Search Results
192 risultati trovati con una ricerca vuota
- Diario di viaggio 2026. 7 febbraio
Un mosaico di storia e natura: l’avventura verso Trois-Rivières e Vieux-Fort Un mosaïque d’histoire et de nature: l’aventure vers Trois-Rivières et Vieux-Fort Carissimi buongiorno, questo viaggio continua a regalarmi emozioni intense e soddisfazioni profonde. Ogni giornata aggiunge un tassello prezioso al mosaico della mia esperienza in Guadalupa, e la sensazione è che il meglio debba ancora arrivare. Il programma rimane ricco e impegnativo, ma proprio per questo carico di attese e sorprese. Oggi a Trois-Rivières ho affrontato prima un percorso che intreccia natura e storia: l’escursione sul sentiero escursionistico di Grande Pointe, con le vestigia del XVIII secolo, le rocce incise che richiamano i petroglifi delle Roches Gravées, l’antico mulino a vento restaurato, i resti dell’abitazione legata alla produzione dello zucchero e la batteria di cannoni con la piccola polveriera, successivamente sono andato a verificare se il Parco archeologico del Roches Gravèes è ancora in ristrutturazione. Alle 7:30 ero già in auto, pronto a percorrere i quindici chilometri che mi separavano dall’Ansa Duquery, porta d’ingresso a questa avventura. Il meteo, ancora una volta, mi ha regalato condizioni ottimali: cielo limpido e temperatura sui 23 gradi. Dopo aver parcheggiato mi sono subito diretto sul sentiero che conduce ai citati siti storici. La discesa verso il fiume La Coulisse ha subito acceso l’adrenalina: acqua veloce, fondo scivoloso, attenzione massima. Poco dopo ho raggiunto l’Anse aux Galets, dove una passerella in legno abbraccia un gruppo di pietre incise. Cinque petroglifi ben visibili, tra cui la celebre pietra della donna che partorisce, mi hanno accolto come un palcoscenico naturale. Attorno, altre incisioni precolombiane confermano come questa terra sia un museo a cielo aperto. Il sentiero mi ha condotto poi al vecchio mulino a vento, ultimo ancora in piedi di Basse-Terre, trasformato in mulino ad acqua dopo il ciclone del 1825. Poco più avanti, i resti delle abitazioni degli schiavi, ormai quasi inghiottiti dalla vegetazione, hanno aggiunto un tocco di malinconia. Superate queste vestigia, il sentiero si è aperto su ampie aree panoramiche, fino alla polveriera e infine alla Grande Pointe, con due cannoni puntati verso il mare, testimonianza della posizione strategica di Trois-Rivières sul canale delle Saintes. Il ritorno lungo il sentiero è stato percorso con passo sicuro e la soddisfazione di chi ha vissuto un itinerario ricco e vario. Raggiunta l’auto, mi sono diretto verso Trois-Rivières per visitare il centro e poi capire se il parco archeologico delle Roches Gravées era effettivamente ancora chiuso come appreso dal web. Già nel 2022 il sito era chiuso per lavori, ma una mia incursione mi aveva permesso di ammirare oltre 230 incisioni rupestri, datate tra il 300 e l’800 d.C., immerse in un ambiente tropicale fiabesco. Giunto sul posto, ho constatato che nulla era cambiato: scoraggiato, ma deciso, ho superata una fatiscente rete di protezione, e mi sono avventurato di nuovo all’interno per ammirare questo spettacolo che, in tutta la Guadalupa, non ha eguali. Lasciato il parco archeologico, riprendo l’auto in direzione di Vieux-Fort. È mezzogiorno e il sole picchia forte: il caldo secco si fa sentire e, insieme alla stanchezza, arrivano i primi morsi della fame. Mi fermo in un tipico ristorantino di Trois-Rivières, affacciato su Grande Anse, splendida spiaggia di sabbia nera punteggiata da palme di cocco, dalla quale, in lontananza, è possibile ammirare lo stupendo arcipelago di Les Saintes. La scelta si rivela perfetta: esordisco con fragranti Accras, seguiti da un piatto di poulet alla brace con insalata e patatine, il tutto accompagnato da una birra locale fresca e leggera. Rinfrancato, riprendo il cammino verso Vieux-Fort, borgo dalla lunga storia. Prima dell’arrivo dei francesi era abitato dagli Amerindi. Nel 1635 Charles Liénart de l’Olive e Jean Du Plessis sbarcarono con 550 uomini e missionari domenicani, scegliendo questa zona per costruire un primo forte. Nel 1650 Houel edificò un nuovo forte, chiamato Vieux-Fort l’Olive, ma i conflitti con gli indigeni portarono a sanguinose guerriglie. Solo nel 1660 un trattato di pace pose fine alla guerra, relegando gli Amerindi nelle zone più aride. Vieux-Fort divenne così un punto strategico di difesa contro gli inglesi, ma nel 1703 il forte fu distrutto durante un assalto britannico. Con il Trattato di Parigi del 1763 la Guadalupa tornò alla Francia, e nel 1837 Vieux-Fort divenne comune. Passeggiando nel centro, raggiungo la chiesa Saint-Albert, che custodisce il più antico campanile della Guadalupa. Accanto si trova il municipio e, provvisoriamente, il celebre centro di ricamo, fondato nel 1980. Qui le donne del paese perpetuano un’arte antica introdotta da Madame de La Fayolle, favorita della regina Anna d’Austria. Entrare in questo atelier significa immergersi in un mondo di fili e trame delicate, dove ogni tessuto diventa opera d’arte. Spostandomi di circa un chilometro e mezzo dal municipio raggiungo la zona del grande faro, i resti della fortificazione de l’Olive e l’ansa Dupuy con il suo pittoresco porticciolo di pescatori. Qualche minuto di contemplazione del mare seduto proprio accanto al faro, quindi mi dirigo al porto. Reti stese ad asciugare, piccole imbarcazioni ormeggiate e il profumo intenso di mare creano un’atmosfera sospesa nel tempo. Il porto custodisce anche una piccola spiaggetta dal mare verde smeraldo, un angolo di paradiso che invita al relax. Disteso sulla sabbia, mi lascio avvolgere dalla quiete e da un breve sonno ristoratore. Ripresomi, mi concedo una bière Caraïbe, fresca e decisa, perfetta per chiudere la giornata. Le escursioni erano ormai concluse e, con la soddisfazione di aver completato un itinerario ricco di storia e suggestioni, ho rivolto il pensiero al domani. Con il cuore colmo di immagini e sensazioni, scelgo di rientrare per sistemare gli appunti e preparare la prossima tappa, dedicata alle meraviglie naturali di Gourbeyre e Saint-Claude. Roches Gravées sentiero Grande Pointe (Trois-Rivières)
- Diario di viaggio 2026. 6 febbraio
Buongiorno amici! Come ogni sera, eccomi a riaprire una nuova pagina del mio diario di viaggio in Guadalupa. Da oggi la mia dimora per sei notti sarà Basse-Terre, capitale amministrativa dell’arcipelago, ai piedi della “Grande Signora”, il maestoso vulcano attivo Soufrière. Una città che già conosco e che custodisce tesori come il forte Louis Delgrès, la Cattedrale di Nostra Signora del Carmelo, il palazzo del Consiglio Generale, il museo dedicato a Gerty Archimède e il giardino botanico. Sarà la mia base prima del trasferimento a Les Saintes, punto di partenza per scoprire la costa sud ed est di questa splendida isola verde. La prima tappa mi ha condotto a Vieux-Habitants, il più antico comune della Guadalupa. In programma c’erano le Roches Gravées “Plessis”, le spiagge di Rocroy e Simaho, la chiesa di San Giuseppe, l’Abitazione Grivelière e la cascata Paradis. Una giornata intensa che ha intrecciato storia, natura e tradizioni, ma con qualche imprevisto. Alle Roches Gravées “Plessis” l’avventura ha preso subito forma. Dopo un sentierino e una discesa nel bosco tra radici e sassi, ho raggiunto un gazebo con cartelli informativi, dove una scolaresca studiava il sito. Ho fotografato la mappa e, con l’adrenalina che cresceva, ho iniziato a saltare da roccia a roccia lungo il fiume. Mettendo a frutto le mie capacità topografiche e con gli occhi ben aperti, ho esplorato per circa un’ora. Sudore, graffi e persino una scivolata nell’acqua non hanno fermato la mia “tigna”: finalmente ho individuato le quattro pietre incise. Vederle davanti a me, dopo tanta fatica, è stata una soddisfazione immensa, una vittoria personale che resterà impressa come una delle esperienze più avventurose di questo viaggio. Proseguendo lungo il fiume ho raggiunto la cascata Kalinago, gemma nascosta nel cuore della foresta tropicale. Poco conosciuta e lontana dai sentieri battuti, conserva un’aura ancestrale: il fragore dell’acqua, la frescura e il verde intenso creano un angolo di pace quasi sacro. Lasciate le Roches Gravées, mi sono diretto verso il centro di Vieux-Habitants per scoprire le spiagge di Rocroy e Simaho. Non mi hanno entusiasmato, soprattutto se paragonate alle sabbie bianche di Grande-Terre o dorate di Sainte-Rose e Deshaies. Rocroy si è rivelata spartana e poco attrezzata, mentre Simaho, nel cuore della città, pur con sabbia scura e mare non eccezionale, era ben organizzata e animata da ristoranti di cucina creola, oggi frequentatissimi. Anche le tappe meno sorprendenti completano il mosaico del viaggio, permettendo di conoscere l’isola nelle sue sfumature. Il bello è arrivato con la visita alla chiesa di San Giuseppe, la più antica della Guadalupa. Fondata nel XVII secolo dai domenicani Breton e Du Tertre, fu ricostruita in pietra dai Cappuccini nel 1703 dopo l’incendio appiccato dagli Inglesi. Il portico, scolpito nella roccia vulcanica, è classificato monumento storico dal 1975. All’interno, una cappella commemorativa e preziosi oggetti liturgici dorati del XVIII secolo raccontano la fede e la resilienza di questa comunità. Seduto tra le sue mura, ho percepito la stratificazione di secoli di storia: la chiesa non è solo un edificio, ma un testimone silenzioso che continua a raccontare l’anima di Vieux-Habitants. Soddisfatto, mi attendeva il Museo del Caffè, ospitato in una Bonifierie del XIX secolo e trasformato in museo nel 1998. Appena entrato, il profumo dei chicchi tostati mi ha avvolto, accompagnandomi in un viaggio nella storia del caffè nei Caraibi dal 1721 a oggi. La visita è resa speciale dalla Maison Chaulet, azienda familiare che dal 1860 produce la celebre miscela Grigne au vent. Oltre alle piantagioni, il museo conserva macinacaffè, caffettiere e strumenti d’epoca. E come sorpresa finale, la cioccolateria Les Suprêmes, dove il cacao locale incontra la maestria svizzera, regalando una cioccolata pura e raffinata. Questa esperienza si è intrecciata con quanto vissuto nei giorni scorsi a Pointe-Noire, tra la Maison du Cacao e la Gwadadina, confermando la radicata tradizione agricola dell’isola: una terra generosa che offre prodotti di eccellenza, capaci di emozionare. Pienamente soddisfatto, ho proseguito lungo una strada dalle altimetrie nervose fino all’Abitazione Grivelière, ma l’emozione si è trasformata in delusione: il sito era chiuso, ancora in ristrutturazione, come nel 2023. Eppure, anche davanti ai cancelli serrati, ho riflettuto sul valore di questa tenuta, fondata nel XVII secolo e destinata nel 1843 alla produzione di caffè e cacao. Monumento storico dal 1987, custodisce casa padronale, mulini e laboratorio, testimonianza viva di un passato che ha reso la Guadalupa crocevia di sapori e tradizioni. A pochi chilometri, l’Abitazione Vanibel, visitata nel 2022, racconta un’altra storia: un tempo Moulin à l’Eau, devastata dai cicloni e poi restaurata, abbandonò la canna da zucchero per dedicarsi al caffè. Grazie al terreno vulcanico e alla posizione privilegiata, produce da secoli uno dei caffè più rinomati al mondo. Così, tra Grivelière e Vanibel, si compone un mosaico che celebra la cultura del caffè in Guadalupa. Dopo la delusione della Grivelière, tutte le mie energie si sono concentrate su un nuovo obiettivo: l’antica fabbrica di indaco di Anse-à-la-Barque, uno dei diciotto siti UNESCO della rotta degli schiavi. Già cercata tre anni fa senza successo, oggi ho deciso di riprovarci. La strada non è stata semplice: un sentiero selvaggio invaso da palme e rovi, quasi devastato da un uragano. Anse-à-la-Barque è una baia dalle acque verde smeraldo, un tempo rifugio sicuro per le navi mercantili, protetta dalle batterie di cannoni della punta Dibuque. Oggi è una spiaggia selvaggia, con un porticciolo di pescatori e relitti sui fondali. Seguendo il corso del fiume, un tempo indispensabile per la produzione dell’indaco, ho finalmente trovato la fabbrica, immersa in una natura aspra e indomita. Per me è stata una grande vittoria, frutto di ostinazione e desiderio di conoscenza. La stessa determinazione che mi aveva portato ai petroglifi mi ha guidato fino a questo sito dimenticato, trasformando la giornata in un’avventura completa. La cascata Paradis, prevista come ultima tappa, è rimasta fuori dal programma: le condizioni meteo non garantivano sicurezza su un percorso lungo e scivoloso. Rinunciare è stata la scelta più saggia. Ma il successo di Anse-à-la-Barque ha coronato la giornata con un epilogo positivo, trasformando la delusione in soddisfazione. Ora lo sguardo è rivolto a domani: mi attende Trois-Rivières, con un’escursione dai forti connotati naturali e storici. La speranza è che anche la prossima giornata regali emozioni indimenticabili. Cascata Kalinago (Vieux-Habitantes)
- Diario di viaggio 2026. 5 febbraio
Oasi di pace e forza primordiale: la mia giornata a Bouillante Carissimi amici, il mio saluto vi giunge da Basse-Terre, capitale amministrativa della Guadalupa, dove resterò sei giorni. La giornata mi ha visto lasciare la splendida Deshaies, dopo quattro notti, per raggiungere Bouillante, cittadina di 7.000 abitanti ricca di attrazioni naturali: fonti termali, le celebri isole Pigeon e il Parc de la Source. Prima di dedicarmi a questi luoghi, il programma mi ha condotto in mare aperto con una crociera di quattro ore nella famosa riserva del Grand-Cul-de-Sac-Marin, simbolo della ricchezza naturale dell’isola. Su 15.000 ettari che collegano Basse-Terre e Grande-Terre ho attraversato lagune, mangrovie e isolotti protetti, scoprendo un universo di vita: 255 specie di pesci, 50 di coralli e 78 di uccelli, alcune endemiche. Salito a bordo con altri undici turisti, molti dal Québec francese, l’escursione è iniziata con un tratto di mare aperto e la prima sosta tra mangrovie sospese nel cuore dei Caraibi, immerse in acque trasparenti e calde, profonde appena mezzo metro. La nostra “Capitana” Marie ci ha permesso di scendere e vivere uno spettacolo unico. Poi la tappa più attesa: la celebre isoletta Caret, il maggiore sito attrattivo della riserva. Sabbia bianchissima e palmette verdi in crescita hanno incantato tutti. A pochi metri dall’isolotto abbiamo gustato frutta esotica e rum locale su un tavolo galleggiante: un momento magico, paragonabile alle Maldive. Caret è stato un sogno sospeso tra cielo e mare. La successiva sosta ci ha portati al relitto di un vecchio battello da zucchero, affondato sessant’anni fa. A soli due metri di profondità, lo scafo ricoperto di vegetazione ospita pesci e aragoste: immergersi accanto a questa testimonianza storica è stato emozionante. Poi la barriera corallina, un universo di colori e forme: razze, tartarughe, coralli e spugne hanno animato uno scenario surreale, che mi ha fatto comprendere quanto la natura sia immensa e fragile. Il tour è proseguito accanto a un isolotto di mangrovie, habitat di fregate in picchiata, e infine sulla piccola Île Blanche, raggiunta camminando sul fondale bassissimo. Sabbia bianchissima, vegetazione rada e centinaia di paguri hanno reso anche questa tappa indimenticabile. Con l’ultima sosta, la nostra Capitana Marie ci ha ricondotti in porto. L’escursione si è chiusa, ma dentro di me è rimasto il senso di aver vissuto una giornata straordinaria: un’avventura tra mare, storia e natura che mi ha regalato emozioni autentiche e la consapevolezza che la bellezza del mondo merita di essere custodita. Con il cuore pienamente soddisfatto per l’indimenticabile esperienza al Grand-Cul-de-Sac-Marin – tanto studiata e programmata da averne già scritto sul mio blog – ho lasciato il porto di Sainte-Rose e raggiunto Bouillante, pronta a regalarmi nuove emozioni tra mare e riserve incontaminate. La celebre spiaggia di Malendure mi ha accolto con sabbia nera, palme di cocco e l’atmosfera vivace dei diving center e bar. Luogo frequentatissimo, è perfetto per relax ma anche per vivere il mare in tutte le sue forme: snorkeling, immersioni o escursioni verso fondali spettacolari, inseriti dal 2009 tra le attrazioni del Parco Nazionale della Guadalupa. Qui ho noleggiato un kayak e, con grande dinamismo, ho percorso i seicento metri che separano la spiaggia dalle isole Pigeon, cuore pulsante della Riserva Cousteau. Apparentemente tranquille, rivelano il loro fascino sotto la superficie: coralli, pesci tropicali, tartarughe placide, pesci pappagallo, barracuda e, con fortuna, razze o delfini. Non stupisce che Cousteau abbia contribuito alla protezione di questo santuario marino. Considerato uno dei migliori spot dei Caraibi, l’îlet Pigeon offre fondali ricchi e scenografici, ma anche fuori dall’acqua regala calette selvagge e una quiete che invita alla contemplazione. Scoprirlo pagaiando e tuffandosi tra i suoi colori è stato un incontro autentico con la Guadalupa più pura. Dopo un’ora tra le acque cristalline, sono rientrato a Malendure per un pranzo veloce ma significativo: il Poulet Colombo, pollo alla brace insaporito da spezie indiane e prodotti locali, simbolo della cucina creola. Ogni boccone racchiude un intreccio culturale e gustarlo con i piedi nella sabbia nera davanti al mare della Riserva Cousteau è stato come assaporare l’essenza autentica dell’isola. Un momento breve ma intenso, capace di restituire energia e trasformare un semplice pasto in un’esperienza di viaggio. Adeguatamente ricompensato dalla magnificenza naturale e culinaria della mattinata, ho lasciato la spiaggia di Malendure per cercare un momento di pace nel vicino Parc de la Source. Situato sulle alture di Pigeon, domina dall’alto la riserva marina Cousteau, regalando una vista mozzafiato. Tra i dieci ettari di foresta mesofila lussureggiante, il tempo sembrava rallentare: sentieri tra sorgenti naturali, piantagioni di vaniglia, caffè e cacao, un giardino creolo e piante medicinali raccontavano la sapienza antica della terra. Ho camminato senza fretta fino al fiume Bourceau, la cui corsa culmina nella cascata Queue de Cheval, un salto di venti metri raggiunto dopo un itinerario ben segnalato che incrociava il sentiero del caffè e una scalinata protetta da reti metalliche. Dal fiume ho ammirato e fotografato questa meraviglia, un luogo che invita alla contemplazione. All’interno del parco, quattordici carbets in legno offrono rifugi silenziosi: sette in alto con panorami che tolgono il fiato e sette lungo il fiume immersi nella frescura. Consapevole dello studio preliminare, ho trovato la strada spianata, ma viverlo di persona è stato più intenso: un’oasi di verde, tregua e raccoglimento, capace di rigenerare corpo e spirito. Con entusiasmo ho ripreso il tour lungo il litorale di Bouillante, deciso a vivere le celebri sorgenti d’acqua calda che si riversano in mare. La prima sosta ai Bains de Ravin Thomas: una piccola piscina naturale tra le rocce, intima e suggestiva, dove la forza della terra incontra la leggerezza del mare. Poi il ritorno al bagno termale di Bouillante, già visitato, ma rivissuto per puro piacere: le acque solfuree a 41°C, convogliate in mare dalla centrale geotermica, sono state un abbraccio rigenerante. Proseguendo verso nord ho raggiunto la sorgente calda du Curé, incanalata in una vasca azzurra maiolicata, frequentata dai locali. Con i suoi 41°C, immersa nella selvaggia spiaggia di Anse à Sable, ha offerto un’esperienza autentica e raccolta. Ogni sorgente ha raccontato una storia diversa: Ravin Thomas con la sua intimità, Bouillante con la potenza vulcanica, du Curé con la semplicità e il legame con la gente. Insieme hanno composto un mosaico di emozioni che ha confermato il frutto del mio studio preparatorio. Portare a casa queste esperienze è stato come raccogliere tesori: la prova che curiosità e passione rendono ogni viaggio più intenso. E mentre il sole calava dietro le montagne di Bouillante, ho sentito che la giornata si chiudeva con un dono prezioso: la certezza di aver vissuto la Guadalupa nella sua essenza più pura, tra fuoco e mare. La giornata si è conclusa con il ritorno al mio nuovo alloggio a Basse-Terre, dove rimarrò per altri sei giorni. Saranno giornate intense, tra natura e storia. Già domani mi attende un sito precolombiano, ma non voglio anticipare nulla: sarà una scoperta che racconterò passo dopo passo. Con gratitudine per quanto vissuto e con la mente proiettata alle avventure che verranno, vi rivolgo il mio saluto e un sincero ringraziamento per seguirmi quotidianamente. Atollo Caret
- Diario di viaggio 2026. 4 febbraio
Pointe-Noire: tra arte, cacao e spiritualità Buongiorno da Deshaies! Questo borgo, con il suo ritmo lento e il respiro del mare, continua a donarmi una pace profonda e un senso di libertà unico. Ogni giorno apre nuove emozioni e oggi il cammino mi porterà verso la vicina Pointe-Noire, tra artigianato e spiritualità, uniti dal desiderio di conoscenza che rende ogni passo un’avventura. Prima di partire mi concedo un momento di solitudine sulla terrazza resa celebre dalla serie Delitti in Paradiso: un caffè caldo, il diario aperto e il programma delle escursioni davanti a me. Le tappe sono l’atelier Rêve Sable, l’atelier Gwakako e il Santuario di Nostra Signora di Larmes. Il pomeriggio resterà una pagina bianca, forse una spiaggia o un sito “di riserva”. In pochi minuti raggiungo Pointe-Noire e percorro la Petit Plaine, dove si susseguono luoghi iconici. Un velo di delusione accompagna il pensiero per l’Abitazione Sotto Vento, chiusa al pubblico: un sito che raccontava mestieri del legno e leggende locali. Ma la curiosità mi spinge verso il primo sito, l’atelier Rêve Sable. Appena varcata la soglia, vengo accolto dalla signora Marie, artista insieme al marito Michel. Con orgoglio mi spiega il processo creativo: ricerca delle sabbie, disegno e sovrapposizione dei colori naturali, diversi a seconda delle spiagge. Ogni quadro richiede giorni di lavoro e attraversa fasi dall’immaginazione alla rifinitura finale. “Una ricca tavolozza di colori naturali rappresenta il punto di partenza indispensabile, ma la creazione attraversa diverse fasi, trasformando la sabbia in poesia visiva”, mi dice. Entusiasmato, mi dedico alla visione delle opere esposte e osservo da vicino la lavorazione di un nuovo quadro. Marie precisa che le opere si inseriscono nella logica dello sviluppo sostenibile: legno, sabbia, collage, pochissimo materiale ma grande solidità. È un lavoro 100% Guadalupa, lontano da qualsiasi produzione industriale, frutto di strumenti fatti in casa, pazienza e perseveranza. Una passione che, dal 2000, continua a rinnovarsi ogni giorno. I temi spaziano dal bestiario locale alle scene di vita quotidiana, dai paesaggi caraibici alle immagini sottomarine traboccanti di colori. La visita mi lascia soddisfatto e consapevole: ogni tappa ha un senso e arricchisce il viaggio, confermando che la mia ricerca preparatoria trova qui la sua più autentica realizzazione. Con questa consapevolezza mi dirigo verso la prossima tappa: l’atelier Gwakako, dedicato al cacao e al cioccolato. Alla piantagione incontro il signor Claude, proprietario, che mi accoglie con disponibilità e illustra le attività. Immersa in un giardino tropicale, la piantagione offre al visitatore la possibilità di partecipare a tutte le fasi della lavorazione del cacao: tostatura, sbucciatura, macinazione, fino alla creazione di una tavoletta di cioccolato. In un’atmosfera conviviale osservo il valore di questo lavoro artigianale. Claude mi spiega che la sua più grande soddisfazione è vedere i turisti impegnati e portarli, al termine di un percorso di due ore e mezza, a conservare la tavoletta che hanno realizzato. Ho trovato competenza, passione e un forte legame con la terra, elementi che rendono questa esperienza autentica e radicata nella cultura locale. Lasciato Gwakako, raggiungo il Santuario di Nostra Signora di Larmes. Qui la natura si mostra in tutta la sua forza: un impetuoso corso d’acqua scorre in un canyon ammirabile da una passerella, mentre la vegetazione avvolge il santuario, meta di pellegrinaggio. È qui che la Vergine Maria apparve nel 1977. Una cappella in pietra custodisce la Madonna in preghiera, con un’iscrizione che ricorda i miracoli. In un clima di grande pace accendo un lumicino e prego, affidando la mia richiesta. Più in alto, la statua della Madonna con le braccia aperte sembra accogliere i visitatori. Percorro il sentiero con le 14 stazioni della Via Crucis e visito la cappella che custodisce i corpi di religiosi. Un luogo sacro dove regna la pace e la preghiera, che mi lascia un profondo senso di protezione e raccoglimento. Con gratitudine e serenità, porto con me la consapevolezza che anche questa scelta ha avuto un senso e ha arricchito il mio viaggio. Giunta l’ora del pranzo, con il diario in mano ripenso alle emozioni vissute e a cosa fare nel pomeriggio. Distratto dal profumo del mare sulla terrazza del bar, scopro che resta solo una meta: la spiaggia Caraïbes. Decido di raggiungerla, certo che mare e sabbia sapranno regalarmi nuove impressioni da annotare. La giornata si chiude con la soddisfazione di aver attraversato luoghi di storia, natura e spiritualità. Domani sarà il mare a guidarmi: la riserva del Grand-Cul-de-Sac Marin, e quella di la J. Cousteau, il Parco della Source e Bouillante con le sue acque calde. Un’altra giornata di scoperte mi attende. Atelier Gwakako
- Diario di viaggio 2026. 3 febbraio
Tra cacao, cascate celesti e spiagge segrete: la mia giornata in Guadalupa Cari amici, ogni giorno questo diario di viaggio si arricchisce di nuove scoperte che condivido con voi. La Guadalupa è un mosaico di emozioni: paesaggi incantati, tradizioni antiche, sapori sorprendenti. La giornata è stata un intreccio di incontri e meraviglie, con persone appassionate e siti naturali potenti e sospesi nel tempo, da custodire tra i ricordi più preziosi. Alle 8 ho lasciato Deshaies, respirando i profumi del mattino tra mare e negozi appena aperti, in un risveglio lento e dolce. Dopo venti minuti di guida tra abitazioni caraibiche ho raggiunto Sainte-Rose, dove ho fatto colazione con un dolcetto locale, accompagnato dal ricordo del caffè italiano. Poi la visita all’Ecomuseo Creolo, inaugurato nel 1988 da Jocelyn Roumbo. Ad accogliermi la signora Virginia, che mi ha offerto un bicchierino di cacao e illustrato filosofia e percorso del museo. L’esperienza è stata un’immersione nella cultura creola: giardino lussureggiante con piante medicinali, un vicolo con 32 vetrine dedicate ai comuni della Guadalupa, strumenti e figure a grandezza naturale che rievocano stili di vita antichi. Suggestiva la rievocazione dello sbarco di Colombo, l’atelier dei coloni, la porta del “non ritorno” con gli schiavi africani e le stanze sui flussi migratori indiani e sirio-libanesi. Un tour che intreccia secoli di storia e restituisce la complessità dell’anima creola. La tappa successiva è stata Pointe-Noire, fondata nel 1696 e nota per le rocce granitiche nero-bluastre. Un tempo borgo di 2000 abitanti con porti per il commercio di caffè e legno, oggi è simbolo del cacao. Prima visita al Parco Acquatico, 2,5 ettari con ristorazione tipica, artigianato, pesca e osservazione di uccelli. Dieci vasche con sentieri e cartelli informativi illustrano flora e fauna, in un contesto di vegetazione folta e programmi didattici per scolaresche. Poi la cascata d’Acomat, raggiunta in quindici minuti di cammino lungo un sentiero tra radici e rocce di tutte le dimensioni. Superato un ruscello e risaliti alcuni massi scivolosi, eccola apparire come per magia. Una cascata di 5-6 metri che si riversa in un bacino celeste di 10 metri, con angoli d’acqua fresca ideali per relax. La cascata d’Acomat è solo una delle oltre 25 cascate di Basse-Terre, ciascuna capace di regalare emozioni e la soddisfazione di percorsi impegnativi. Dopo un bagno rinfrescante, mi sono diretto alla Maison du Cacao. Fondata nel 1993, la Maison dei Cacao è un angolo di natura immerso in un giardino botanico lussureggiante; la Maison accoglie il visitatore con un sentiero tra alberi di cacao provenienti da tutto il mondo. Ogni pianta racconta una storia, accompagnata da pannelli che ne illustrano origini e peculiarità. Il tour tra le diverse piantagioni di cacao si è concluso con un briefing sulle modalità di produzione del cioccolato. Nel corso della spiegazione è stato illustrato con passione e competenza le tecniche di lavorazione delle fave: la fermentazione che sprigiona aromi intensi, l’essiccazione che concentra i profumi, la tostatura che regala note calde e avvolgenti. Inoltre, con passione viene illustrata la lunga storia del cacao, dalle civiltà precolombiane fino al suo ruolo centrale nella cultura creola. Il percorso è un’esperienza sensoriale: il profumo intenso dei frutti accompagna la dimostrazione dei processi di lavorazione — fermentazione, essiccazione, tostatura — che culminano nella produzione di un cioccolato artigianale dal gusto autentico. La visita si conclude con una tazza di cioccolata calda dal sapore creolo e l’assaggio di diverse tipologie di cioccolato, seguiti dalla possibilità di acquistare burro di cacao, fave, cioccolatini e liquori. Un vero trionfo dei sensi, che restituisce la storia e la passione di questa terra. Soddisfatto, ho raggiunto la spiaggetta di Petit-Anse, piccola baia con sabbia nera vulcanica e fondali ricchi, ideale per una pausa e per scrivere le impressioni della giornata. Infine, la scoperta della Plage Leroux, nascosta tra le curve di Ferry, ina frazione del Comune di Deshaies: meno di 100 metri di sabbia chiara mescolata a sabbia nera, mare calmo e trasparente, ombra naturale degli alberi raisiniers e un porto di pesca che aggiunge autenticità. Perfetta per snorkeling, tuffi e momenti di quiete, è una rivelazione che conquista con discrezione. La giornata si è chiusa con emozioni intense: dall’originalità del museo creolo alla freschezza della cascata, dal fascino della Maison du Cacao alla quiete di Petit-Anse e alla magia della Plage Leroux. Domani il viaggio continuerà a Pointe-Noire, tra escursioni alla scoperta dell’artigianato e luoghi che evocano grande spiritualità. La promessa? Ancora tante emozioni. Ecomuseo Creolo (Sainte-Rose)
- Diario di viaggio 2026. 2 febbraio
Sainte-Rose: tra storia, natura e sapori, un mosaico di emozioni Sainte-Rose: entre histoire, nature et saveurs, une mosaïque d’émotions La nuova giornata di viaggio mi ha condotto a Sainte-Rose, città situata a nord di Basse-Terre, meta del turismo francese grazie ai suoi siti naturali, storici e alle distillerie. L’itinerario è iniziato da Pointe Allègre, luogo emblematico dove nel 1635 sbarcarono i francesi guidati da Duplessis e Liénal de l’Olive, accompagnati da religiosi domenicani e oltre 400 coloni: qui ebbe inizio la storia del colonialismo francese in Guadalupa. Dopo una colazione sulla veranda dell’abitazione di Deshaies, mi sono diretto a Pointe-Allègre Nogent, sito protetto per il suo valore storico e paesaggistico. Oltre alla memoria, il luogo ha un alto significato ecologico, testimoniato da uccelli acquatici e migratori. Da qui parte un sentiero che costeggia il litorale nord, toccando anse come Nogent, Vinty e le spiagge degli Amandiers e Mambia. Camminare lungo il percorso è stato emozionante: le acque celesti del Mar dei Caraibi si allungavano sull’arenile, mentre gli alberi piegati dagli alisei raccontavano la forza della natura, piegati sì, ma mai spezzati. Dopo venti minuti di cammino, insieme a tanti turisti, sono giunto alla spiaggia Vity, un’ansa di 600 metri tra Pointe à Latanier e Pointe Nogent. Sabbia dorata, acque turchesi ideali per nuoto e snorkeling, vegetazione folta e palme ombrose: un luogo accogliente. Seduto all’ombra, con il vento sul volto e il mare come colonna sonora, ho percepito la bellezza di un istante irripetibile. Alcuni bambini giocavano tra le onde, e la loro gioia ha reso la scena ancora più autentica. Dopo una mezz’ora, ho fatto ritorno all’auto senza raggiungere Amandiers e Mambia, già visitate in passato. La tappa successiva sono stati i bagni sulfurei di Sofaïa, docce a 31°C celebri per le virtù dermatologiche. Dopo una salita di cinque chilometri, ho raggiunto il sito, le cui origini risalgono al 1843. Nel 2019 il Comune ne dispose la trasformazione da bacino in docce. L’impianto contava solo tre docce, e ho dovuto attendere per provarne gli effetti benefici. Il calore dell’acqua mi ha ricordato la nostra Ficoncella, che al confronto sembrava una Spa a cinque stelle. Accanto parte il sentiero per la cascata Saut des Trois Cornes, caratterizzata da tre getti fragorosi che si riversano su una roccia centrale. Ho scelto di non visitarla per motivi di tempo, ma dalle recensioni è tra le più interessanti della zona. Terminata la visita, mi sono diretto al centro di Sainte-Rose: prima scorta di cibo, poi una passeggiata fino al porto, punto d’imbarco per la riserva marina del Grand Cul-de-Sac Marin, 15.000 ettari di mangrovie e barriera corallina, santuario di uccelli, pesci, tartarughe e crostacei. Dal porto si poteva raggiungere l’isola Fajou e l’atollo Caret, piccolo fazzoletto di sabbia bianca oggi zona protetta, dopo anni di scempio ambientale causato dal turismo di massa. In un bar sul porto ho assaggiato due specialità locali: les accras, frittelle di pesce o pollo, e i bokit, panini fritti farciti con carne, pesce o verdure, accompagnati dalla birra Corsaire. Un pasto diverso dalla nostra alimentazione, ma autentica immersione nella cultura guadalupense. Soddisfatto, ho lasciato Sainte-Rose per tornare a Deshaies e chiudere la giornata con un bagno alla Grande-Anse, celebre spiaggia di due chilometri di sabbia dorata, palme e locali immersi nella pineta. Al tramonto, circondato da decine di turisti, ho atteso il sole calare: il silenzio era rotto solo dalle onde, il cielo si è tinto d’oro e arancio, e un mormorio di stupore ha accompagnato l’istante. Emozioni uniche hanno reso la conclusione indimenticabile. La giornata a Sainte-Rose è stata un mosaico di storia, natura, benessere e cultura. Domani, la tredicesima giornata, mi porterà al museo creolo e poi a Pointe-Noire, per due giornate consecutive ricche di attrazioni e nuove avventure. Cascata Bis (Sainte-Rose)
- Diario di viaggio 2026. 1 febbraio
Lamentin tra arte, memoria e acque vulcaniche Cari amici buongiorno! Il mio viaggio nell’arcipelago caraibico continua con nuove emozioni e scoperte. Ho lasciato Grande-Terre per Basse-Terre, terra di foreste rigogliose e riserve marine uniche. Dopo Petit-Canal, la giornata mi ha portato a Lamentin, cittadina fondata nel 1720, il cui nome richiama il lamantino, grande mammifero marino oggi scomparso, simbolo di un legame profondo con la storia e l’ambiente. Qui ho scoperto il Karupture, sito che unisce arte e memoria, con opere come La Madone et l’Enfant di Léopoldo Maler e installazioni dedicate all’abolizione della schiavitù: la Casa degli Schiavi e il Lumi-Naissance. La chiesa della Santa Trinità, originale esempio Art Déco classificato monumento storico nel 2017, e la piazza del municipio con il Totem di Edgard Negret hanno arricchito la visita. Il Lumi-Naissance, creato da Pierre Chadru nel 1999, celebra il decreto del 1794 sull’abolizione della schiavitù: un totem di cemento e mosaico alto 5,30 metri, con un grande occhio centrale e sedici più piccoli dai colori rosso, giallo, bianco e nero. È simbolo di rinascita e libertà, capace di raccontare con forza visiva uno dei momenti più significativi della storia guadalupense. Poco distante, la Casa degli Schiavi, realizzata nel 1996 dallo scultore svedese Erik Dietman, si impone come monumento altamente simbolico. L’opera evoca una casa al cui interno sono accatastati enormi massi, alcuni emergenti dal tetto e sormontati da conchiglie di lambis. L’intera struttura è avvolta da pesanti catene navali, disposte in modo apparentemente caotico, come a suggerire un intreccio di vincoli e memorie. La durezza della pietra e la fragilità del guscio marino creano un contrasto potente: la casa diventa metafora di oppressione, mentre gli elementi naturali richiamano l’identità caraibica. È un luogo che invita a meditare sul valore della libertà e sulla resilienza culturale. Ho poi ammirato La Madonna e il Bambino di Maler, nel cortile della scuola La Rosière: due sedie sospese su una rampa rivestita di scisti violacei, opera che unisce tecnica, simbolismo e artigianato locale, trasformando un semplice spazio scolastico in luogo di riflessione e bellezza. Il pomeriggio è stato dedicato al relax alle terme di Ravine Chaude, con acque vulcaniche ricche di minerali come calcio, sodio e magnesio, benefiche per reumatismi e sciatica. Dopo un breve bagno nella vasca relax a 33°C, ho nuotato nella piscina da competizione a 28°C, unendo sport e benessere. La giornata si è conclusa con l’escursione alla cascata Bis di Sainte-Rose, conosciuta come Grand Boucan. Un sentiero tra canna da zucchero e radici conduce a una parete da superare con corda, fino a un bacino azzurro alimentato da un salto d’acqua di quattro metri. Avvolta da vegetazione lussureggiante, la cascata ha regalato emozioni intense, chiudendo l’itinerario con la potenza della natura e la magia di un paesaggio incontaminato. In poche ore, Lamentin ha saputo intrecciare arte, memoria e natura: dalle opere monumentali che raccontano la schiavitù e la resilienza culturale, alle installazioni contemporanee che arricchiscono il patrimonio artistico, fino al relax termale e alla forza della cascata. Un percorso che lascia il segno e arricchisce il viaggio attraverso la Guadalupa, preparandomi ad accogliere nuove emozioni e avventure nei giorni a venire. Casa degli schiavi
- Diario di viaggio 2026. 31 gennaio
Cimitero monumentale (Morne-à-l'Eau) Guadalupa autentica: dal cimitero monumentale al fango miracoloso di Babin A distanza di tre anni torno in questa importante cittadina di oltre 16mila abitanti, custode di attrazioni storiche e naturali di grande rilievo. Tra le prime spiccano il celebre cimitero monumentale e il canale dei Rotours, inserito tra i diciotto siti della Rotta degli schiavi e dichiarato dall’UNESCO patrimonio storico, poiché lungo il suo corso venivano trasportati gli schiavi. Sul versante naturale, la località è nota soprattutto per la rinomata spiaggia Babin, famosa per le sue acque curative. La città, conosciuta nel 1691 come Case aux Lamentins per la presenza dei lamantini lungo il litorale, ha assunto nel tempo diverse denominazioni: Vieux-Borg, Grippon, Bordeaux-Bourg, fino a diventare l’attuale Morne-à-l’Eau. Sia il cimitero monumentale che il canale dei Rotours erano già stati oggetto di una mia visita nel 2023, ma oggi, avendo avuto del tempo a disposizione, mi ha fatto piacere riscoprirli e riviverne la suggestione. Il tour è iniziato dalla piazza centrale, dedicata a Gerty Archimède, straordinaria figura femminile del secolo scorso, nata qui nel 1909. In passato, ricoprendo il ruolo di Consigliere e Deputato della Guadalupa, si impegnò con determinazione per migliorare le condizioni di vita delle donne locali, adoperandosi affinché le leggi sociali francesi fossero applicate anche nei Dipartimenti d’Oltremare. La sua memoria è oggi custodita in questo spazio pubblico, simbolo di emancipazione e progresso sociale. Lasciato il centro cittadino, mi sono diretto al celebre cimitero monumentale, dichiarato nel 2015 monumento d’interesse storico. Disposto ad anfiteatro sul fianco di una collina, si distingue per le tombe rivestite da maioliche bianche e nere, simili a grandi scacchiere. Alcune lapidi sono arricchite da tetti a spioventi e terrazze. Il nero richiama il lutto occidentale, mentre il bianco rimanda alle tradizioni africane e asiatiche. Un luogo molto visitato dai turisti, custode di radici profonde e di una memoria che continua a vivere. In circa mezz’ora ho raggiunto Vieux-Bourg, pittoresco borgo di pescatori di poco meno di seimila abitanti. In pieno centro, sulla sommità di una collinetta, svetta la chiesetta di Notre Dame de la Salette, raggiungibile con una salita di circa duecento metri. Da lassù lo sguardo abbraccia l’intero borgo e, in lontananza, le isolette della riserva marina Grand-Cul-de-Sac-Marin, un’area di 7.000 ettari inserita nella lista delle Riserve della Biosfera. Questo immenso bacino naturalistico custodisce coralli, molluschi, crostacei, pesci tropicali e numerose specie di uccelli, tra cui il picchio della Guadalupa, endemico dell’isola. Le mangrovie e le foreste palustri rendono la riserva uno dei siti più visitati dai turisti e un luogo cruciale per l’equilibrio degli ecosistemi. La tappa successiva è stata la spiaggia Babin, unica nel suo genere. Qui i visitatori possono beneficiare delle proprietà curative dei sedimenti argillosi presenti sul fondale, considerati favorevoli nella cura dei reumatismi. L’intera area è avvolta da un soffice manto erboso, punteggiato da palme e da una flora variegata, con una sottile lingua di sabbia dorata che accompagna il litorale. Un cartello turistico segnala l’inizio del percorso escursionistico “La case aux lamantins”, un sentiero di circa cinque chilometri che collega Babin al porto peschereccio di Vieux-Bourg. Qui la sosta è stata più lunga: ho osservato i turisti ricoprirsi il corpo di fango, lasciandolo agire per diversi minuti. Non ho avuto voglia di imbrattarmi completamente, ma ho deciso di provarlo sul viso. Dopo quindici minuti di attesa e un risciacquo in mare, ho percepito la pelle più delicata e liscia: un’esperienza positiva che ricorderò con piacere. Infine, la giornata si è conclusa con una breve sosta al canale dei Rotours, scavato tra il 1826 e il 1829 per drenare la pianura di Grippon e favorire il trasporto delle merci. Lungo sei chilometri, attraversa Morne-à-l’Eau e sfocia a Vieux-Bourg nell’Atlantico. Realizzato sotto il governo di Jean-Julien Angot, barone di Les Rotours, il progetto coinvolse una forza lavoro di 200-400 uomini e schiavi liberi. Le fonti storiche raccontano che almeno una trentina di lavoratori persero la vita durante i lavori, rendendo questo sito non solo un’opera ingegneristica di rilievo, ma anche un luogo di memoria e sacrificio. Oggi è riconosciuto dall’UNESCO come uno dei diciotto siti della Rotta degli schiavi, testimonianza delle radici più profonde della Guadalupa. Conclusione Quella di oggi è stata una giornata speciale, anche perché segna l’ultima tappa del mio viaggio sull’isola di Grande-Terre. Dopo aver esplorato le sue spiagge meravigliose, le immense coltivazioni di canna da zucchero e i siti storici che ripercorrono la memoria dell’isola, da domani mi sposterò sull’ala sinistra della grande farfalla della Guadalupa: la lussureggiante, vulcanica e storica Basse-Terre. Andrò a sistemarmi a Deshaies, nota in televisione per la serie “Delitti in paradiso”, ma la prima meta sarà la città di Lamentin, con i suoi monumenti storici, il centro termale dalle acque provenienti dalle viscere del vulcano Soufrière e il parco con la casa degli schiavi.
- Diario di viaggio 2026. 29 gennaio
Dalle radici precolombiane alle memorie della schiavitù Dopo aver attraversato la storia più antica di Le Moule, con i reperti precolombiani custoditi al Museo Edgar Clerc, il viaggio si è spostato verso un altro capitolo fondamentale della memoria guadalupense: Petit-Canal, luogo simbolo della deportazione degli schiavi africani destinati alla lavorazione della canna da zucchero. Qui la storia si respira ancora nella scalinata degli schiavi, nella prigione ormai avvolta dalle radici degli alberi, nei monumenti che ricordano l’abolizione del 1848 e nei murales che raccontano resilienza e dignità. La giornata è iniziata alle 8, con la visita all’Ansa Maurice, spiaggia selvaggia e suggestiva, incorniciata da gazebo e angoli di verde. Il mare, nelle prime ore del mattino, non mostrava ancora i colori celesti delle foto, ma la sua atmosfera restava intensa. La discesa di 200 metri che conduce al lido è la stessa utilizzata dai locali per il tradizionale campionato di tiro dei buoi, testimonianza della cultura rurale viva di queste terre. Una spiaggia piacevole, ma non all’altezza delle meraviglie scoperte a Le Moule. La seconda tappa è stata il sito Duval, un tempo zuccherificio che impiegava operai provenienti da Saint-Lucie, Dominica, Antigua e Saint-Martin. Oggi è un centro culturale dedicato alla musica Ka e ai tamburi del sud, simbolo delle danze degli schiavi africani. Nel vicolo dei Tambouyès, dodici totem commemorano i maestri del Ka, custodi di un patrimonio musicale che ancora vibra nelle feste popolari. Ogni anno il sito ospita eventi come il festival delle danze indiane e della musica caraibica, trasformandosi in crocevia di culture. A Petit-Canal, il programma prevedeva la visita al Musée de la Vie d’Antan, ma ho scoperto con amarezza che era chiuso. Ho deciso allora di tornare sui luoghi sacri già visitati: la scalinata e la prigione degli schiavi. Salendo quei gradini, ho immaginato gli uomini e le donne sbarcati dal porticciolo e condotti al mercato degli schiavi. Chi trasgrediva finiva nella prigione, oggi fatiscente e avvolta dalle radici degli alberi. Un luogo che evoca dolore e resistenza, capace di trasmettere emozioni forti ancora oggi. Il percorso è proseguito a Port-Louis, con il Museo della canna da zucchero, attivo dal 1792 fino al 1989, quando l’uragano Hugo distrusse fabbrica e ferrovia. Migliaia di schiavi persero la vita nelle piantagioni, e oggi l’ex stabilimento è un luogo di memoria e cultura. Dopo aver esplorato le aree espositive, con vecchi macchinari e un mulino senza pale dotato di scala a chiocciola che conduce alla sommità, mi sono imbarcato sul trenino guidato. In circa quaranta minuti ho attraversato l’intera tenuta, con una sosta nell’area verde adiacente al Mulino Poyen, sito visitato subito dopo, dove pannelli informativi raccontano la storia dell’azienda. Il Mulino Poyen, risalente al 1780 e immerso in una riserva biologica, si raggiunge con un sentiero ad anello di poco più di due chilometri. Ben conservato ma circondato da strutture fatiscenti, colpisce per l’atmosfera misteriosa: grandi rami d’albero penetrano all’interno, rendendolo un’opera sospesa tra natura e memoria. È un tassello che ricorda il XVIII e XIX secolo, quando la Guadalupa era fiorente ma segnata dalla schiavitù e dalla produzione di zucchero. La giornata si è conclusa alla spiaggia du Souffleur, celebre per il suo cimitero sul mare. Aperto e suggestivo, custodisce tombe di diversa natura: sepolture “a scacchiera” per i più agiati, semplici cumuli di sabbia per i meno fortunati. Passeggiando tra i vialetti, ho visto tombe “a casetta”, tumuli ornati da conchiglie e fiori, e altri completamente spogli. Un contrasto che racconta la diversità sociale e culturale della Guadalupa, ma che unisce tutti in un silenzio di rispetto e spiritualità. Natura, storia e cultura si sono intrecciate in un mosaico di emozioni. Questa giornata non è stata solo scoperta di paesaggi, ma immersione nelle radici e nelle cicatrici della Guadalupa, tra dolore, resilienza e rinascita. Sito Duval (Petit-Canal)
- Diario di viaggio 2026. 30 gennaio
La magia del nord-ovest di Grande-Terre Cari amici, eccomi di nuovo a raccontare una intensa e piuttosto calda giornata di escursioni. Il programma prevedeva la visita di alcune attrazioni della città Anse Bertrand che lo scorso 2022 non ebbi il tempo di esplorare. Nel comune di circa 4000 abitanti, luogo di nascita del calciatore Thuran (padre), è possibile ammirare paesaggi mozzafiato come le spettacolari scogliere a picco sul mare di Pointe de la Grande Vigie (punto di divisione tra l’oceano Atlantico e il mar dei Caraibi) , Port d’Enfer, e Anse Castalia; le spiagge incantevoli di Trou à Man Loui, La Chapelle, e Anse Labord; ed ancora siti d’ interesse storico come la piantagione Mahaudière, il mulino Beaufond e la prigione degli schiavi, luoghi che raccontano la memoria più profonda dell’isola. Come ogni mattina sono partito di buon’ora dalla mia residenza di Petit-Canal, un po’ isolata ma molto confortevole. La prima tappa, trovandosi lungo la strada, è stata il fantastico antico mulino Beaufond, un tempo di proprietà del Signor Beaufond. Immerso in una grande area verde curata, il mulino si distingue per un dettaglio unico: al suo interno è presente un imponente albero di fico, soprannominato “maledetto”, che paradossalmente contribuisce a mantenerne in piedi la struttura. Da un mi precedente studio, ho appreso che in passato, il mulino era costituito da una torre in muratura sormontata da una calotta orientabile, che sosteneva le pale fissate a un asse orizzontale. Oggi il sito, oltre a conservare il fascino della sua architettura e della leggenda che lo avvolge, ospita numerose manifestazioni, diventando un luogo dove storia, natura e cultura si intrecciano. Lasciato il mulino, sono giunto ad Anse Bertrand per visitare l’antica prigione. La momentanea mancanza di connessione internet mi ha fatto impazzire: non riuscivo a individuare l’esatta ubicazione. Mi sono rivolto allora a un abitante del posto che, con poche e precise indicazioni, mi ha permesso di raggiungerla in pochi minuti. Il sito, ormai fatiscente e in stato di abbandono, mi ha lasciato un po’ di amarezza. Costruita nel 1854, la prigione era stata progettata per una piccola popolazione carceraria: le strette stanze, oggi sporche e trascurate, testimoniano la sua ridotta capienza. La storia racconta che fino al 1848, anno dell’abolizione definitiva della schiavitù in Guadalupa, solo gli uomini liberi venivano imprigionati. La sorte degli schiavi dipendeva invece dalla giustizia privata del padrone, a meno che non fossero catturati dopo un tentativo di fuga dalle carceri di Pointe-à-Pitre e Basse-Terre. Lasciata la fatiscente prigione di Anse Bertrand, le tappe successive sono state la spiaggetta Trou à Man Loui e l’Anse Castalia. La mancanza di connessione internet ha reso complicata l’individuazione precisa dei due siti lungo la strada statale che porta alla punta più a nord di Grande-Terre. Fortunatamente, grazie alle ricerche fatte precedentemente al mio viaggio su Google Maps, a un po’ di senso dell’orientamento e alla presenza di paline gialle sul bordo della strada, sono riuscito a trovare gli accessi. La prima visita è stata alla piccola ma graziosa Trou à Man Loui, raggiunta dopo circa dieci minuti di cammino lungo un sentiero piuttosto scosceso. Oggi un leggero vento disturbava la sua bellezza, ma ho comunque potuto ammirarne le particolarità già conosciute attraverso alcuni video online. Dopo una breve sosta, ho ripreso il sentiero in salita e mi sono rimesso in auto per raggiungere l’Anse Castalia, considerato uno dei siti naturali più spettacolari di Grande-Terre. Qualche centinaio di metri dalla spiaggetta, ho scorto un accesso a un sentiero con un avviso comunale che ne vistava l’ingresso per rischio di smottamenti e con sanzioni amministrative in caso di trasgressione. Per un attimo ho esitato, ma alla fine ho deciso di non rischiare e, con dispiacere, ho rinunciato alla visita. Per coprire il tempo che avrei dedicato a questa escursione tanto attesa, mi sono diretto alla spiaggia locale La Chapelle, già conosciuta nel 2022, dove mi sono rilassato e ho bevuto qualcosa in uno dei bar-ristoranti sul posto. Ora vi chiederete cosa rende l’Anse Castalia così speciale? Il sito è una grande grotta sul bagnasciuga, famosa per le sue acque verde smeraldo con tonalità di blu cobalto che si estendono al suo interno. Per raggiungerla si percorre un sentiero difficile e pericoloso, dove in alcuni tratti occorre utilizzare delle corde fissate alle pareti per agevolare la discesa. Nonostante il divieto permanente di balneazione a causa delle forti correnti, che in passato hanno causato incidenti, il sito resta una meta ambita da turisti in cerca di emozioni forti. Deluso per non averla potuta visitare, ho concluso la giornata alla spiaggia La Chapelle, tra relax e un po’ di ristoro. Questo lido offre due opportunità ai visitatori: il lato destro è una palestra ideale per gli amanti del surf, la parte sinistra, invece, è la classica spiaggia tropicale grazie alla presenza della barriera corallina e a un arenile bianco, puntellato da palme da cocco. In considerazione che il programma della giornata prevedeva, infine, la visita all’Anse Colas, la sosta alla spiaggia de La Chapelle mi ha permesso di raggiungerla in pochi minuti di auto. Una volta ripartito, l’ho trovata facilmente: l’Anse Colas è una spiaggia discreta, ideale per chi cerca un’esperienza più calma e pacifica, perfetta per prendere il sole. Le scogliere circostanti e la vegetazione lussureggiante ne esaltano la bellezza naturale, rendendola un luogo suggestivo e fotogenico. Non essendoci ristoranti o servizi direttamente sulla spiaggia, i visitatori – come me – devono portare con sé cibo e bevande. La sua tranquillità mi ha rigenerato al punto che, disteso sul bagnasciuga, mi sono concesso un pisolino ristoratore. Per il bagno, però, mi attendeva qualcosa di ancora più bello: la famosissima e molto frequentata spiaggia del Souffleur, situata a Port-Louis, posta sulla via del ritorno alla mia abitazione. Non c’era nulla di meglio che fare un bagno nelle splendide acque di questa spiaggia, oggi di un celeste intenso, e attendere l’eccezionale tramonto a tinte arancione fuoco per concludere in bellezza la nona giornata di viaggio. Un finale perfetto per chiudere in bellezza la nona giornata di viaggio, tra emozioni, natura e memoria. Ma il viaggio continua: domani sarà dedicato alla scoperta di Morne-à-l’Eau, conosciutissima soprattutto per il suo cimitero monumentale, ma anche per il pittoresco borgo di pescatori di Vieux-Bourg, situato a pochi chilometri dalla rinomata spiaggia Babin, celebre per le sue acque curative. Domani ve lo racconterò meglio… continuate a seguirmi! Mulino Beaufond
- Diario di viaggio 2026. 28 gennaio
Tra storia, oceano e antiche vibrazioni La mia seconda giornata a Le Moule ha confermato quanto questa città della Guadalupa sia un luogo straordinario, ricco di storia e di bellezze naturali. Ogni tappa mi ha regalato emozioni diverse: spiagge da sogno, testimonianze precolombiane e scorci che raccontano l’identità millenaria dell’isola. Ho iniziato dal Parco Ouatibi-Tibi, in località Morel, uno dei siti archeologici più importanti dei Caraibi. Tra sculture ispirate ai nativi americani e tracce di una cultura che ha vissuto qui per oltre mille anni, ho percepito la forza delle radici storiche di questo territorio. Gli scavi degli anni ’50 hanno portato alla luce reperti oggi custoditi al Museo Edgar Clerc, che avrei visitato più tardi. Dal parco parte un sentiero che attraversa le spiagge degli Alisei, Delfini e Montal, fino alla suggestiva Baia di Conchou, con la sua scogliera che termina in una roccia somigliante alla testa di un uccello. Due chilometri di cammino tra vegetazione e mare, con spiagge naturali animate da scolaresche, turisti e abitanti locali: un’esperienza autentica e indimenticabile. Lasciato il lido Montal, ho raggiunto la splendida spiaggia Autre Bord, quasi in centro città. Ampia, tranquilla e circondata da palme e gazebo, è un’oasi tropicale perfetta per famiglie e viaggiatori. Le sue acque celesti e l’atmosfera rilassata l’hanno resa una delle più belle spiagge che abbia visitato. Verso pranzo mi sono spostato nel centro di Le Moule, dove ho visto le vestigia dell’antica fabbrica di succhi di frutta, oggi trasformata nell’Area Wizosky, e un giardino che un tempo ospitava un forte difensivo con cannoni rivolti al mare e una casermetta. Poco dopo ho rivisto luoghi iconici come il municipio colorato, la chiesa Saint-Jean-Baptiste e il busto di Louis Delgrès, simbolo della resistenza guadalupense. Per ricaricare le energie mi sono fermato in una rosticceria locale, gustando un tipico wrap guadalupense con pollo, salsiccia e tonno, accompagnato da patatine e bevanda: semplice, autentico e delizioso. Il pomeriggio è stato dedicato al Museo Edgar Clerc, custode della storia precolombiana dell’isola. Ho ammirato ceramiche decorate, collane, ornamenti e collezioni di asce levigate, oltre a un plastico che rappresentava un villaggio precolombiano. Ho assistito anche a un laboratorio didattico con una scolaresca: i bambini hanno realizzato piatti e tazze in fango, riproducendo lo stile antico. Un momento divertente e istruttivo che ha reso la visita ancora più speciale. Sulla via del ritorno verso Saint-François, mi sono fermato allo spot di surf di Salabouelle, subito dopo la Porte d’Enfer. Senza strutture turistiche, ma con scogliere spettacolari e onde potenti, ho ammirato il coraggio dei ragazzi che sfidavano il mare: un finale emozionante e autentico. Dopo la visita al sito di Dabonel, non poteva certo mancare un bel bagno lungo il litorale sud di Grande-Terre. Tra Sainte-Anne e Saint-François mi sono lasciato conquistare dalle limpide e calde acque della paradisiaca spiaggia di Bois Jolan. Un tuffo rigenerante e una nuotata rilassante hanno definitivamente suggellato la mia sesta giornata di viaggio, chiudendola con un momento di pura bellezza tropicale. La giornata a Le Moule è stata un mosaico perfetto di natura, storia e cultura. Spiagge incontaminate, vestigia coloniali e reperti precolombiani hanno reso l’esperienza unica. Domani il viaggio continua a Petit-Canal, per tre giorni tra paesaggi selvaggi e memorie millenarie. Parco Ouatibi-Tibi
- Diario di viaggio 2026. 27 gennaio
Le Moule: tra baie selvagge, memorie industriali e aromi di rum La città di Le Moule, sulla costa est di Grande-Terre, è un luogo dove storia e natura si intrecciano. Fondata dai francesi nel 1635 ma con origini che risalgono agli indiani Arawak del 400 d.C., custodisce testimonianze archeologiche e memorie legate alla deportazione degli schiavi africani, oggi valorizzate dal progetto UNESCO “La rotta degli schiavi”. La mia giornata è iniziata di buon’ora con la visita alla spiaggia di Anse à l’Eau, un angolo selvaggio e incontaminato a pochi chilometri da Saint-François. In appena quindici minuti di auto e una breve passeggiata dal parcheggio, si raggiunge questa baia paradisiaca: sabbia chiarissima, palmeti invitanti e un mare dai colori vivaci, agitato dal vento costante. Un luogo dove la natura regna sovrana, lontano dal turismo di massa. La seconda tappa è stata la spettacolare insenatura di Porte d’Enfer, la “Porta dell’Inferno”: un’imponente baia larga circa duecento metri, incorniciata da falesie alte oltre sessanta metri, ricoperte da vegetazione e solcate da sentieri escursionistici. Dall’alto ho ammirato la bellezza mozzafiato del sito, con le acque verde smeraldo e una piccola spiaggia alla base, segnata dalla presenza solitaria di una palma. Un paesaggio che trasmette emozioni uniche. Il percorso è proseguito con lo storico zuccherificio Gardel, fondato nel 1870 e ancora oggi cuore della produzione di zucchero in Guadalupa, con oltre 50.000 tonnellate annue che coprono l’80% della produzione locale. La visita si è limitata al cortile centrale, poiché le visite guidate risultano sospese da tempo, ma l’imponenza dei capannoni e delle macchine per la lavorazione raccontano la forza di questa memoria industriale. Subito dopo mi sono recato alla distilleria Gwadinina, nel Domaine de Letaye. Piccola e familiare, mantiene viva la tradizione del rum agricolo con metodi artigianali e rispettosi della natura. Qui si producono rhum blanc, rhum vieux e punch aromatizzati, apprezzati per la loro qualità e per l’esperienza genuina che offrono ai visitatori. Non è solo un luogo di produzione, ma un vero scrigno di tradizioni e aromi che racconta l’identità di Le Moule attraverso il gusto autentico del rum guadalupense. La quarta tappa avrebbe dovuto essere la casa coloniale Zévallos, progettata nelle officine di Gustave Eiffel e classificata monumento storico nel 1990. Purtroppo, come già accaduto nel 2022, l’ho trovata chiusa e le mie richieste di informazioni sono rimaste senza risposta. È stato un peccato non poterla visitare, perché rappresenta un raro esempio di architettura coloniale, riportato al suo splendore grazie al restauro del 2010. Avendo tempo a disposizione, ho scelto una tappa di riserva: il centro surf di Damencourt, una vera palestra del surf molto frequentata dai giovani. Collocato di fronte all’Oceano Atlantico, accanto a una struttura che ricorda un osservatorio, offre una vista spettacolare fino alla punta nord di Grande-Terre, Pointe de la Grande Vigie. Qui ho trovato anche una riproduzione in grande dimensione della fiaccola dei Giochi Olimpici di Parigi 2024, un dettaglio che ha reso la visita ancora più sorprendente. La giornata si è conclusa con un bagno rigenerante alla spiaggia di Raisins Clairs, a Saint-François, chiudendo un itinerario intenso e ricco di emozioni. In sintesi, Le Moule si conferma una città capace di regalare esperienze autentiche: spiagge selvagge, paesaggi naturali mozzafiato, memorie industriali e tradizioni vive che si intrecciano in un racconto unico. Domani il viaggio continuerà con un programma dedicato alle spiagge magnifiche di Le Moule e alla sua storia, attraverso la visita di due siti di altissimo valore storico-culturale. Non anticipo nulla… lo scoprirete nella prossima presentazione. Un’escursione da non perdere! Port d'Enfer












