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Diario di viaggio 2026. 31 gennaio

  • Immagine del redattore: Stefano
    Stefano
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Cimitero monumentale (Morne-à-l'Eau)
Cimitero monumentale (Morne-à-l'Eau)

Guadalupa autentica: dal cimitero monumentale al fango miracoloso di Babin

A distanza di tre anni torno in questa importante cittadina di oltre 16mila abitanti, custode di attrazioni storiche e naturali di grande rilievo. Tra le prime spiccano il celebre cimitero monumentale e il canale dei Rotours, inserito tra i diciotto siti della Rotta degli schiavi e dichiarato dall’UNESCO patrimonio storico, poiché lungo il suo corso venivano trasportati gli schiavi. Sul versante naturale, la località è nota soprattutto per la rinomata spiaggia Babin, famosa per le sue acque curative.

La città, conosciuta nel 1691 come Case aux Lamentins per la presenza dei lamantini lungo il litorale, ha assunto nel tempo diverse denominazioni: Vieux-Borg, Grippon, Bordeaux-Bourg, fino a diventare l’attuale Morne-à-l’Eau. Sia il cimitero monumentale che il canale dei Rotours erano già stati oggetto di una mia visita nel 2023, ma oggi, avendo avuto del tempo a disposizione, mi ha fatto piacere riscoprirli e riviverne la suggestione.

Il tour è iniziato dalla piazza centrale, dedicata a Gerty Archimède, straordinaria figura femminile del secolo scorso, nata qui nel 1909. In passato, ricoprendo il ruolo di Consigliere e Deputato della Guadalupa, si impegnò con determinazione per migliorare le condizioni di vita delle donne locali, adoperandosi affinché le leggi sociali francesi fossero applicate anche nei Dipartimenti d’Oltremare. La sua memoria è oggi custodita in questo spazio pubblico, simbolo di emancipazione e progresso sociale.

Lasciato il centro cittadino, mi sono diretto al celebre cimitero monumentale, dichiarato nel 2015 monumento d’interesse storico. Disposto ad anfiteatro sul fianco di una collina, si distingue per le tombe rivestite da maioliche bianche e nere, simili a grandi scacchiere. Alcune lapidi sono arricchite da tetti a spioventi e terrazze. Il nero richiama il lutto occidentale, mentre il bianco rimanda alle tradizioni africane e asiatiche. Un luogo molto visitato dai turisti, custode di radici profonde e di una memoria che continua a vivere.

In circa mezz’ora ho raggiunto Vieux-Bourg, pittoresco borgo di pescatori di poco meno di seimila abitanti. In pieno centro, sulla sommità di una collinetta, svetta la chiesetta di Notre Dame de la Salette, raggiungibile con una salita di circa duecento metri. Da lassù lo sguardo abbraccia l’intero borgo e, in lontananza, le isolette della riserva marina Grand-Cul-de-Sac-Marin, un’area di 7.000 ettari inserita nella lista delle Riserve della Biosfera. Questo immenso bacino naturalistico custodisce coralli, molluschi, crostacei, pesci tropicali e numerose specie di uccelli, tra cui il picchio della Guadalupa, endemico dell’isola. Le mangrovie e le foreste palustri rendono la riserva uno dei siti più visitati dai turisti e un luogo cruciale per l’equilibrio degli ecosistemi.

La tappa successiva è stata la spiaggia Babin, unica nel suo genere. Qui i visitatori possono beneficiare delle proprietà curative dei sedimenti argillosi presenti sul fondale, considerati favorevoli nella cura dei reumatismi. L’intera area è avvolta da un soffice manto erboso, punteggiato da palme e da una flora variegata, con una sottile lingua di sabbia dorata che accompagna il litorale. Un cartello turistico segnala l’inizio del percorso escursionistico “La case aux lamantins”, un sentiero di circa cinque chilometri che collega Babin al porto peschereccio di Vieux-Bourg. Qui la sosta è stata più lunga: ho osservato i turisti ricoprirsi il corpo di fango, lasciandolo agire per diversi minuti. Non ho avuto voglia di imbrattarmi completamente, ma ho deciso di provarlo sul viso. Dopo quindici minuti di attesa e un risciacquo in mare, ho percepito la pelle più delicata e liscia: un’esperienza positiva che ricorderò con piacere.

Infine, la giornata si è conclusa con una breve sosta al canale dei Rotours, scavato tra il 1826 e il 1829 per drenare la pianura di Grippon e favorire il trasporto delle merci. Lungo sei chilometri, attraversa Morne-à-l’Eau e sfocia a Vieux-Bourg nell’Atlantico. Realizzato sotto il governo di Jean-Julien Angot, barone di Les Rotours, il progetto coinvolse una forza lavoro di 200-400 uomini e schiavi liberi. Le fonti storiche raccontano che almeno una trentina di lavoratori persero la vita durante i lavori, rendendo questo sito non solo un’opera ingegneristica di rilievo, ma anche un luogo di memoria e sacrificio. Oggi è riconosciuto dall’UNESCO come uno dei diciotto siti della Rotta degli schiavi, testimonianza delle radici più profonde della Guadalupa.

Conclusione Quella di oggi è stata una giornata speciale, anche perché segna l’ultima tappa del mio viaggio sull’isola di Grande-Terre. Dopo aver esplorato le sue spiagge meravigliose, le immense coltivazioni di canna da zucchero e i siti storici che ripercorrono la memoria dell’isola, da domani mi sposterò sull’ala sinistra della grande farfalla della Guadalupa: la lussureggiante, vulcanica e storica Basse-Terre. Andrò a sistemarmi a Deshaies, nota in televisione per la serie “Delitti in paradiso”, ma la prima meta sarà la città di Lamentin, con i suoi monumenti storici, il centro termale dalle acque provenienti dalle viscere del vulcano Soufrière e il parco con la casa degli schiavi.

 
 
 

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Il piacere di raccontare le bellezze di un arcipelago caraibico dalle mille sfaccettature dove spiagge magnifiche, una natura lussureggiante, paesaggi mozzafiato e una storia millenaria, fanno della Guadalupa un paradiso tropicale da scoprire e vivere armonicamente a stretto contatto con la verve di un popolo dalle chiare origini creole.

Stefano di Enjoy Guadalupa

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