La rotta degli schiavi - Abitazione Mahaudière
- Stefano

- 5 lug
- Tempo di lettura: 2 min
Un’antica piantagione coloniale, oggi uno dei siti storici più importanti della Route des Esclaves in Guadalupa
A nord della Grande-Terre, nel comune di Anse-Bertrand, si trova l’Habitation La Mahaudière, una delle piantagioni coloniali più significative delle Antille francesi. Fondata nel 1732, la proprietà apparteneva a Jean‑Baptiste Douillard Mahaudière e inizialmente era dedicata alla coltivazione del cotone, come molte abitazioni agricole dell’epoca.
Dalla cotonnerie alla grande sucrerie Verso il 1770, la piantagione iniziò una profonda trasformazione: il cotone lasciò spazio alla produzione di zucchero, attività che richiedeva strutture più complesse come un grande mulino a vento e una sucrerie con un’imponente ciminiera in mattoni gialli.
Nel 1828, dopo l’acquisizione di circa 145–465 ettari (le fonti riportano misure diverse), la manodopera venne ampliata fino a 147 schiavi, impiegati nella coltivazione della canna e nella produzione dello zucchero.
Un luogo segnato da una storia drammatica La Mahaudière è anche teatro di uno dei processi più noti della storia coloniale della Guadalupa. Nel 1840, l’esclave Lucille accusò il suo proprietario Jean‑Baptiste Douillard Mahaudière di tortura e sequestro: la donna era stata rinchiusa per 22 mesi in un cachot senza luce, incatenata mani e piedi, dopo essere stata ingiustamente accusata di avvelenamento. Il caso attirò l’attenzione di Victor Schoelcher, che si recò personalmente sul posto. Nonostante la gravità dei fatti, il proprietario fu assolto, mentre Lucille venne venduta e successivamente trasferita a Basse-Terre.
Archeologia e memoria: un sito chiave per capire la vita degli schiavi Tra il 2001 e il 2010, l’archeologo Kenneth Kelly e il suo team condussero numerose campagne di scavo, riportando alla luce case del villaggio degli schiavi, strutture del XVIII e XIX secolo e oggetti della vita quotidiana come vasellame locale, poterie, recipienti per la melassa.
Le ricerche hanno mostrato che: – il villaggio degli schiavi del XIX secolo era organizzato secondo un piano regolare, segno del controllo sociale imposto dopo il reinsediamento della schiavitù nel 1802; – le case del XVIII secolo erano più semplici, mentre quelle del XIX vennero ricostruite in muratura, dopo il ripristino della schiavitù; – gli oggetti ritrovati testimoniano una economia interna viva, fatta di scambi, produzione locale e adattamento culturale, elementi fondamentali della nascita della cultura creola.
Dalla sucrerie alla distilleria Dopo l’abolizione definitiva della schiavitù nel 1848, la produzione dello zucchero diminuì progressivamente. Alla fine del XIX secolo, La Mahaudière si trasformò in una grande distilleria a vapore, attiva fino agli anni ’50, quando cessò definitivamente la produzione.
Un sito della Route de l’Esclave Oggi La Mahaudière è proprietà del Dipartimento della Guadalupa e fa parte del circuito memoriale La Route de l’Esclave – Traces‑Mémoires, che valorizza i luoghi simbolo della storia della schiavitù nelle Antille. Tra i resti ancora visibili troviamo: – il mulino a vento, – la ciminiera della sucrerie, – il pozzo, – i forni a carbone, – parte della casa padronale, – e le case degli schiavi, testimonianza diretta delle condizioni di vita della popolazione schiavizzata.
Visitare La Mahaudière significa entrare in un luogo dove la storia coloniale, la resistenza, la memoria e la ricerca archeologica si intrecciano, restituendo voce a chi non l’ha mai avuta.





Commenti