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La rotta degli schiavi - Cimitero di Santa Margherita

  • Immagine del redattore: Stefano
    Stefano
  • 1 ora fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Le Moule. Il sito archeologico più documentato delle Antille. Un luogo di memoria che continua a parlare. Il cimitero di Ansa Sainte‑Marguerite, sulla costa di Le Moule, è uno dei più vasti cimiteri di schiavi mai portati alla luce nelle Americhe. Tutto ebbe inizio dopo i cicloni Luis e Marilyn del 1995 e 1996, quando il mare mise a nudo ossa umane sulla spiaggia, minacciata dall’erosione. Questa scoperta portò a una grande operazione archeologica tra il 1997 e il 2002. Gli archeo‑antropologi riportarono alla luce un vasto complesso funerario, sovrapposto a un antico sito amerindio. La presenza di corpi deposti supini in casse di legno, orientati secondo i riti cristiani, permise di attribuire il sito senza dubbio alla periodo coloniale. La sua estensione eccezionale — con centinaia di tombe stimate — rese possibile uno studio approfondito sulle pratiche funerarie, sulle condizioni di vita e sullo stato sanitario della popolazione schiavizzata. La posizione del cimitero, isolato su una spiaggia lontana da luoghi di culto, in una regione dominata dalla coltivazione della canna da zucchero, confermò l’ipotesi: si trattava di un cimitero di schiavi. Alla fine del XVIII secolo, nel nord di Grande‑Terre, quasi il 90% della popolazione era composta da persone ridotte in schiavitù. Due settori, due storie, un’unica memoria Le ricerche hanno messo in luce due aree distinte: Settore sud — tombe orientate in modo irregolare, con casse di legno utilizzate in meno della metà dei casi. Questa disorganizzazione suggerisce che, prima della prima abolizione del 1794, non tutti gli schiavi venivano battezzati, nonostante il Code Noir lo raccomandasse. Settore nord — sepolture ordinate, con la testa rivolta a ovest secondo il rito cristiano, e la presenza di oggetti religiosi come rosari. Origini africane, identità spezzate Le analisi antropologiche hanno rivelato caratteristiche morfologiche africane e pratiche culturali proibite nelle colonie, come le mutilazioni dentarie (denti anteriori limati a punta), tipiche di alcuni riti di passaggio dell’Africa occidentale. La loro presenza indica che molti individui erano nati in Africa e deportati in giovane età o durante l’adolescenza. Gli studi biologici hanno inoltre evidenziato segni di lavori estremamente pesanti, condizioni igieniche precarie e una forte incidenza di tubercolosi, testimonianza delle durissime condizioni di vita imposte alle persone schiavizzate. Un sito fondamentale per la memoria delle Antille Sebbene non sia stato completamente esplorato, il cimitero di Ansa Sainte‑Marguerite è oggi il sito più documentato sulla storia della schiavitù in tutte le Antille. Fa parte del percorso memoriale La Route de l’Esclave – Traces‑Mémoires, promosso dal Consiglio Generale della Guadalupa, che valorizza i luoghi simbolo della storia e della resistenza. Camminare su questa spiaggia significa attraversare un luogo dove la memoria affiora dal silenzio, fragile e potente, e ci invita a ricordare ciò che non deve essere dimenticato.


 
 
 

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Il piacere di raccontare le bellezze di un arcipelago caraibico dalle mille sfaccettature dove spiagge magnifiche, una natura lussureggiante, paesaggi mozzafiato e una storia millenaria, fanno della Guadalupa un paradiso tropicale da scoprire e vivere armonicamente a stretto contatto con la verve di un popolo dalle chiare origini creole.

Stefano di Enjoy Guadalupa

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