un compagno indispensabile per comprendere, sentire ed esplorare l’arcipelago con uno sguardo più profondo. En tournée pour la Guadeloupe - Stefano Mappa - EBS Print - Libro Etabeta

  • Scoprite la Guadalupa in 13 giorni

    Ci sono viaggi che ti portano lontano, e altri che ti riportano a te stesso. Il viaggio di 13 giorni in Guadalupa, ideato da Stefano di Enjoy Guadalupa, appartiene alla seconda categoria: un percorso che nasce dall’itinerario di 10 giorni già ricco di emozioni, ma che qui si espande, si approfondisce, si arricchisce di nuove scoperte, nuovi paesaggi, nuove storie da vivere sulla pelle. Questo itinerario è pensato per chi non vuole solo visitare la Guadalupa, ma sentirla, attraversarla con lentezza, lasciarsi sorprendere da ciò che non si trova nelle guide. E proprio per questo, oltre ai luoghi iconici già presenti nel viaggio di 10 giorni, questo percorso regala tre giornate aggiuntive che aprono porte su un arcipelago ancora più autentico. Nuove scoperte del viaggio di 13 giorni 9° giorno – Basse‑Terre: tra mare, storia e archeologia Il viaggio si spinge nella parte più selvaggia e profonda dell’isola. La Riserva Jacques Cousteau ti accoglie con acque trasparenti, giardini di corallo e un mondo sottomarino che sembra respirare. Poi, la magia continua al Parco archeologico delle Roches Gravées, dove incisioni millenarie raccontano la presenza dei primi popoli caraibici. Un giorno che unisce natura, memoria e meraviglia. 10° giorno – Marie‑Galante: l’isola che profuma di vento e tradizione Marie‑Galante non si visita: si vive. Qui scoprirai l’anima agricola e poetica dell’isola attraverso l’Ecomuseo Murat, testimonianza preziosa della storia coloniale e della produzione della canna da zucchero. Poi la luce si apre sulla spiaggia di Feuillère, una distesa di sabbia bianca che sembra uscita da un sogno. E infine, l’imponente Gueule Grand Gouffre, una finestra naturale sull’oceano che toglie il fiato. Un giorno che resta nel cuore. 11° giorno – Basse‑Terre: tra fuoco e rum Il viaggio raggiunge il suo apice emotivo. La salita al vulcano La Soufrière è un’esperienza che non si dimentica: vapori, rocce, silenzi, panorami che sembrano appartenere a un altro pianeta. E dopo la montagna, la tradizione: la Distilleria Bologne, una delle più antiche e prestigiose dell’isola, dove il rum agricolo diventa storia liquida. 13 giorni (due alberghi St. Anne o Gosier – Deshaies) 1° giorno: Grande-Terre - Roma-Point-à-Pitre e sistemazione albergo (Gosier o St. Anne) 2° giorno: Grande-Terre - Isolotto Gosier - Pointe-des-Châteaux – Mercatini St. Anne 3° giorno: Dèsirade – Pointe Doublè - Spiaggia du Souflleur – Pointe Colibrì – Spiaggia Fan Fan - à Fifi 4° giorno: Grande-Terre - Cimitero monumentale e scalinata e prigione degli schiavi – Spiaggia du Souffleur 5° giorno: Grande-Terre Spiaggia la Caravelle o du Bourg 6° giorno: Basse-Terre - Cascata dei gamberi – Giardino botanico Deshaies – Spiaggia Grande Anse 7° giorno: Basse-Terre - Cascata du Carbet – Forte Louis Dèlgres 8° giorno: Les Saintes – Forte Napoleon – Spiaggia Pain de Sucre 9° giorno: Basse-Terre - Riserva J. Costeau - Parco archeologico R. Gravées 10° giorno: Marie-Galante – Ecomuseo Murat – Spiaggia Feuillère - Gueule Grand Gouffre 11° giorno: Basse-Terre - Vulcano Soufrière – Distilleria Bologne 12° giorno: Grande-Terre - Museo Acte – Tour Point-à-Pitre - Aeroporto 13° giorno: Italia Perché scegliere il viaggio di 13 giorni Perché è un itinerario che non aggiunge solo tappe, ma aggiunge profondità. Perché permette di vivere la Guadalupa in tutta la sua varietà: mare, vulcani, storia, cultura, archeologia, tradizioni, isole diverse e complementari. Perché è un viaggio che non si limita a mostrare: racconta, emoziona, trasforma. En tournée pour la Guadeloupe - Stefano Mappa - EBS Print - Libro Etabeta

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Il piacere di raccontare le bellezze di un arcipelago caraibico dalle mille sfaccettature dove spiagge magnifiche, una natura lussureggiante, paesaggi mozzafiato e una storia millenaria, fanno della Guadalupa un paradiso tropicale da scoprire e vivere armonicamente a stretto contatto con la verve di un popolo dalle chiare origini creole.

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