Diario di viaggio 2026. 7 febbraio
- Stefano

- 12 minuti fa
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Un mosaico di storia e natura: l’avventura verso Trois-Rivières e Vieux-Fort
Un mosaïque d’histoire et de nature: l’aventure vers Trois-Rivières et Vieux-Fort
Carissimi buongiorno, questo viaggio continua a regalarmi emozioni intense e soddisfazioni profonde. Ogni giornata aggiunge un tassello prezioso al mosaico della mia esperienza in Guadalupa, e la sensazione è che il meglio debba ancora arrivare. Il programma rimane ricco e impegnativo, ma proprio per questo carico di attese e sorprese. Oggi a Trois-Rivières ho affrontato prima un percorso che intreccia natura e storia: l’escursione sul sentiero escursionistico di Grande Pointe, con le vestigia del XVIII secolo, le rocce incise che richiamano i petroglifi delle Roches Gravées, l’antico mulino a vento restaurato, i resti dell’abitazione legata alla produzione dello zucchero e la batteria di cannoni con la piccola polveriera, successivamente sono andato a verificare se il Parco archeologico del Roches Gravèes è ancora in ristrutturazione.
Alle 7:30 ero già in auto, pronto a percorrere i quindici chilometri che mi separavano dall’Ansa Duquery, porta d’ingresso a questa avventura. Il meteo, ancora una volta, mi ha regalato condizioni ottimali: cielo limpido e temperatura sui 23 gradi. Dopo aver parcheggiato mi sono subito diretto sul sentiero che conduce ai citati siti storici. La discesa verso il fiume La Coulisse ha subito acceso l’adrenalina: acqua veloce, fondo scivoloso, attenzione massima. Poco dopo ho raggiunto l’Anse aux Galets, dove una passerella in legno abbraccia un gruppo di pietre incise. Cinque petroglifi ben visibili, tra cui la celebre pietra della donna che partorisce, mi hanno accolto come un palcoscenico naturale. Attorno, altre incisioni precolombiane confermano come questa terra sia un museo a cielo aperto.
Il sentiero mi ha condotto poi al vecchio mulino a vento, ultimo ancora in piedi di Basse-Terre, trasformato in mulino ad acqua dopo il ciclone del 1825. Poco più avanti, i resti delle abitazioni degli schiavi, ormai quasi inghiottiti dalla vegetazione, hanno aggiunto un tocco di malinconia. Superate queste vestigia, il sentiero si è aperto su ampie aree panoramiche, fino alla polveriera e infine alla Grande Pointe, con due cannoni puntati verso il mare, testimonianza della posizione strategica di Trois-Rivières sul canale delle Saintes.
Il ritorno lungo il sentiero è stato percorso con passo sicuro e la soddisfazione di chi ha vissuto un itinerario ricco e vario. Raggiunta l’auto, mi sono diretto verso Trois-Rivières per visitare il centro e poi capire se il parco archeologico delle Roches Gravées era effettivamente ancora chiuso come appreso dal web. Già nel 2022 il sito era chiuso per lavori, ma una mia incursione mi aveva permesso di ammirare oltre 230 incisioni rupestri, datate tra il 300 e l’800 d.C., immerse in un ambiente tropicale fiabesco. Giunto sul posto, ho constatato che nulla era cambiato: scoraggiato, ma deciso, ho superata una fatiscente rete di protezione, e mi sono avventurato di nuovo all’interno per ammirare questo spettacolo che, in tutta la Guadalupa, non ha eguali.
Lasciato il parco archeologico, riprendo l’auto in direzione di Vieux-Fort. È mezzogiorno e il sole picchia forte: il caldo secco si fa sentire e, insieme alla stanchezza, arrivano i primi morsi della fame. Mi fermo in un tipico ristorantino di Trois-Rivières, affacciato su Grande Anse, splendida spiaggia di sabbia nera punteggiata da palme di cocco, dalla quale, in lontananza, è possibile ammirare lo stupendo arcipelago di Les Saintes. La scelta si rivela perfetta: esordisco con fragranti Accras, seguiti da un piatto di poulet alla brace con insalata e patatine, il tutto accompagnato da una birra locale fresca e leggera.
Rinfrancato, riprendo il cammino verso Vieux-Fort, borgo dalla lunga storia. Prima dell’arrivo dei francesi era abitato dagli Amerindi. Nel 1635 Charles Liénart de l’Olive e Jean Du Plessis sbarcarono con 550 uomini e missionari domenicani, scegliendo questa zona per costruire un primo forte. Nel 1650 Houel edificò un nuovo forte, chiamato Vieux-Fort l’Olive, ma i conflitti con gli indigeni portarono a sanguinose guerriglie. Solo nel 1660 un trattato di pace pose fine alla guerra, relegando gli Amerindi nelle zone più aride. Vieux-Fort divenne così un punto strategico di difesa contro gli inglesi, ma nel 1703 il forte fu distrutto durante un assalto britannico. Con il Trattato di Parigi del 1763 la Guadalupa tornò alla Francia, e nel 1837 Vieux-Fort divenne comune. Passeggiando nel centro, raggiungo la chiesa Saint-Albert, che custodisce il più antico campanile della Guadalupa. Accanto si trova il municipio e, provvisoriamente, il celebre centro di ricamo, fondato nel 1980. Qui le donne del paese perpetuano un’arte antica introdotta da Madame de La Fayolle, favorita della regina Anna d’Austria. Entrare in questo atelier significa immergersi in un mondo di fili e trame delicate, dove ogni tessuto diventa opera d’arte.
Spostandomi di circa un chilometro e mezzo dal municipio raggiungo la zona del grande faro, i resti della fortificazione de l’Olive e l’ansa Dupuy con il suo pittoresco porticciolo di pescatori. Qualche minuto di contemplazione del mare seduto proprio accanto al faro, quindi mi dirigo al porto. Reti stese ad asciugare, piccole imbarcazioni ormeggiate e il profumo intenso di mare creano un’atmosfera sospesa nel tempo. Il porto custodisce anche una piccola spiaggetta dal mare verde smeraldo, un angolo di paradiso che invita al relax. Disteso sulla sabbia, mi lascio avvolgere dalla quiete e da un breve sonno ristoratore. Ripresomi, mi concedo una bière Caraïbe, fresca e decisa, perfetta per chiudere la giornata. Le escursioni erano ormai concluse e, con la soddisfazione di aver completato un itinerario ricco di storia e suggestioni, ho rivolto il pensiero al domani. Con il cuore colmo di immagini e sensazioni, scelgo di rientrare per sistemare gli appunti e preparare la prossima tappa, dedicata alle meraviglie naturali di Gourbeyre e Saint-Claude.








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