La rotta degli schiavi - Zuccherificio Belmont
- Stefano

- 53 minuti fa
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Belmont: lo zuccherificio antico di Trois‑Rivières, memoria della schiavitù nel sud di Basse‑Terre
Nel territorio di Trois‑Rivières, sul versante meridionale di Basse‑Terre, si trova uno dei siti più antichi e significativi della storia coloniale della Guadalupa: l’Abitazione Belmont, un complesso agricolo che affonda le sue radici nei primissimi decenni della colonizzazione francese. La sua posizione, leggermente arretrata rispetto alla costa e immersa nella vegetazione tropicale, rivela ancora oggi un passato fatto di produzione dello zucchero, lavoro forzato e vita quotidiana degli schiavi che vi furono impiegati per oltre due secoli.
Le prime testimonianze documentarie risalgono al 1660, quando nella proprietà lavoravano sia coloni bianchi sia schiavi africani. Il numero degli schiavi aumentò rapidamente: 17 nel 1664, 45 nel 1671, 77 nel 1687, fino a raggiungere 214 schiavi alla vigilia della Rivoluzione francese. Questo incremento testimonia l’espansione della produzione e l’importanza crescente dello zuccherificio Belmont nella giovane economia dell’isola.
Nel corso del XVIII secolo la proprietà fu venduta più volte, in particolare nel 1752 e nel 1772, ma rimase stabilmente legata alla famiglia Botreau‑Roussel, che ne mantenne la gestione per circa due secoli. L’abitazione produceva zucchero, manioca e mais, e disponeva di una sucrerie con quattro caldaie, elemento che testimonia la sua rilevanza nella produzione dello zucchero grezzo. Il processo richiedeva forza lavoro numerosa e condizioni di lavoro estremamente dure: gli schiavi erano impiegati nei campi di canna, nelle fasi di taglio, trasporto, macinazione e bollitura del succo, spesso in ambienti saturi di calore, vapore e rumori assordanti.
Tra i resti più significativi ancora visibili oggi, sparsi su diversi appezzamenti privati, spicca la prigione in muratura del XVIII secolo, uno dei pochi edifici di questo tipo sopravvissuti in Guadalupa. La prigione, costruita con pietre locali e dotato di una sola apertura, era utilizzato per rinchiudere gli schiavi puniti dal padrone dell’abitazione. All’interno si conserva ancora una panca in muratura, sulla quale gli schiavi venivano costretti a sedere o a sdraiarsi durante la detenzione. La struttura, di circa 4 m², è oggi uno dei simboli più forti della memoria della schiavitù nella regione.
La posizione del sito Belmont è particolarmente significativa: si trova nell’entroterra di Trois‑Rivières, lungo chemin de rousse, non lontano dalle antiche vie di comunicazione che collegavano la costa ai terreni agricoli. La zona, caratterizzata da suoli fertili e da un microclima favorevole alla coltivazione della canna da zucchero, fu scelta dai coloni proprio per la sua capacità di garantire produzioni costanti. L’Abitazione disponeva anche di un magazzino costiero, un magazzino costiero utilizzato per lo stoccaggio e il trasporto dei prodotti verso le navi.
Oggi Belmont è un luogo di memoria fondamentale della Route de l’Esclave – Traces de Mémoire, perché permette di comprendere in modo diretto e tangibile la vita quotidiana degli schiavi nelle piantagioni di zucchero, il sistema economico che li sfruttava e le dinamiche sociali che hanno plasmato la storia della Guadalupa. Camminare tra i resti dell’Abitazione significa confrontarsi con un passato complesso, fatto di sofferenza ma anche di resilienza, e riconoscere l’importanza di preservare questi luoghi affinché la loro storia non venga dimenticata.
Belmont non è solo un sito archeologico: è un frammento di memoria che resiste nel paesaggio, un luogo dove le pietre parlano ancora e dove la storia della schiavitù si intreccia con la bellezza naturale di Trois‑Rivières. È un luogo che invita a riflettere, a comprendere e a ricordare.





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