Diario di viaggio 2026. 25 gennaio
- Stefano

- 27 gen
- Tempo di lettura: 2 min
Spiagge, storia e meraviglie paesaggistiche: St. François tra emozioni e scoperte.
Anche oggi la giornata è iniziata prestissimo. Il fuso orario continua a farsi sentire e le notti diventano sempre più brevi. Alle quattro ero già sveglio e, nell’attesa delle sette, ho sistemato appunti, foto, video e rifatto le valigie per raggiungere St. François.
Questa cittadina di oltre 12.000 abitanti si trova all’inizio di una lingua di terra che arriva fino alla punta sud‑est di Grande‑Terre. Da qui partono i collegamenti per Marie‑Galante, La Désirade e Petite‑Terre. Ospita un grande porto turistico, un museo delle belle arti e una miriade di spiagge e panorami da cartolina. Lungo gli otto chilometri della litoranea D118 si susseguono resort, un campo da golf, un aerodromo e scorci spettacolari come Pointe‑des‑Châteaux.
La prima tappa, ancora nel territorio di Sainte‑Anne, è stata la splendida Anse de Gros Sable, amata dai surfisti e perfetta per chi cerca pace e autenticità. Qui ho respirato l’energia dell’oceano e la serenità di un luogo ancora intatto.
Poi il tour ha assunto un tono più culturale. Prima tappa: il Memoriale degli schiavi, un monumento imponente a forma di grande libro aperto, con parole e simboli che ricordano le sofferenze degli africani deportati. Un luogo che invita al silenzio e alla riflessione.
Subito dopo, il Museo delle Belle Arti, il primo delle Antille Francesi dedicato al patrimonio artistico locale dal XVI secolo a oggi. Un viaggio affascinante tra opere e identità. Qui ho avuto il piacere di incontrare l’artista Lucol Fèlie Lina, con cui ho scambiato qualche parola davanti a una sua opera esposta.
La mattinata si è conclusa sulla meravigliosa spiaggia Lagon, un piccolo paradiso per gli sport velici. Nonostante il vento, la bellezza era indescrivibile: palme, sabbia chiarissima, acque che sfumavano dal verde smeraldo al celeste. Qui ho pranzato e mi sono goduto un momento di puro relax all’ombra di una palmetta.
Nel pomeriggio, prima tappa a La Douche, dove le onde si infrangono sugli scogli creando vigorose docce naturali: un’esperienza semplice ma piacevolissima, soprattutto con 29‑30 gradi costanti.
Poi la visita al Museo Creolo‑Indiano, una struttura coloratissima che ricostruisce 4.000 anni di storia attraverso scenografie immersive: civiltà precolombiane, pirateria, interni creoli, anni ’40‑’50, colonia e piantagioni. La mostra permanente “4000 anni di storia” espone una collezione unica al mondo, arricchita da opere di artisti guadalupensi e grandi maestri haitiani.
L’ultima tappa della giornata è stata Pointe des Châteaux. Dalla croce che domina le scogliere ho ammirato un panorama mozzafiato: l’immensità del mare, l’isola della Désirade e, ai miei piedi, le spiagge dalle anime diverse — la calma Anse des Salines e la più agitata Anse des Châteaux.
La giornata si è chiusa così, con il vento che accarezza il volto e panorami che sembrano scolpiti nella memoria. Ogni luogo visitato ha aggiunto un tassello a questo viaggio fatto di emozioni, storia e bellezza.
Ora è tempo di riposare: domani mi attende La Désirade, l’isola degli “indesiderati”, segnata da un passato difficile tra deportazioni e isolamento dei lebbrosi.
Un nuovo capitolo sta per aprirsi… e non vedo l’ora di viverlo, passo dopo passo, lasciandomi guidare ancora una volta dalla magia della Guadalupa.

Museo Creolo‑Indiano




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