top of page

Diario di viaggio 2026. 13 febbraio

  • Immagine del redattore: Stefano
    Stefano
  • 2 minuti fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Dalle vette del Chameau alle acque di Pain de Sucre: un viaggio nell’anima di Terre-de-Haut

Questa mattina ho dedicato la mia escursione a uno dei percorsi più affascinanti di Terre-de-Haut: l’ascesa al Morne du Chameau, il punto più alto dell’arcipelago delle Saintes, seguita dalla discesa verso la selvaggia spiaggia di Crawen. Un itinerario che richiede gambe, attenzione e determinazione, ma che ripaga con panorami che sembrano usciti da un atlante dei sogni.

La salita lungo la strada in cemento, pur faticosa, permette di immergersi gradualmente nella natura protetta del colle: vegetazione fitta, specie endemiche, silenzi profondi interrotti solo dal vento. Le uniche presenze umane sono state alcune caprette al pascolo e pochissimi turisti, quasi a ricordarmi che questo luogo appartiene prima di tutto alla natura. Man mano che salivo, il paesaggio si apriva come un ventaglio: la baia di tutte le isole di Les Saintes, il sud di Basse-Terre, Marie-Galante e perfino la Dominica. Dopo circa venti minuti ho raggiunto le vestigia della torre militare, godendo di uno spettacolo a 360 gradi semplicemente impagabile. Ho esplorato anche gli interni, respirando la storia di un luogo che un tempo vegliava sull’arcipelago.

La vera sfida arriva con la discesa verso Crawen. Il sentiero, ben segnalato con pennellate gialle sui massi, è stretto, irregolare, scivola tra radici e pietre e richiede passo sicuro e massima concentrazione. È un percorso che non concede distrazioni: un occhio ai piedi, l’altro alle indicazioni. Ma proprio questa sua natura selvaggia lo rende affascinante. Quando il mare appare tra gli alberi, la fatica svanisce: Crawen si presenta come una mezzaluna di quiete, protetta da due grandi scogli. Un luogo simbolo dell’isola, primordiale e autentico, lontanissimo dalle nostre spiagge attrezzate. Mare, sabbia e natura allo stato puro. Dopo essermi dissetato e aver recuperato le energie, ho rimesso lo zaino in spalla: la meta del pomeriggio era la più iconica dell’arcipelago, Pain de Sucre.

In quindici minuti di cammino tra saliscendi ho raggiunto il piccolo sentiero che porta alla spiaggia. Una settantina di metri di discesa facile lungo una stradina di terra battuta, oggi perfettamente sistemata. E poi, tra le fronde, compare il gioiello della natura: Pain de Sucre. Una meraviglia assoluta. Adagiata accanto a una roccia a forma di panettone alta trenta metri, la baia si apre in un abbraccio di acque verde smeraldo, racchiuse in un semicerchio di cinquanta metri. Le palme di cocco, pur appartenendo a una proprietà privata, ombreggiano lo stretto bagnasciuga dorato. All’ingresso dell’ansa c’era la fila per fotografare questo incanto, ma l’attesa è stata un piccolo prezzo. Ho trascorso qui un’ora, nonostante la presenza di molti turisti: lo spazio è ridotto, ma anche mezzo metro di sabbia basta per godere di questo paradiso. E, alla mia terza visita, la sensazione è stata la stessa della prima: gratitudine pura. Pain de Sucre non si consuma, si rinnova.

Lasciata Pain de Sucre, con una camminata di quindici minuti raggiungo la spiaggia Figuier. Anche questa baia si presenta nella sua forma più autentica: selvaggia come Crawen, ampia, silenziosa e perfetta per un bagno rigenerante o per un momento di puro relax. La vegetazione è discreta ma accogliente, e pur non avendo lo splendore iconico di Pain de Sucre, conserva un fascino semplice e genuino. Mi fermo qualche istante ad ammirarla, ascoltando il mare e respirando quell’aria di libertà che solo le spiagge non addomesticate sanno offrire. Poi riprendo il cammino verso il borgo.

Lungo la strada noto un cartello che segnala antiche vestigia su un roccione affacciato sul mare: la Batteria Tête Rouge. Nonostante i miei studi, mi era sfuggita. Una rapida ricerca mi chiarisce la storia: postazione francese del XVIII secolo, costruita per controllare l’accesso alla grande baia. Dopo la sconfitta del 1782, la Francia edificò un sistema di fortificazioni per prevenire incursioni inglesi. La batteria Tête Rouge, costruita tra il 1869 e il 1870, domina un panorama a 180 gradi. La struttura in pietra presenta una scalinata di ventuno gradini che conduce a un’area interna oggi usata come pascolo dalle caprette. Restano due ex depositi di munizioni e pochi manufatti, ma l’atmosfera è ancora quella di un avamposto che vegliava sul mare. Una scoperta inattesa che ha completato la giornata.

Soddisfatto, ho concluso la mattinata con un bagno nella vicina Anse du Curé, uno specchio d’acqua celeste usato come piccolo porticciolo. L’acqua calda e la presenza di pochi turisti hanno reso il momento perfetto. Mentre mi asciugavo, pensavo già al pomeriggio: riorganizzare il diario, preparare l’escursione sull’isola non abitata Cabrit e rifare i bagagli per il trasferimento verso l’ultima tappa del viaggio, l’autentica Marie-Galante, l’isola dei cento mulini. Anche lì mi attendono nuove scoperte, tra storia, natura e panorami mozzafiato. Un’altra pagina da scrivere, un altro tassello di questo viaggio che continua a sorprendermi.

Questa è l’ultima notte che trascorrerò a Terre‑de‑Haut, e non potevo trovare ispirazione migliore per il diario di oggi di uno splendido tramonto che regala uno spettacolo unico. Un momento che dedico a tutti voi che mi seguite.

Spiaggia Pain de sucre
Spiaggia Pain de sucre

 
 
 

About Me

  • Grey Facebook Icon
  • YouTube
  • Instagram
Loquis
Apple podcast
Logo Spotify
Amazon music
Podcast Spreaker

Il piacere di raccontare le bellezze di un arcipelago caraibico dalle mille sfaccettature dove spiagge magnifiche, una natura lussureggiante, paesaggi mozzafiato e una storia millenaria, fanno della Guadalupa un paradiso tropicale da scoprire e vivere armonicamente a stretto contatto con la verve di un popolo dalle chiare origini creole.

Stefano di Enjoy Guadalupa

Contact us

Tutto il materiale video e fotografico e le informazioni pubblicate sul sito sono di proprietà di Enjoy Guadalupa

bottom of page