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- Diario di viaggio 2026. 30 gennaio
La magia del nord-ovest di Grande-Terre Cari amici, eccomi di nuovo a raccontare una intensa e piuttosto calda giornata di escursioni. Il programma prevedeva la visita di alcune attrazioni della città Anse Bertrand che lo scorso 2022 non ebbi il tempo di esplorare. Nel comune di circa 4000 abitanti, luogo di nascita del calciatore Thuran (padre), è possibile ammirare paesaggi mozzafiato come le spettacolari scogliere a picco sul mare di Pointe de la Grande Vigie (punto di divisione tra l’oceano Atlantico e il mar dei Caraibi) , Port d’Enfer, e Anse Castalia; le spiagge incantevoli di Trou à Man Loui, La Chapelle, e Anse Labord; ed ancora siti d’ interesse storico come la piantagione Mahaudière, il mulino Beaufond e la prigione degli schiavi, luoghi che raccontano la memoria più profonda dell’isola. Come ogni mattina sono partito di buon’ora dalla mia residenza di Petit-Canal, un po’ isolata ma molto confortevole. La prima tappa, trovandosi lungo la strada, è stata il fantastico antico mulino Beaufond, un tempo di proprietà del Signor Beaufond. Immerso in una grande area verde curata, il mulino si distingue per un dettaglio unico: al suo interno è presente un imponente albero di fico, soprannominato “maledetto”, che paradossalmente contribuisce a mantenerne in piedi la struttura. Da un mi precedente studio, ho appreso che in passato, il mulino era costituito da una torre in muratura sormontata da una calotta orientabile, che sosteneva le pale fissate a un asse orizzontale. Oggi il sito, oltre a conservare il fascino della sua architettura e della leggenda che lo avvolge, ospita numerose manifestazioni, diventando un luogo dove storia, natura e cultura si intrecciano. Lasciato il mulino, sono giunto ad Anse Bertrand per visitare l’antica prigione. La momentanea mancanza di connessione internet mi ha fatto impazzire: non riuscivo a individuare l’esatta ubicazione. Mi sono rivolto allora a un abitante del posto che, con poche e precise indicazioni, mi ha permesso di raggiungerla in pochi minuti. Il sito, ormai fatiscente e in stato di abbandono, mi ha lasciato un po’ di amarezza. Costruita nel 1854, la prigione era stata progettata per una piccola popolazione carceraria: le strette stanze, oggi sporche e trascurate, testimoniano la sua ridotta capienza. La storia racconta che fino al 1848, anno dell’abolizione definitiva della schiavitù in Guadalupa, solo gli uomini liberi venivano imprigionati. La sorte degli schiavi dipendeva invece dalla giustizia privata del padrone, a meno che non fossero catturati dopo un tentativo di fuga dalle carceri di Pointe-à-Pitre e Basse-Terre. Lasciata la fatiscente prigione di Anse Bertrand, le tappe successive sono state la spiaggetta Trou à Man Loui e l’Anse Castalia. La mancanza di connessione internet ha reso complicata l’individuazione precisa dei due siti lungo la strada statale che porta alla punta più a nord di Grande-Terre. Fortunatamente, grazie alle ricerche fatte precedentemente al mio viaggio su Google Maps, a un po’ di senso dell’orientamento e alla presenza di paline gialle sul bordo della strada, sono riuscito a trovare gli accessi. La prima visita è stata alla piccola ma graziosa Trou à Man Loui, raggiunta dopo circa dieci minuti di cammino lungo un sentiero piuttosto scosceso. Oggi un leggero vento disturbava la sua bellezza, ma ho comunque potuto ammirarne le particolarità già conosciute attraverso alcuni video online. Dopo una breve sosta, ho ripreso il sentiero in salita e mi sono rimesso in auto per raggiungere l’Anse Castalia, considerato uno dei siti naturali più spettacolari di Grande-Terre. Qualche centinaio di metri dalla spiaggetta, ho scorto un accesso a un sentiero con un avviso comunale che ne vistava l’ingresso per rischio di smottamenti e con sanzioni amministrative in caso di trasgressione. Per un attimo ho esitato, ma alla fine ho deciso di non rischiare e, con dispiacere, ho rinunciato alla visita. Per coprire il tempo che avrei dedicato a questa escursione tanto attesa, mi sono diretto alla spiaggia locale La Chapelle, già conosciuta nel 2022, dove mi sono rilassato e ho bevuto qualcosa in uno dei bar-ristoranti sul posto. Ora vi chiederete cosa rende l’Anse Castalia così speciale? Il sito è una grande grotta sul bagnasciuga, famosa per le sue acque verde smeraldo con tonalità di blu cobalto che si estendono al suo interno. Per raggiungerla si percorre un sentiero difficile e pericoloso, dove in alcuni tratti occorre utilizzare delle corde fissate alle pareti per agevolare la discesa. Nonostante il divieto permanente di balneazione a causa delle forti correnti, che in passato hanno causato incidenti, il sito resta una meta ambita da turisti in cerca di emozioni forti. Deluso per non averla potuta visitare, ho concluso la giornata alla spiaggia La Chapelle, tra relax e un po’ di ristoro. Questo lido offre due opportunità ai visitatori: il lato destro è una palestra ideale per gli amanti del surf, la parte sinistra, invece, è la classica spiaggia tropicale grazie alla presenza della barriera corallina e a un arenile bianco, puntellato da palme da cocco. In considerazione che il programma della giornata prevedeva, infine, la visita all’Anse Colas, la sosta alla spiaggia de La Chapelle mi ha permesso di raggiungerla in pochi minuti di auto. Una volta ripartito, l’ho trovata facilmente: l’Anse Colas è una spiaggia discreta, ideale per chi cerca un’esperienza più calma e pacifica, perfetta per prendere il sole. Le scogliere circostanti e la vegetazione lussureggiante ne esaltano la bellezza naturale, rendendola un luogo suggestivo e fotogenico. Non essendoci ristoranti o servizi direttamente sulla spiaggia, i visitatori – come me – devono portare con sé cibo e bevande. La sua tranquillità mi ha rigenerato al punto che, disteso sul bagnasciuga, mi sono concesso un pisolino ristoratore. Per il bagno, però, mi attendeva qualcosa di ancora più bello: la famosissima e molto frequentata spiaggia del Souffleur, situata a Port-Louis, posta sulla via del ritorno alla mia abitazione. Non c’era nulla di meglio che fare un bagno nelle splendide acque di questa spiaggia, oggi di un celeste intenso, e attendere l’eccezionale tramonto a tinte arancione fuoco per concludere in bellezza la nona giornata di viaggio. Un finale perfetto per chiudere in bellezza la nona giornata di viaggio, tra emozioni, natura e memoria. Ma il viaggio continua: domani sarà dedicato alla scoperta di Morne-à-l’Eau, conosciutissima soprattutto per il suo cimitero monumentale, ma anche per il pittoresco borgo di pescatori di Vieux-Bourg, situato a pochi chilometri dalla rinomata spiaggia Babin, celebre per le sue acque curative. Domani ve lo racconterò meglio… continuate a seguirmi! Mulino Beaufond
- Diario di viaggio 2026. 28 gennaio
Tra storia, oceano e antiche vibrazioni La mia seconda giornata a Le Moule ha confermato quanto questa città della Guadalupa sia un luogo straordinario, ricco di storia e di bellezze naturali. Ogni tappa mi ha regalato emozioni diverse: spiagge da sogno, testimonianze precolombiane e scorci che raccontano l’identità millenaria dell’isola. Ho iniziato dal Parco Ouatibi-Tibi, in località Morel, uno dei siti archeologici più importanti dei Caraibi. Tra sculture ispirate ai nativi americani e tracce di una cultura che ha vissuto qui per oltre mille anni, ho percepito la forza delle radici storiche di questo territorio. Gli scavi degli anni ’50 hanno portato alla luce reperti oggi custoditi al Museo Edgar Clerc, che avrei visitato più tardi. Dal parco parte un sentiero che attraversa le spiagge degli Alisei, Delfini e Montal, fino alla suggestiva Baia di Conchou, con la sua scogliera che termina in una roccia somigliante alla testa di un uccello. Due chilometri di cammino tra vegetazione e mare, con spiagge naturali animate da scolaresche, turisti e abitanti locali: un’esperienza autentica e indimenticabile. Lasciato il lido Montal, ho raggiunto la splendida spiaggia Autre Bord, quasi in centro città. Ampia, tranquilla e circondata da palme e gazebo, è un’oasi tropicale perfetta per famiglie e viaggiatori. Le sue acque celesti e l’atmosfera rilassata l’hanno resa una delle più belle spiagge che abbia visitato. Verso pranzo mi sono spostato nel centro di Le Moule, dove ho visto le vestigia dell’antica fabbrica di succhi di frutta, oggi trasformata nell’Area Wizosky, e un giardino che un tempo ospitava un forte difensivo con cannoni rivolti al mare e una casermetta. Poco dopo ho rivisto luoghi iconici come il municipio colorato, la chiesa Saint-Jean-Baptiste e il busto di Louis Delgrès, simbolo della resistenza guadalupense. Per ricaricare le energie mi sono fermato in una rosticceria locale, gustando un tipico wrap guadalupense con pollo, salsiccia e tonno, accompagnato da patatine e bevanda: semplice, autentico e delizioso. Il pomeriggio è stato dedicato al Museo Edgar Clerc, custode della storia precolombiana dell’isola. Ho ammirato ceramiche decorate, collane, ornamenti e collezioni di asce levigate, oltre a un plastico che rappresentava un villaggio precolombiano. Ho assistito anche a un laboratorio didattico con una scolaresca: i bambini hanno realizzato piatti e tazze in fango, riproducendo lo stile antico. Un momento divertente e istruttivo che ha reso la visita ancora più speciale. Sulla via del ritorno verso Saint-François, mi sono fermato allo spot di surf di Salabouelle, subito dopo la Porte d’Enfer. Senza strutture turistiche, ma con scogliere spettacolari e onde potenti, ho ammirato il coraggio dei ragazzi che sfidavano il mare: un finale emozionante e autentico. Dopo la visita al sito di Dabonel, non poteva certo mancare un bel bagno lungo il litorale sud di Grande-Terre. Tra Sainte-Anne e Saint-François mi sono lasciato conquistare dalle limpide e calde acque della paradisiaca spiaggia di Bois Jolan. Un tuffo rigenerante e una nuotata rilassante hanno definitivamente suggellato la mia sesta giornata di viaggio, chiudendola con un momento di pura bellezza tropicale. La giornata a Le Moule è stata un mosaico perfetto di natura, storia e cultura. Spiagge incontaminate, vestigia coloniali e reperti precolombiani hanno reso l’esperienza unica. Domani il viaggio continua a Petit-Canal, per tre giorni tra paesaggi selvaggi e memorie millenarie. Parco Ouatibi-Tibi
- Diario di viaggio 2026. 27 gennaio
Le Moule: tra baie selvagge, memorie industriali e aromi di rum La città di Le Moule, sulla costa est di Grande-Terre, è un luogo dove storia e natura si intrecciano. Fondata dai francesi nel 1635 ma con origini che risalgono agli indiani Arawak del 400 d.C., custodisce testimonianze archeologiche e memorie legate alla deportazione degli schiavi africani, oggi valorizzate dal progetto UNESCO “La rotta degli schiavi”. La mia giornata è iniziata di buon’ora con la visita alla spiaggia di Anse à l’Eau, un angolo selvaggio e incontaminato a pochi chilometri da Saint-François. In appena quindici minuti di auto e una breve passeggiata dal parcheggio, si raggiunge questa baia paradisiaca: sabbia chiarissima, palmeti invitanti e un mare dai colori vivaci, agitato dal vento costante. Un luogo dove la natura regna sovrana, lontano dal turismo di massa. La seconda tappa è stata la spettacolare insenatura di Porte d’Enfer, la “Porta dell’Inferno”: un’imponente baia larga circa duecento metri, incorniciata da falesie alte oltre sessanta metri, ricoperte da vegetazione e solcate da sentieri escursionistici. Dall’alto ho ammirato la bellezza mozzafiato del sito, con le acque verde smeraldo e una piccola spiaggia alla base, segnata dalla presenza solitaria di una palma. Un paesaggio che trasmette emozioni uniche. Il percorso è proseguito con lo storico zuccherificio Gardel, fondato nel 1870 e ancora oggi cuore della produzione di zucchero in Guadalupa, con oltre 50.000 tonnellate annue che coprono l’80% della produzione locale. La visita si è limitata al cortile centrale, poiché le visite guidate risultano sospese da tempo, ma l’imponenza dei capannoni e delle macchine per la lavorazione raccontano la forza di questa memoria industriale. Subito dopo mi sono recato alla distilleria Gwadinina, nel Domaine de Letaye. Piccola e familiare, mantiene viva la tradizione del rum agricolo con metodi artigianali e rispettosi della natura. Qui si producono rhum blanc, rhum vieux e punch aromatizzati, apprezzati per la loro qualità e per l’esperienza genuina che offrono ai visitatori. Non è solo un luogo di produzione, ma un vero scrigno di tradizioni e aromi che racconta l’identità di Le Moule attraverso il gusto autentico del rum guadalupense. La quarta tappa avrebbe dovuto essere la casa coloniale Zévallos, progettata nelle officine di Gustave Eiffel e classificata monumento storico nel 1990. Purtroppo, come già accaduto nel 2022, l’ho trovata chiusa e le mie richieste di informazioni sono rimaste senza risposta. È stato un peccato non poterla visitare, perché rappresenta un raro esempio di architettura coloniale, riportato al suo splendore grazie al restauro del 2010. Avendo tempo a disposizione, ho scelto una tappa di riserva: il centro surf di Damencourt, una vera palestra del surf molto frequentata dai giovani. Collocato di fronte all’Oceano Atlantico, accanto a una struttura che ricorda un osservatorio, offre una vista spettacolare fino alla punta nord di Grande-Terre, Pointe de la Grande Vigie. Qui ho trovato anche una riproduzione in grande dimensione della fiaccola dei Giochi Olimpici di Parigi 2024, un dettaglio che ha reso la visita ancora più sorprendente. La giornata si è conclusa con un bagno rigenerante alla spiaggia di Raisins Clairs, a Saint-François, chiudendo un itinerario intenso e ricco di emozioni. In sintesi, Le Moule si conferma una città capace di regalare esperienze autentiche: spiagge selvagge, paesaggi naturali mozzafiato, memorie industriali e tradizioni vive che si intrecciano in un racconto unico. Domani il viaggio continuerà con un programma dedicato alle spiagge magnifiche di Le Moule e alla sua storia, attraverso la visita di due siti di altissimo valore storico-culturale. Non anticipo nulla… lo scoprirete nella prossima presentazione. Un’escursione da non perdere! Port d'Enfer
- Diario di viaggio 2026. 26 gennaio
La Désirade: tra silenzi antichi, natura selvaggia e spiagge da sogno Oggi, 26 gennaio, ho vissuto una giornata intensa e indimenticabile sull’isola di La Désirade, un luogo che porta con sé il peso della storia e la leggerezza della natura incontaminata. La Désirade è stata in passato rifugio forzato per gli indesiderati e i lebbrosi, ma oggi si mostra come un santuario di pace e autenticità. La mia esplorazione è iniziata nel giardino botanico del deserto, un piccolo scrigno di biodiversità dove la flora locale racconta la resilienza di un territorio che ha saputo adattarsi a venti forti e terreni aridi. Questo sito di circa 5000 metri quadri, grazie all’opera quotidiana di mantenimento e cura delle specie dell’Associazione “Cactophiles des antilles”, è custode di più di 800 specie di cactus provenienti da tutto il mondo, e del Melocactus Intrortus, una pianta endemica protetta, tipica della Dèsirade. Successivamente ho approfondito la storia geologica millenaria dell’isola, caratterizzata dalla presenza di un angolo didattico che, attraverso una serie di cartelli, raccontava le origini e le trasformazioni di La Désirade. Questa esposizione si trova all’interno di un’area che un tempo ospitava un cotonificio, di cui oggi restano soltanto i ruderi, un dettaglio che rende ancora più suggestiva la visita poiché la memoria del lavoro umano si intreccia con la narrazione della natura e del tempo. Dopo aver lasciato l’area dell’ex cotonificio mi sono portato a ridosso del Grande Fare, dove ho rivisitato l’antica stazione meteorologica dell’isola, oggi non più funzionante ma ancora capace di evocare il passato e l’importanza delle osservazioni climatiche in un territorio così esposto agli elementi. Sulla via del ritorno ho ammirato il cimitero locale, in perfetto stile guadalupense, con le sue tombe colorate e curate che riflettono il legame profondo tra la comunità e la memoria dei propri cari. Poco dopo mi sono fermato sulla spiaggia del Souffleur e consumare il pasto all’ombra di un gazebo con vista mare: una spiaggia meravigliosa con alte palme di cocco e un mare che, seppur mosso, si presentava di un colore celeste intenso, regalando un momento di pura contemplazione. Le ultime due tappe, fuori dal programma, hanno aggiunto ulteriore fascino alla giornata: la visita alla bellissima spiaggia Fifi, un angolo di paradiso incontaminato, e il centro del borgo con la sua chiesa e i monumenti commemorativi dedicati ai militari caduti durante la Prima Guerra Mondiale, ai marinai scomparsi e alle figure storiche della Guadalupa, come il condottiero Louis Delgrès e lo studioso Victor Schoelcher, fautore nel 1848 del decreto che aboliva la schiavitù. La Désirade mi ha accolto con i suoi silenzi antichi e la sua natura selvaggia, regalandomi un’esperienza intensa e autentica che porto con me come un tesoro prezioso. Domani il viaggio continua e mi attende la città di Le Moule, sulla Grande Terre, con la sua vitalità, le tradizioni e le storie da scoprire: dopo la quiete di La Désirade sarà affascinante immergersi nell’energia di un luogo che rappresenta un altro volto della Guadalupa. Spiaggia A Fi Fi
- Diario di viaggio 2026. 25 gennaio
Spiagge, storia e meraviglie paesaggistiche: St. François tra emozioni e scoperte. Anche oggi la giornata è iniziata prestissimo. Il fuso orario continua a farsi sentire e le notti diventano sempre più brevi. Alle quattro ero già sveglio e, nell’attesa delle sette, ho sistemato appunti, foto, video e rifatto le valigie per raggiungere St. François. Questa cittadina di oltre 12.000 abitanti si trova all’inizio di una lingua di terra che arriva fino alla punta sud‑est di Grande‑Terre. Da qui partono i collegamenti per Marie‑Galante, La Désirade e Petite‑Terre. Ospita un grande porto turistico, un museo delle belle arti e una miriade di spiagge e panorami da cartolina. Lungo gli otto chilometri della litoranea D118 si susseguono resort, un campo da golf, un aerodromo e scorci spettacolari come Pointe‑des‑Châteaux. La prima tappa, ancora nel territorio di Sainte‑Anne, è stata la splendida Anse de Gros Sable, amata dai surfisti e perfetta per chi cerca pace e autenticità. Qui ho respirato l’energia dell’oceano e la serenità di un luogo ancora intatto. Poi il tour ha assunto un tono più culturale. Prima tappa: il Memoriale degli schiavi, un monumento imponente a forma di grande libro aperto, con parole e simboli che ricordano le sofferenze degli africani deportati. Un luogo che invita al silenzio e alla riflessione. Subito dopo, il Museo delle Belle Arti, il primo delle Antille Francesi dedicato al patrimonio artistico locale dal XVI secolo a oggi. Un viaggio affascinante tra opere e identità. Qui ho avuto il piacere di incontrare l’artista Lucol Fèlie Lina, con cui ho scambiato qualche parola davanti a una sua opera esposta. La mattinata si è conclusa sulla meravigliosa spiaggia Lagon, un piccolo paradiso per gli sport velici. Nonostante il vento, la bellezza era indescrivibile: palme, sabbia chiarissima, acque che sfumavano dal verde smeraldo al celeste. Qui ho pranzato e mi sono goduto un momento di puro relax all’ombra di una palmetta. Nel pomeriggio, prima tappa a La Douche, dove le onde si infrangono sugli scogli creando vigorose docce naturali: un’esperienza semplice ma piacevolissima, soprattutto con 29‑30 gradi costanti. Poi la visita al Museo Creolo‑Indiano, una struttura coloratissima che ricostruisce 4.000 anni di storia attraverso scenografie immersive: civiltà precolombiane, pirateria, interni creoli, anni ’40‑’50, colonia e piantagioni. La mostra permanente “4000 anni di storia” espone una collezione unica al mondo, arricchita da opere di artisti guadalupensi e grandi maestri haitiani. L’ultima tappa della giornata è stata Pointe des Châteaux. Dalla croce che domina le scogliere ho ammirato un panorama mozzafiato: l’immensità del mare, l’isola della Désirade e, ai miei piedi, le spiagge dalle anime diverse — la calma Anse des Salines e la più agitata Anse des Châteaux. La giornata si è chiusa così, con il vento che accarezza il volto e panorami che sembrano scolpiti nella memoria. Ogni luogo visitato ha aggiunto un tassello a questo viaggio fatto di emozioni, storia e bellezza. Ora è tempo di riposare: domani mi attende La Désirade, l’isola degli “indesiderati”, segnata da un passato difficile tra deportazioni e isolamento dei lebbrosi. Un nuovo capitolo sta per aprirsi… e non vedo l’ora di viverlo, passo dopo passo, lasciandomi guidare ancora una volta dalla magia della Guadalupa. Museo Creolo‑Indiano
- Diario di viaggio 2026. 23 gennaio
Gosier: il primo abbraccio caraibico del mio viaggio Cari amici, eccoci di nuovo insieme dopo il primo contatto di questa mattina. Come anticipato, l’avventura tra le sei gemme caraibiche della Guadalupa è partita da Grande-Terre e, in particolare, dalla cittadina di S. Anne. Lasciato questo grazioso centro, mi sono diretto nella vivace e vicina Gosier, un centro turistico di circa 27 mila abitanti che mi ha accolto con spiagge splendide, cultura e quell’energia caraibica che conquista subito. Il programma prevedeva la visita a quattro siti di grande interesse, con una pausa pranzo speciale sull’isolotto di Gosier, a poche centinaia di metri dalla spiaggia della Dacha. Luoghi che avevo già conosciuto nel mio precedente viaggio e che desideravo rivedere. Il primo sito, raggiunto nonostante una leggera pioggerellina, è stato il Parco del Ravine du Chemin Pavé, un angolo di natura lussureggiante dove il tempo sembra rallentare. All’ombra dei carbet, davanti a stagni popolati da molluschi e pesci, mi sono concesso un momento di puro relax, immerso in un silenzio vivo e rigenerante. Il luogo è spesso meta di scolaresche locali. Poi ho visitato il Museo dei Costumi e delle Tradizioni, fondato dai coniugi Camelie e Claude Bausivoir: una vera macchina del tempo che, attraverso abiti, oggetti e scene di vita quotidiana, racconta le antiche civiltà afro-indiane e caraibiche. Ascoltare la signora Camelie, donna forte e orgogliosa delle tradizioni creole, è stato come sfogliare un libro di storia animato da colori e identità. Dopo una splendida pausa pranzo sull’isolotto, mi sono diretto verso la Grande Baia, nella località di Bas du Fort, dominata dal Forte Fleur d’Épée, il monumento storico più importante di Gosier. Un po’ abbandonata a sé stessa, la baia non mi ha colpito, nonostante le acque celesti: in alcuni punti il litorale era frequentato da gente poco raccomandabile. Deluso, ho lasciato la Marina di Gosier e ho raggiunto l’Acquario della Guadalupa. Le sue 50 vasche dedicate agli ecosistemi marini dell’arcipelago mi hanno immerso in un mondo sottomarino ricco di colori e creature sorprendenti, come una splendida tartaruga che nuotava tranquilla tra i visitatori. In sintesi, una giornata intensa e appagante, con l’unica delusione della Grande Baia. Nel tardo pomeriggio, dopo aver ammirato il tradizionale mercatino di St. Anne, esplosione di colori, aromi e sapori, ho deciso di rientrare per una rigenerante doccia. A domani, con una nuova avventura. Camelie Bausivoir - Museo delle Arti e dei Costumi Galleria fotografica completa sulla pagina Facebook Enjoy Guadalupa
- Diario di viaggio 2026. 24 gennaio
Grande-Terre: un giorno tra paradisi silenziosi e storia viva Anche questa giornata è volta al termine, e come di consuetudine, eccomi qui a raccontare questa nuova esperienza. Il tour odierno mi ha visto toccare diverse spiagge del litorale di Gosier, fermarmi nel caratteristico porto di pescatori di Saint-Felix, quindi raggiungere la città di Les Abymes per visitare la favolosa casa delle mangrovie di Taonaba e le statue di due importanti figure della lotta alla schiavitù, la Mulâtresse Solitude e Joseph Ignace. Sulla via del ritorno, invece, fuori dal mio programma, ho scoperto la graziosa ansa Vinaigri, quest’oggi battuta un fastidioso vento. Infine, ho raggiunto Sainte Anne, e, attirato da un mare che per le sue tinte somigliava alle Maldive, mi sono concesso un rigenerante bagno. Ma andiamo per ordine. La prima tappa odierna è stata la magnifica spiaggia di Petit Havre, a pochi chilometri da Gosier. Un angolo di paradiso che mi ha accolto con acque celesti e una sabbia chiarissima, punteggiata da palme di cocco che sembravano disegnate apposta per completare il quadro tropicale. È uno di quei luoghi in cui ti basta un respiro per capire che la giornata ha preso la piega giusta. Questo lido confina con l’Ansa Jaques, un’altra piccola spiaggia, un po’ selvaggia, ma dalle acque turchesi, raccolta e silenziosa, dove il mare ha mostrato sfumature quasi irreali. Da lì, qualche chilometro più in là, ho raggiunto la la spiaggia des Salines. Un vero paradiso per surfisti ed escursionisti, grazie alla sua rete di sentieri che si snodano lungo tutto il litorale di Gosier. La tappa successiva è stata il tipico porto di pesca di Saint-Félix, un luogo autentico, dove il tempo sembra scorrere più lentamente e il profumo del mare si è mescolato a quello delle barche appena rientrate. Qui ho avuto il piacere di notare la presenza di una scuola di ballo caraibico con tanto di signore attempate che a ritmo di tamburo danzavano il Gwo-ka, un ballo ancestrale risalente agli schiavi d’Africa. Il tempo, anche oggi inclemente, mi ha concesso poco tempo per ammirare la vicina spiaggia di Saint-Felix, tanto che, messomi al riparo della pioggia sotto una tettoia a destinata alla protezione delle imbarcazioni da pesca, ho consumato il mio pasto. Subito dopo, ho raggiunto la città di Abymes, nota per l’aeroporto internazionale, il Morne Calvaire — unico percorso di pellegrinaggio dell’isola — e il monumento commemorativo del Morne de la Mémoire, un sito carico di significato dedicato alla memoria della schiavitù e ai sacrifici compiuti dagli antenati per conquistare la libertà. Nella considerazione che questi siti li avevo già visitati nel precedente viaggio, il mio interesse per la città di Les Abymes si è concentrato sulla Casa delle Mangrovie di Taonaba, un centro creato per valorizzare le aree costiere ricche di mangrovie e foreste paludose. Inserita dal 1994 nella Riserva mondiale della biosfera del Grand-Cul-de-Sac Marin, questa struttura mi ha permesso di scoprire un ecosistema fragile e prezioso, fondamentale per la vita dell’arcipelago. Infatti, dopo aver superato il Centro direzionale mi sono portato sulle tipiche passerelle in legno adagiate sul terreno paludoso per scoprire, lungo un itinerario completamente ricavato all’interno dell’area lussureggiante, le meraviglie di questa foresta umida. Un’esperienza unica e sensazionale per l’ambiente, la tipologia di passarelle presenti, e la modalità di visita della foresta. La giornata è quindi proseguita con la visita alle statue dedicate ai protagonisti della lotta contro la schiavitù, come la Mulâtresse Solitude e Joseph Ignace. Figure coraggiose, la cui memoria continua a ispirare l’identità e la storia della Guadalupa. La via di ritorno, come anticipato, l’ho dedicata alla scoperta dell’ansa Vinaigri, un’ansa piccola e riservata, e a un rigenerante bagno a Sainte-Anne nella splendida spiaggia del borgo, oggi illuminata da un sole caldissimo e da un mare caldo e trasparente. Un’altra giornata intensa, fatta di mare, natura e memoria. Una di quelle che ti restano dentro, perché ti ricordano che ogni viaggio è anche un incontro con le storie che un luogo custodisce. Casa delle Mangrovie di Taonaba Galleria fotografica completa sulla pagina Facebook Enjoy Guadalupa
- Diario di viaggio 2026: il programma
27 giorni in Guadalupa : il mio viaggio tra isole, natura e avventura Sta per iniziare una nuova avventura: 27 giorni attraverso le meraviglie dell’arcipelago della Guadalupa, un viaggio che sarà fatto di natura selvaggia, storia, incontri e scoperte. Un itinerario che attraversa più isole, ognuna con la sua anima, i suoi colori, la sua luce. Basse-Terre – Foreste tropicali, cascate, canyon, sentieri che profumano di terra umida e vento caldo. Qui esplorerò luoghi iconici come il Canyon Moustique, il Parc National, le Chutes du Carbet e le spiagge nere vulcaniche. Grande-Terre – Scogliere bianche, lagune turchesi, vento dell’Atlantico e villaggi pieni di vita. Sarà il cuore delle mie giornate tra cultura creola, mercati e spiagge da cartolina. Marie-Galante – L’isola del rum, dei mulini e delle spiagge infinite. Un salto indietro nel tempo, dove la Guadalupa mostra il suo volto più autentico e lento. Les Saintes – Un gioiello sospeso sul mare. Baie perfette, forti storici, panorami che sembrano dipinti. La Désirade – L’isola più antica dei Caraibi, selvaggia e silenziosa, dove il tempo scorre al ritmo delle onde. Îlets e riserve naturali – Escursioni in mare, snorkeling, fondali trasparenti e incontri con la fauna marina. Sarà un viaggio fatto di storie, reportage, fotografie, video e scoperte quotidiane, che condividerò passo dopo passo su #Enjoy Guadalupa . Obiettivo del viaggio: raccontare l’arcipelago in modo autentico, esplorare luoghi meno conosciuti, valorizzare natura, cultura e memoria creola. Seguimi per vivere insieme questa avventura: spiagge, foreste, canyon, isole, sapori, incontri e tanta Guadalupa vera. Pronti a partire con me? www.enjoyguadalupa.com
- Guadalupa tour 2026
Amici di Enjoy Guadalupa , un caro saluto. Il nostro volo sulle ali della farfalla caraibica sta per riprendere. Torniamo a sorvolare il meraviglioso arcipelago d’Oltremare francese con lo stesso entusiasmo che ci aveva travolti la prima volta, quando scoprimmo le isole di Grande‑Terre, Basse‑Terre, La Désirade, Marie‑Galante, Les Saintes e Petite‑Terre. Il fascino di queste gemme sospese tra Atlantico e Mar dei Caraibi fu un colpo di fulmine. Un amore immediato, potente, che ancora oggi continua a vibrare e a spingermi verso nuovi orizzonti, nuove emozioni, nuovi luoghi da raccontare. Ed è proprio questo amore, rimasto intatto dopo quattro anni, che mi permette di aprire una nuova pagina del diario di viaggio 2026: un capitolo fatto di avventure, scoperte e storie che arricchiranno la conoscenza di questo straordinario territorio d’Oltremare. La Guadalupa è un mosaico vivo: conserva i segni indelebili del suo passato legato alla schiavitù e alle deportazioni, custodisce una natura che dà il meglio di sé nelle sue riserve marine e terrestri, e regala litorali da sogno, dove spiagge splendide incontrano un mare che sembra non finire mai. Un vero angolo di paradiso, ricco di storia e bellezza, capace di emozionare in modi sempre diversi e di offrire esperienze indimenticabili. Il viaggio sta per cominciare. Per ventisette giorni esplorerò e documenterò oltre 150 siti in tutto l’arcipelago, seguendo un programma preparato nei mesi scorsi con cura e passione. Adesso non mi resta che salutarvi… e invitarvi a seguirmi in questa nuova, incredibile avventura. La farfalla caraibica sta per spiegare di nuovo le sue ali. Stefano
- I murales della Guadalupa
I Murales della Guadalupa riflettono la ricca storia e la complessa identità culturale dell'isola, esprimendo temi sociali, post-coloniali e identitari. Questa tradizione artistica urbana nasce dalla fusione di influenze africane, francesi e caraibiche, visibili nell'architettura, nella musica e nelle arti visive locali. A Pointe-à-Pitre , in particolare, i murales adornano le pareti degli edifici, rappresentando scene di vita quotidiana, figure storiche e simboli culturali che raccontano le storie degli antenati e le lotte per l'indipendenza. Sito di riferimento di questa arte è il Centre des Arts et de la Culture , uno dei tesori nascosti più affascinanti della città, occupato l'edificio con un’occupazione non violenta tenutasi nel 2021 grazie al Kolèktif Awtis Rézistans , un collettivo di artisti in resistenza formato da circa cento artisti di varie discipline che, nonostante l’abbandono delle istituzioni, riesce a trasformare l’insicurezza in un’opportunità creativa. Questi dipinti, presenti comunque su tutte le isole della Guadalupa , non sono solo decorazioni urbane, ma anche strumenti di educazione e consapevolezza sociale. L’arte di strada trasforma pareti degradate in opere che abbelliscono le città e migliorano la qualità della vita. I Murales affrontano temi sociali, rafforzano il senso di comunità e valorizzano l’identità culturale, rendendo gli spazi urbani più vivaci e coinvolgenti. L’arte urbana diventa così un potente strumento di rigenerazione e bellezza condivisa. La storia della street art in Guadalupa è ricca e diversificata, con molti artisti di talento che sono emersi da questa isola caraibica, e in loro onore, nel corso dell’anno, molti sono gli eventi che vengono organizzati dalle tante associazioni culturali presenti sull’arcipelago. A Pointe-a-Pitre, è possibile fare un tour in tuk tuk tra le vie della città attraverso l’agenzia turististica locale Pousse pousse Ti Balad Peyi. L'arte dei Murales | Enjoy Guadalupa Ecoute le podcast: https://open.spotify.com/episode/3Mx6edsN5qJq3ymYyXXLpf?si=cGCxbqZMTWOIAP4-qtSCNA
- Il Carnevale 2026 alla Guadalupa
Se c’è una festa popolare molto sentita nell’arcipelago della Guadalupa , quella del Carnevale rappresenta un vero e proprio evento folcloristico unico nel suo genere, in grado, ogni anno di attirare dai 60.000 ai 150.000 spettatori. Introdotto intorno al XVII secolo dagli europei cattolici che s’insediarono in questo fantastico angolo dei Caraibi, il periodo dei festeggiamenti inizia con l’Epifania e termina il mercoledì delle Ceneri . Un arco di tempo abbastanza ampio durante il quale, canti, musica travolgente e ritmata, e sfilate di differenti gruppi, ciascuno con il proprio carro, costume e coreografia, lascia spazio ad un’esplosione di euforia collettiva. Per i locali, il carnevale alla Guadalupa rappresenta una celebrazione sentita, per i turisti uno spettacolo da non perdere, capace di mantenere sempre vive tradizioni centenarie, non solo sulle due principali isole dell’arcipelago, Grande-Terre e Basse-Terre , ma anche su quelle minori di Marie-Galante , La Dèsirade e Les Saintes . Molti i momenti durante i quali i festeggiamenti riservano spettacoli significativi messi in campo dall’Associazione organizzatrice, la Groupement pour la Culture et le Carnaval in Région Pointoise . Tra questi la Grande sfilata della domenica grassa a Pointe-à-Pitre; la parta in pigiamo del giorno successivo e la sfilata des Marchandes a Basse-Terre e quella notturna a Saint-François. Ed ancora la Giga parade del martedì grasso a Basse-Terre, ed infine la sfilata del bianco e nero, con l’incenerimento del fantoccio re Varal , simbolo degli avvenimenti dolorosi dell’anno trascorso, del mercoledì grasso, ultimo atto del Carnevale guadalupense. Ed in questo caleidoscopio di suoni, danze e colori durante il quale personaggi emblematici come re, regine, diavoli e svariate maschere simboliche trascinati dal ritmo tipico della Guadalupa, il Gwo Ka , danno vita ad atmosfere inebrianti e divertenti, il Carnevale offre altresì l’opportunità di gustare i piatti tipici di questo periodo, come il sinoball , ovvero una granita ricoperta di sciroppo di menta, granatina o orzata e i beignets di Carnevale. Il Carnevale | Enjoy Guadalupa Ascolta il podcast: https://music.amazon.it/podcasts/e1b9fd77-5a56-4060-ac3e-a7fcfcd96c19/episodes/e6be3e3a-e9c1-412f-8638-f2205a284b86/cinq-bonnes-raisons-de-d%C3%A9couvrir-la-guadaloupe-masques-cr%C3%A8ole-plong%C3%A9e-dans-le-carneval-guadeloup%C3%A9en
- La fauna della Guadalupa
La Guadalupa sorprende con una fauna ricca e affascinante, soprattutto marina Tra colibrì coloratissimi, pellicani, iguane protette e gechi, la natura è ovunque! Sotto il mare è ancora più spettacolare: tartarughe marine, pesci tropicali, razze, delfini e, in alcune stagioni, persino balene Luoghi come il Parco Nazionale della Guadalupa e la Riserva marina Grand-Cul-de-Sac-Marin proteggono questo incredibile ecosistema. Un’isola dove la biodiversità è un vero tesoro. Il Parco Nazionale della Guadalupa , creato nel 1989 sull’isola di Basse-Terre , è il primo parco nazionale francese d’oltremare. La sua missione è proteggere la natura antillese, dalla foresta tropicale agli ambienti marini. Si estende per circa 22.000 ettari, di cui 17.300 di foresta e 3.700 di zone umide e marine. Al suo interno si trovano alcuni dei luoghi naturali più spettacolari dell’isola: il vulcano Soufrière , vetta più alta delle Piccole Antille (1.467 m), le cascate del Carbet e la riserva del Grand Cul-de-Sac Marin . Oltre 300 km di sentieri permettono di esplorare questo patrimonio, ricco anche di fauna locale come procioni, manguste, colibrì, pellicani neri e fasmidi. Lungo la route de la Traversée si incontra la Maison de la Forêt , punto ideale per conoscere meglio questa natura lussureggiante. Nelle vicinanze si trovano un’area picnic sul fiume Bras-David e un breve sentiero su passerella. Poco più avanti, verso Petit-Bourg , parte il facile percorso che conduce alla cascata aux Écrevisses , raggiungibile in pochi minuti a piedi e immersa in una splendida cornice verde. La riserva naturale di Grand-Cul-de-Sac-Marin è un simbolo della ricchezza naturale della Guadalupa e un’importante area protetta che si estende su 15.000 ettari, collega le isole di Basse-Terre e Grande-Terre. Essa comprende laghi, mangrovie, isolotti protetti e ospita numerose specie marine, tra cui 255 specie di pesci e 50 coralli, oltre a 78 specie di uccelli, alcune endemiche, dove mangrovie e barriere coralline svolgono un ruolo vitale nel mantenimento dell’equilibrio ambientale. La riserva Grand-Cul-de-Sac-Marin è delimitata da una barriera corallina lunga 25 km e, sul versante terrestre, dalla più vasta fascia di mangrovie delle Piccole Antille , rappresentando così un importante serbatoio di biodiversità. Le zone umide costiere proteggono la costa dall’azione delle onde, filtrano le acque di ruscellamento, immagazzinano l’acqua proveniente da piogge cicloniche eccezionali e ospitano numerose specie di uccelli migratori. La poca profondità delle acque favorisce la crescita di estese praterie di fanerogame marine (piante con fiori), che fungono da aree nursery per molte specie di pesci, crostacei e molluschi. La preservazione del Grand-Cul-de-Sac-Marin affronta sfide legate a inquinamento e turismo non regolamentato, che minacciano questo fragile ecosistema. Gli sforzi di conservazione includono sensibilizzazione, restauro degli habitat, rafforzamento delle normative e collaborazione tra autorità, ricercatori e ONG, oltre a programmi educativi per le future generazioni. Questo ecosistema ricco e variegato è un importante esempio di tutela ambientale, che preserva l’equilibrio tra terra e mare, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva nella natura. www.enjoyguadalupa.com Podcast: Riserva Marina Grand-Cul-Sac-Marin: La Riserva Naturale del Grand-... - I tesori della Guadalupa - Les Trésors de la Guadeloupe - Apple Podcasts Podcast: Parco Nazionale della Guadalupa: Ombre di fumo e salti d’acqua:... - I tesori della Guadalupa - Les Trésors de la Guadeloupe - Apple Podcasts












