Diario di viaggio 2026. 6 febbraio
- Stefano

- 24 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min
Buongiorno amici! Come ogni sera, eccomi a riaprire una nuova pagina del mio diario di viaggio in Guadalupa. Da oggi la mia dimora per sei notti sarà Basse-Terre, capitale amministrativa dell’arcipelago, ai piedi della “Grande Signora”, il maestoso vulcano attivo Soufrière. Una città che già conosco e che custodisce tesori come il forte Louis Delgrès, la Cattedrale di Nostra Signora del Carmelo, il palazzo del Consiglio Generale, il museo dedicato a Gerty Archimède e il giardino botanico. Sarà la mia base prima del trasferimento a Les Saintes, punto di partenza per scoprire la costa sud ed est di questa splendida isola verde.
La prima tappa mi ha condotto a Vieux-Habitants, il più antico comune della Guadalupa. In programma c’erano le Roches Gravées “Plessis”, le spiagge di Rocroy e Simaho, la chiesa di San Giuseppe, l’Abitazione Grivelière e la cascata Paradis. Una giornata intensa che ha intrecciato storia, natura e tradizioni, ma con qualche imprevisto.
Alle Roches Gravées “Plessis” l’avventura ha preso subito forma. Dopo un sentierino e una discesa nel bosco tra radici e sassi, ho raggiunto un gazebo con cartelli informativi, dove una scolaresca studiava il sito. Ho fotografato la mappa e, con l’adrenalina che cresceva, ho iniziato a saltare da roccia a roccia lungo il fiume. Mettendo a frutto le mie capacità topografiche e con gli occhi ben aperti, ho esplorato per circa un’ora. Sudore, graffi e persino una scivolata nell’acqua non hanno fermato la mia “tigna”: finalmente ho individuato le quattro pietre incise. Vederle davanti a me, dopo tanta fatica, è stata una soddisfazione immensa, una vittoria personale che resterà impressa come una delle esperienze più avventurose di questo viaggio. Proseguendo lungo il fiume ho raggiunto la cascata Kalinago, gemma nascosta nel cuore della foresta tropicale. Poco conosciuta e lontana dai sentieri battuti, conserva un’aura ancestrale: il fragore dell’acqua, la frescura e il verde intenso creano un angolo di pace quasi sacro.
Lasciate le Roches Gravées, mi sono diretto verso il centro di Vieux-Habitants per scoprire le spiagge di Rocroy e Simaho. Non mi hanno entusiasmato, soprattutto se paragonate alle sabbie bianche di Grande-Terre o dorate di Sainte-Rose e Deshaies. Rocroy si è rivelata spartana e poco attrezzata, mentre Simaho, nel cuore della città, pur con sabbia scura e mare non eccezionale, era ben organizzata e animata da ristoranti di cucina creola, oggi frequentatissimi. Anche le tappe meno sorprendenti completano il mosaico del viaggio, permettendo di conoscere l’isola nelle sue sfumature.
Il bello è arrivato con la visita alla chiesa di San Giuseppe, la più antica della Guadalupa. Fondata nel XVII secolo dai domenicani Breton e Du Tertre, fu ricostruita in pietra dai Cappuccini nel 1703 dopo l’incendio appiccato dagli Inglesi. Il portico, scolpito nella roccia vulcanica, è classificato monumento storico dal 1975. All’interno, una cappella commemorativa e preziosi oggetti liturgici dorati del XVIII secolo raccontano la fede e la resilienza di questa comunità. Seduto tra le sue mura, ho percepito la stratificazione di secoli di storia: la chiesa non è solo un edificio, ma un testimone silenzioso che continua a raccontare l’anima di Vieux-Habitants.
Soddisfatto, mi attendeva il Museo del Caffè, ospitato in una Bonifierie del XIX secolo e trasformato in museo nel 1998. Appena entrato, il profumo dei chicchi tostati mi ha avvolto, accompagnandomi in un viaggio nella storia del caffè nei Caraibi dal 1721 a oggi. La visita è resa speciale dalla Maison Chaulet, azienda familiare che dal 1860 produce la celebre miscela Grigne au vent. Oltre alle piantagioni, il museo conserva macinacaffè, caffettiere e strumenti d’epoca. E come sorpresa finale, la cioccolateria Les Suprêmes, dove il cacao locale incontra la maestria svizzera, regalando una cioccolata pura e raffinata. Questa esperienza si è intrecciata con quanto vissuto nei giorni scorsi a Pointe-Noire, tra la Maison du Cacao e la Gwadadina, confermando la radicata tradizione agricola dell’isola: una terra generosa che offre prodotti di eccellenza, capaci di emozionare.
Pienamente soddisfatto, ho proseguito lungo una strada dalle altimetrie nervose fino all’Abitazione Grivelière, ma l’emozione si è trasformata in delusione: il sito era chiuso, ancora in ristrutturazione, come nel 2023. Eppure, anche davanti ai cancelli serrati, ho riflettuto sul valore di questa tenuta, fondata nel XVII secolo e destinata nel 1843 alla produzione di caffè e cacao. Monumento storico dal 1987, custodisce casa padronale, mulini e laboratorio, testimonianza viva di un passato che ha reso la Guadalupa crocevia di sapori e tradizioni. A pochi chilometri, l’Abitazione Vanibel, visitata nel 2022, racconta un’altra storia: un tempo Moulin à l’Eau, devastata dai cicloni e poi restaurata, abbandonò la canna da zucchero per dedicarsi al caffè. Grazie al terreno vulcanico e alla posizione privilegiata, produce da secoli uno dei caffè più rinomati al mondo. Così, tra Grivelière e Vanibel, si compone un mosaico che celebra la cultura del caffè in Guadalupa.
Dopo la delusione della Grivelière, tutte le mie energie si sono concentrate su un nuovo obiettivo: l’antica fabbrica di indaco di Anse-à-la-Barque, uno dei diciotto siti UNESCO della rotta degli schiavi. Già cercata tre anni fa senza successo, oggi ho deciso di riprovarci. La strada non è stata semplice: un sentiero selvaggio invaso da palme e rovi, quasi devastato da un uragano. Anse-à-la-Barque è una baia dalle acque verde smeraldo, un tempo rifugio sicuro per le navi mercantili, protetta dalle batterie di cannoni della punta Dibuque. Oggi è una spiaggia selvaggia, con un porticciolo di pescatori e relitti sui fondali. Seguendo il corso del fiume, un tempo indispensabile per la produzione dell’indaco, ho finalmente trovato la fabbrica, immersa in una natura aspra e indomita. Per me è stata una grande vittoria, frutto di ostinazione e desiderio di conoscenza. La stessa determinazione che mi aveva portato ai petroglifi mi ha guidato fino a questo sito dimenticato, trasformando la giornata in un’avventura completa.
La cascata Paradis, prevista come ultima tappa, è rimasta fuori dal programma: le condizioni meteo non garantivano sicurezza su un percorso lungo e scivoloso. Rinunciare è stata la scelta più saggia. Ma il successo di Anse-à-la-Barque ha coronato la giornata con un epilogo positivo, trasformando la delusione in soddisfazione.
Ora lo sguardo è rivolto a domani: mi attende Trois-Rivières, con un’escursione dai forti connotati naturali e storici. La speranza è che anche la prossima giornata regali emozioni indimenticabili.








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