Diario di viaggio 2026. 11 febbraio
- Stefano
- 1 minuto fa
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Il giorno in cui Les Saintes mi ha raccontato nuove storie
Dopo la lunga e intensa esperienza vissuta a Basse Terre, oggi si apre per me un nuovo capitolo. Lascio foreste lussureggianti, cascate selvagge e sentieri impegnativi per approdare in un arcipelago che conosco e che continua a sorprendermi: Les Saintes. Tra baie smeraldo, colline che scendono verso il mare e case dai tetti rossi che sembrano quadri naïf, inizia la mia nuova avventura di tre giorni, un ritorno atteso e preparato con cura.
Questa mattina, al porto di Trois Rivières, ho riconsegnato l’auto al signor Philip, un italiano dalla simpatia travolgente. Davanti a un caffè mi ha raccontato la sua vita: la passione per l’informatica, gli anni in Nigeria e poi a Parigi, fino alla scelta di stabilirsi in Guadalupa vent’anni fa e gestire un car rent tutto suo. La sua storia era così avvolgente che, se ci fossimo dilungati ancora, avrei rischiato di perdere il traghetto. Con un ultimo saluto sono salito a bordo, accolto dalla pioggia e da ricordi entusiasmanti, vissuti da solo e con la mia compagna Gemma nel 2023. Les Saintes lascia sempre qualcosa nel cuore se a vivere queste emozioni c'è sempre qualcuno con cui condividerle.
Les Saintes possiedono un fascino unico: scenari intatti, colori vividi, un’armonia naturale che non ha eguali. Le case dai tetti rossi, incastonate tra baie e colline, sembrano dipinti viventi sulle due sole isole abitate: Terre de Haut e Terre de Bas. Abitate in origine dagli Arawak, furono scoperte da Colombo nel 1493 e contese per secoli tra francesi e inglesi. Qui si combatté la celebre Battaglia dei Santi del 1782. A ricordarla, l’imponente Fort Napoléon, sulla cima del Morne Mire, da cui si gode una delle viste più belle al mondo: l’azzurro del mare, il verde delle colline, le case colorate e, in lontananza, Dominica, Basse Terre e Grande Terre.
Sceso dal traghetto, con un’ora libera prima del check in, mi sono fermato in un bar creolo per un tourment d’amour, il dolce simbolo delle Saintes. Morbido, profumato di cocco, nasce dalla tradizione delle donne che lo preparavano per i marinai al ritorno dal mare. Ogni 15 agosto l’isola celebra un concorso dedicato a questa specialità. Gustarlo qui, tra casette creole vivaci, negozietti e profumi che sanno di festa, è stato un piccolo rituale mattutino. Con un buon caffè italiano ho aperto i miei appunti e tracciato l’itinerario della giornata, che sarebbe iniziata dalla spiaggia di Grande Anse, a pochi passi dal mio alloggio nel cuore del borgo.
Grande Anse si trova alla fine della pista di un piccolo aerodromo: un lido lungo quasi un chilometro, con sabbia dorata e una vista spettacolare su Dominica e Marie Galante. Perfetta per passeggiate e tramonti, meno per gli sport acquatici a causa delle forti correnti. Oggi si presenta selvaggia e affascinante: il bagnasciuga invita a camminare respirando il profumo del mare, mentre le palme piegate dal vento raccontano la forza degli alisei su questo lato dell’isola. Soddisfatto delle foto e dei video raccolti — non l’avevo mai visitata prima — riprendo il cammino verso un altro angolo che sembra un dipinto.
In quindici minuti raggiungo Baia Marigot, un piccolo porto di pescatori che riposa tra due colline gemelle affacciate su un’acqua verde smeraldo. È questo abbraccio naturale a custodire una delle spiagge più celebri di Terre de Haut: Pompierre. Lunga oltre 300 metri, è un paradiso protetto, ombreggiato da alte palme di cocco e bagnato da un mare azzurro che sembra dipinto. Si raggiunge facilmente dal centro con una passeggiata di venti minuti lungo la rue de Pompierre, tra casette creole e scorci autentici. Qui non è raro incontrare il cabri, la piccola capra locale, o qualche iguana che si gode il sole: presenze discrete che ricordano quanto la natura sia la vera padrona di casa. Pompierre non è solo una spiaggia, è un luogo che racconta l’anima delle Saintes.
Lasciata Pompierre, proseguo verso un’altra perla: il lido Mire. Una baia raccolta e timida, ai piedi del Forte Napoléon, la grande sentinella di pietra dell’arcipelago. Qui il paesaggio cambia: palme che ondeggiano, profumo di salsedine, silenzi che rallentano il tempo. Mire non è fatta per lunghe nuotate o snorkeling, ma per chi cerca quiete. Le piccole barche dei pescatori, tirate a riva o ancorate poco al largo, raccontano albe, reti e un mestiere che resiste. Un angolo semplice e autentico, che conquista proprio per la sua verità.
Lasciata la quiete del lido Mire, con le sue barche di pescatori e il ritmo lento, rientro verso il centro di Terre de Haut. Il paesaggio cambia: dalle palme solitarie alla vivacità del borgo. Il primo edificio che incontro è la chiesa della Madonna dell’Assunzione, semplice e luminosa. Accanto, il monumento che celebra il 350º anniversario della fondazione dell’isola racconta secoli di storia e resistenza.
Poco più avanti appare il municipio, variopinto e circondato da palme e siepi curate. All’ingresso sventolano le bandiere francese ed europea, mentre due cannoni d’epoca ricordano le antiche contese tra francesi e inglesi. Di fronte, un ampio giardino dona respiro alla piazza.
Attraverso questo mondo di colori, storia e devozione, riprendo il cammino verso l’ultima tappa della giornata. La strada si fa silenziosa, le case si diradano, la pendenza aumenta. Poi, all’improvviso, Anse Rodrigue si apre come una rivelazione: sabbia chiarissima, scogliere selvagge che la proteggono, un mare turchese quasi sacro. Di fronte, Grand Ilet veglia come un guardiano.
Qui, tra palme, vento e il mare che si prepara al tramonto, metto il sigillo a questa giornata. Terre de Haut continua a sorprendermi: ogni ritorno aggiunge un’emozione nuova. Domani sarà la volta di Terre de Bas, e so già che mi attenderanno altre meraviglie.




