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Diario di viaggio 2026. 29 gennaio

  • Immagine del redattore: Stefano
    Stefano
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 3 giorni fa

Dalle radici precolombiane alle memorie della schiavitù

Dopo aver attraversato la storia più antica di Le Moule, con i reperti precolombiani custoditi al Museo Edgar Clerc,

il viaggio si è spostato verso un altro capitolo fondamentale della memoria guadalupense: Petit-Canal, luogo simbolo della deportazione degli schiavi africani destinati alla lavorazione della canna da zucchero. Qui la storia si respira ancora nella scalinata degli schiavi, nella prigione ormai avvolta dalle radici degli alberi, nei monumenti che ricordano l’abolizione del 1848 e nei murales che raccontano resilienza e dignità.

La giornata è iniziata alle 8, con la visita all’Ansa Maurice, spiaggia selvaggia e suggestiva, incorniciata da gazebo e angoli di verde. Il mare, nelle prime ore del mattino, non mostrava ancora i colori celesti delle foto, ma la sua atmosfera restava intensa. La discesa di 200 metri che conduce al lido è la stessa utilizzata dai locali per il tradizionale campionato di tiro dei buoi, testimonianza della cultura rurale viva di queste terre. Una spiaggia piacevole, ma non all’altezza delle meraviglie scoperte a Le Moule.

La seconda tappa è stata il sito Duval, un tempo zuccherificio che impiegava operai provenienti da Saint-Lucie, Dominica, Antigua e Saint-Martin. Oggi è un centro culturale dedicato alla musica Ka e ai tamburi del sud, simbolo delle danze degli schiavi africani. Nel vicolo dei Tambouyès, dodici totem commemorano i maestri del Ka, custodi di un patrimonio musicale che ancora vibra nelle feste popolari. Ogni anno il sito ospita eventi come il festival delle danze indiane e della musica caraibica, trasformandosi in crocevia di culture.

A Petit-Canal, il programma prevedeva la visita al Musée de la Vie d’Antan, ma ho scoperto con amarezza che era chiuso. Ho deciso allora di tornare sui luoghi sacri già visitati: la scalinata e la prigione degli schiavi. Salendo quei gradini, ho immaginato gli uomini e le donne sbarcati dal porticciolo e condotti al mercato degli schiavi. Chi trasgrediva finiva nella prigione, oggi fatiscente e avvolta dalle radici degli alberi. Un luogo che evoca dolore e resistenza, capace di trasmettere emozioni forti ancora oggi.

Il percorso è proseguito a Port-Louis, con il Museo della canna da zucchero, attivo dal 1792 fino al 1989, quando l’uragano Hugo distrusse fabbrica e ferrovia. Migliaia di schiavi persero la vita nelle piantagioni, e oggi l’ex stabilimento è un luogo di memoria e cultura. Dopo aver esplorato le aree espositive, con vecchi macchinari e un mulino senza pale dotato di scala a chiocciola che conduce alla sommità, mi sono imbarcato sul trenino guidato. In circa quaranta minuti ho attraversato l’intera tenuta, con una sosta nell’area verde adiacente al Mulino Poyen, sito visitato subito dopo, dove pannelli informativi raccontano la storia dell’azienda.

Il Mulino Poyen, risalente al 1780 e immerso in una riserva biologica, si raggiunge con un sentiero ad anello di poco più di due chilometri. Ben conservato ma circondato da strutture fatiscenti, colpisce per l’atmosfera misteriosa: grandi rami d’albero penetrano all’interno, rendendolo un’opera sospesa tra natura e memoria. È un tassello che ricorda il XVIII e XIX secolo, quando la Guadalupa era fiorente ma segnata dalla schiavitù e dalla produzione di zucchero.

La giornata si è conclusa alla spiaggia du Souffleur, celebre per il suo cimitero sul mare. Aperto e suggestivo, custodisce tombe di diversa natura: sepolture “a scacchiera” per i più agiati, semplici cumuli di sabbia per i meno fortunati. Passeggiando tra i vialetti, ho visto tombe “a casetta”, tumuli ornati da conchiglie e fiori, e altri completamente spogli. Un contrasto che racconta la diversità sociale e culturale della Guadalupa, ma che unisce tutti in un silenzio di rispetto e spiritualità.

Natura, storia e cultura si sono intrecciate in un mosaico di emozioni. Questa giornata non è stata solo scoperta di paesaggi, ma immersione nelle radici e nelle cicatrici della Guadalupa, tra dolore, resilienza e rinascita.

Sito Duval (Petit-Canal)
Sito Duval (Petit-Canal)

 
 
 

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Il piacere di raccontare le bellezze di un arcipelago caraibico dalle mille sfaccettature dove spiagge magnifiche, una natura lussureggiante, paesaggi mozzafiato e una storia millenaria, fanno della Guadalupa un paradiso tropicale da scoprire e vivere armonicamente a stretto contatto con la verve di un popolo dalle chiare origini creole.

Stefano di Enjoy Guadalupa

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