La rotta degli schiavi - Piantagione Beausoleil - Cuore storico della schiavitù, della memoria
- Stefano

- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
La Piantagione Beausoleil, situata nella sezione Montéran di Saint‑Claude, ai piedi della Soufrière, è uno dei luoghi più significativi della memoria coloniale della Guadalupa e una tappa fondamentale del circuito UNESCO “La Route de l’Esclave – Traces-Mémoires en Guadeloupe”, dedicato alla comprensione e alla valorizzazione dei luoghi legati alla storia della schiavitù nell’arcipelago. Il dominio, che si estendeva su 30.000 m² e comprendeva un vasto territorio agricolo di 120 ettari, conserva ancora oggi cinque edifici in uno stato di conservazione relativamente buono, testimonianze preziose dell’organizzazione economica e sociale delle grandi piantagioni coloniali. Le origini della tenuta non sono completamente note, ma gli archivi indicano che Beausoleil appartenne alla famiglia De Montéran almeno dall’ultimo quarto del XVII secolo, periodo in cui circa cento persone schiavizzate lavoravano quotidianamente alla produzione agricola. Nel 1755, la proprietà fu ereditata da Antoine Le Pelletier tramite il suo padrino, Monsieur Bourdaise de Montéran, figura influente della società coloniale. Durante la Rivoluzione francese, i proprietari emigrarono e l’habitation fu sequestrata, continuando a funzionare con 142 “cultivateurs” schiavizzati, segno della continuità economica del sistema schiavista anche in periodi di instabilità politica. Nel 1835, Beausoleil era una delle piantagioni più importanti della Basse‑Terre: produceva zucchero e rum, e ospitava 147 schiavi alloggiati in 53–56 case con fondazioni in muratura, pareti in assi di legno e tetti in paglia, secondo gli inventari dell’epoca. Con l’abolizione definitiva della schiavitù nel 1848, i 163 schiavi emancipati scelsero di rimanere nella piantagione e di continuare a lavorare sotto contratto, un dato che testimonia la centralità economica e sociale del sito. Nel 1850, solo 55 lavoratori rimasero al servizio dell’ereditiera Madame Le Pelletier de Montéran, che fondò una società con loro, garantendo alloggi, piccoli giardini e un salario pari a un terzo della produzione di zucchero. Dopo la morte di Madame Le Pelletier de Montéran nel 1878, la proprietà passò ai suoi nipoti e fu venduta pochi anni dopo, mentre la sucrerie continuò a funzionare fino alla fine del XIX secolo. Dal 2009, la piantagione è proprietà del Conseil Général de la Guadeloupe, che ha avviato un progetto di valorizzazione culturale: nel 2012, la Direction des Affaires Culturelles et du Patrimoine si è installata nel sito, e dal 2015 Beausoleil ospita un Fondo di Arte Contemporanea, trasformandosi progressivamente in un centro culturale e artistico dedicato alla memoria, alla creazione e alla ricerca storica. Inserita tra i 17 siti patrimoniali del circuito memoriale, Beausoleil svolge un ruolo centrale nel progetto UNESCO “La Route de l’Esclave”, che mira a identificare, proteggere e far conoscere a livello mondiale i luoghi legati alla storia della tratta, della schiavitù e delle resistenze afro‑discendenti. Oggi la Piantagione Beausoleil è un luogo di memoria vivo, dove le tracce del passato coloniale si intrecciano con iniziative culturali contemporanee, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva nella storia della Guadalupa, nella brutalità del sistema schiavista e nella resilienza delle comunità che vi hanno vissuto, lavorato e resistito. La visita è gratuita, disponibile dal lunedì al venerdì, con tour libero e prenotazione consigliata per gruppi o per chi desidera approfondimenti guidati; l’ingresso si trova presso Habitation Beausoleil, Section Montéran, 97120 Rue Madame de Montéran, Saint‑Claude, Guadalupa, con apertura dalle 9:00 alle 11:00, per una durata media di 1–2 ore. Visitare Beausoleil significa camminare tra edifici storici, paesaggi agricoli e testimonianze architettoniche che raccontano secoli di lavoro forzato, trasformazioni sociali e lotte per la libertà, scoprendo uno dei luoghi più autentici e toccanti del patrimonio guadalupense.





Commenti