Diario di viaggio 2026. 27 gennaio
- Stefano

- 6 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Le Moule: tra baie selvagge, memorie industriali e aromi di rum
La città di Le Moule, sulla costa est di Grande-Terre, è un luogo dove storia e natura si intrecciano. Fondata dai francesi nel 1635 ma con origini che risalgono agli indiani Arawak del 400 d.C., custodisce testimonianze archeologiche e memorie legate alla deportazione degli schiavi africani, oggi valorizzate dal progetto UNESCO “La rotta degli schiavi”.
La mia giornata è iniziata di buon’ora con la visita alla spiaggia di Anse à l’Eau, un angolo selvaggio e incontaminato a pochi chilometri da Saint-François. In appena quindici minuti di auto e una breve passeggiata dal parcheggio, si raggiunge questa baia paradisiaca: sabbia chiarissima, palmeti invitanti e un mare dai colori vivaci, agitato dal vento costante. Un luogo dove la natura regna sovrana, lontano dal turismo di massa.
La seconda tappa è stata la spettacolare insenatura di Porte d’Enfer, la “Porta dell’Inferno”: un’imponente baia larga circa duecento metri, incorniciata da falesie alte oltre sessanta metri, ricoperte da vegetazione e solcate da sentieri escursionistici. Dall’alto ho ammirato la bellezza mozzafiato del sito, con le acque verde smeraldo e una piccola spiaggia alla base, segnata dalla presenza solitaria di una palma. Un paesaggio che trasmette emozioni uniche.
Il percorso è proseguito con lo storico zuccherificio Gardel, fondato nel 1870 e ancora oggi cuore della produzione di zucchero in Guadalupa, con oltre 50.000 tonnellate annue che coprono l’80% della produzione locale. La visita si è limitata al cortile centrale, poiché le visite guidate risultano sospese da tempo, ma l’imponenza dei capannoni e delle macchine per la lavorazione raccontano la forza di questa memoria industriale.
Subito dopo mi sono recato alla distilleria Gwadinina, nel Domaine de Letaye. Piccola e familiare, mantiene viva la tradizione del rum agricolo con metodi artigianali e rispettosi della natura. Qui si producono rhum blanc, rhum vieux e punch aromatizzati, apprezzati per la loro qualità e per l’esperienza genuina che offrono ai visitatori. Non è solo un luogo di produzione, ma un vero scrigno di tradizioni e aromi che racconta l’identità di Le Moule attraverso il gusto autentico del rum guadalupense.
La quarta tappa avrebbe dovuto essere la casa coloniale Zévallos, progettata nelle officine di Gustave Eiffel e classificata monumento storico nel 1990. Purtroppo, come già accaduto nel 2022, l’ho trovata chiusa e le mie richieste di informazioni sono rimaste senza risposta. È stato un peccato non poterla visitare, perché rappresenta un raro esempio di architettura coloniale, riportato al suo splendore grazie al restauro del 2010.
Avendo tempo a disposizione, ho scelto una tappa di riserva: il centro surf di Damencourt, una vera palestra del surf molto frequentata dai giovani. Collocato di fronte all’Oceano Atlantico, accanto a una struttura che ricorda un osservatorio, offre una vista spettacolare fino alla punta nord di Grande-Terre, Pointe de la Grande Vigie. Qui ho trovato anche una riproduzione in grande dimensione della fiaccola dei Giochi Olimpici di Parigi 2024, un dettaglio che ha reso la visita ancora più sorprendente.
La giornata si è conclusa con un bagno rigenerante alla spiaggia di Raisins Clairs, a Saint-François, chiudendo un itinerario intenso e ricco di emozioni.
In sintesi, Le Moule si conferma una città capace di regalare esperienze autentiche: spiagge selvagge, paesaggi naturali mozzafiato, memorie industriali e tradizioni vive che si intrecciano in un racconto unico. Domani il viaggio continuerà con un programma dedicato alle spiagge magnifiche di Le Moule e alla sua storia, attraverso la visita di due siti di altissimo valore storico-culturale. Non anticipo nulla… lo scoprirete nella prossima presentazione. Un’escursione da non perdere!








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