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Diario di viaggio 2026. 8 febbraio

  • Immagine del redattore: Stefano
    Stefano
  • 20 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Guadalupa, tra acque e memorie: il mosaico di emozioni dell’8 febbraio

Diciotto giorni sono già trascorsi, eppure sembrano un battito di ciglia. Diciotto giorni di meraviglie intrecciate tra spiagge dorate e selvagge, siti storici che raccontano memorie di resistenza, tradizioni culinarie che hanno acceso i sensi, paesaggi mozzafiato e una natura esplosiva che qui, sull’isola di Basse-Terre, trova la sua massima espressione. Ogni giornata è stata un mosaico di emozioni, un tassello che si incastra nell’altro, costruendo un viaggio che non è solo scoperta ma anche trasformazione.

La giornata dell’8 febbraio si è aperta sotto il segno della natura: un itinerario dedicato alle meraviglie di Gourbeyre e, successivamente, alle memorie storiche di St. Claude. Due comuni che, tra foreste pluviali, acque termali e tracce coloniali, raccontano la doppia anima della Guadalupa: selvaggia e vibrante, ma anche storica e resiliente.

Alle 7.15 ero già in auto, diretto alla celebre Bains des Amours. La scelta di partire presto nasceva dal desiderio di evitare l’affollamento e concedermi un inizio di giornata da favola, immerso in questa vasca naturale a forma di cuore, incastonata nella foresta pluviale. L’acqua calda, oltre i 30 gradi, avvolgeva i muscoli e liberava la mente, mentre il canto degli uccelli e il fruscio delle foglie creavano un abbraccio magico. Seduto lungo le pareti, ho percepito un equilibrio perfetto tra corpo e natura, un risveglio che resterà impresso come simbolo di pace e gratitudine. Accanto alla vasca si trova l’area dei Bagni Dolé, con altri due punti termali: un piccolo bacino alimentato da una cascata e il bacino naturale Dolé, oggi chiuso per scarsità d’acqua. Diversi per forma e atmosfera, raccontano la stessa storia: quella di un territorio che vive in simbiosi con il vulcano Soufrière, capace di trasformare la forza della terra in benessere e gratitudine.

Lasciati i Bagni Dolé, ho proseguito lungo strade che si insinuano nel cuore della foresta pluviale per raggiungere il Bassin Bleu. Ogni curva era un invito a rallentare e respirare l’umidità intensa e i profumi vegetali. Situata a 620 metri di altitudine, la cascata si raggiunge in circa venti minuti di cammino, tra fruscii di foglie, canti di uccelli e il ritmo dei passi sul terreno umido. Dopo aver costeggiato il fiume Galion, quasi d’incanto mi è apparso il Bassin Bleu: una conca scolpita nella roccia vulcanica, dove le acque si raccolgono in un blu turchese intenso, quasi irreale. La luce filtrata tra le fronde accendeva questa gemma naturale. Non ho esitato: mi sono immerso, lasciando che l’acqua fresca mi avvolgesse, provando la libertà di un bagno in totale armonia con la natura.

Dal calore avvolgente delle acque di Dolé al brivido rigenerante del Bassin Bleu, due temperature opposte ma unite dallo stesso fascino. E come se non bastasse, una corda sulla parete vulcanica mi ha condotto a una piscina nascosta, un bacino segreto che ha amplificato la sorpresa e l’incredulità. Il Bassin Bleu non è solo un sito da visitare, ma un’esperienza sensoriale completa, un frammento di paradiso che rimane inciso nella memoria.

Appagato dalle prime esperienze della giornata, ho lasciato il Bassin Bleu e mi sono diretto a Gourbeyre. Fondata nel 1837 come Dos-d’Ane e ribattezzata nel 1846 in onore dell’ammiraglio Gourbeyre, la cittadina ha radici profonde nella storia coloniale. L’abitazione Bisdary fu una delle più fiorenti piantagioni di zucchero, ma incendi e uragani ne segnarono il destino. Dopo l’abolizione della schiavitù, l’agricoltura si trasformò: dal calo della canna da zucchero si passò a caffè, cacao e banane, rendendo Gourbeyre un centro produttivo di rilievo. Parallelamente, le fonti termali di Dolé favorirono il turismo, intrecciando natura e benessere. Girovagando per il centro, tra municipio e busto dell’ammiraglio, ho cercato i siti in programma, ma la Cappella di Saint-Jean Bosco e il monastero carmelitano erano chiusi. Ho visitato invece la suggestiva poudrière du Houëlmont, polveriera del XIX secolo immersa nel verde.

Con la mente ancora colma delle immagini del Bassin Bleu e delle acque di Dolé, ho tracciato la rotta verso St. Claude. Le prime tappe previste erano la Casa Ducharmoy, l’abitazione Joséphine e l’antica Mont-Carmel, edifici che avrebbero dovuto raccontare la vita coloniale e agricola dell’isola. Purtroppo, tutti i siti si sono rivelati inaccessibili, essendo oggi proprietà private. La frustrazione è stata forte, ma il viaggio è fatto anche di imprevisti, e proprio da questi nascono le avventure più autentiche.

Scorrendo tra i siti di riserva, ho scoperto la vicina cascata Matouba, un luogo protetto e selvaggio che sembrava attendermi come nuova sfida. Il sentiero, posto a circa quattrocento metri dall’ex abitazione Joséphine, si annunciava tortuoso, fangoso e sassoso: esattamente ciò che cercavo per trasformare la delusione in adrenalina. Con lo sguardo rivolto al Soufrière, la “Vecchia Dama” che domina i Caraibi, ho intrapreso il cammino con la certezza che la sfida avrebbe regalato emozioni indimenticabili.

Le indicazioni parlavano di un’escursione facile, ma presto ho capito che la natura aveva in serbo una prova più impegnativa. Dopo una breve piantagione di banane, mi sono infilato in un sentiero stretto, coperto di radici umide e fango. Ogni passo era una sfida: la discesa metteva a dura prova i quadricipiti, costretti a frenare scivolate e saltare ostacoli. Rispetto al Bassin Bleu, Matouba era più dura e selvaggia, ma anche più elettrizzante. Non mi sono fermato neppure davanti a un dislivello di oltre due metri, scivolando con il sedere sul terreno fangoso.

Uscito dal bosco, ho raggiunto il corso roccioso del fiume Sainte Louis. Sagome di persone in lontananza segnalavano che la meta era vicina. Saltellando tra i sassi, scavalcando massi e camminando su un tronco caduto, ho raggiunto finalmente la cascata Matouba: maestosa, divisa in due getti da una roccia centrale, incastonata in una cavità di oltre dieci metri. Ai suoi piedi, un bacino di un azzurro intenso mi ha lasciato senza fiato. La cascata più bella incontrata finora, capace di trasformare la fatica in pura esaltazione.

La stanchezza accumulata mi ha spinto a cercare qualcosa di rigenerante: un bagno caldo ai Bains Jaunes, a 950 metri di altitudine, ai piedi del Soufrière. Dopo venti minuti di salita tortuosa ho raggiunto questa “spa naturale”. L’acqua calda, tra i 30 e i 31 gradi, mi ha accolto in un silenzio avvolgente: trenta minuti di pace assoluta.

La giornata dell’8 febbraio è stata un mosaico di emozioni: dal calore di Dolé alla freschezza del Bassin Bleu, dalla storia di Gourbeyre alla sfida di Matouba, fino al bagno rigenerante dei Bains Jaunes. Un equilibrio perfetto tra fatica e gratitudine. Domani, nuove meraviglie mi attendono a Capesterre-Belle-Eau e Petit-Bourg, con il giardino botanico di Valombreuse.

Bagno dell'amore (Gourberye)
Bagno dell'amore (Gourberye)

 
 
 

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Il piacere di raccontare le bellezze di un arcipelago caraibico dalle mille sfaccettature dove spiagge magnifiche, una natura lussureggiante, paesaggi mozzafiato e una storia millenaria, fanno della Guadalupa un paradiso tropicale da scoprire e vivere armonicamente a stretto contatto con la verve di un popolo dalle chiare origini creole.

Stefano di Enjoy Guadalupa

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